KAZAN (RUSSIA) — In molti lo avevano detto: il summit dei Brics di Kazan porterà «molto teatro politico» e «pochi risultati concreti». Al termine della seconda giornata di vertice, il presidente russo Vladimir Putin incassa una foto di gruppo dei leader dei Paesi emergenti, per la prima volta riuniti nel formato “plus”, fondatori più nuovi membri, dove manca soltanto il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, assente giustificato a causa di un “trauma cranico”, che si unisce in videocollegamento. Putin si intrattiene inoltre a tu per tu con l’iraniano Masoud Pezeshkian, il venezuelano Nicolas Maduro e il turco Recep Tayyip Erdogan. Deve però accontentarsi di un comunicato finale che è più una dichiarazione d’intenti che un’intesa sostanziale.
La “Dichiarazione di Kazan”, com’è battezzata, esordisce con gli appelli a «rafforzare il multilateralismo per un ordine mondiale più giusto e democratico» e a rappresentare l’emergere di «nuovi centri di potere» anche nelle istituzioni internazio…
KAZAN (RUSSIA) — In molti lo avevano detto: il summit dei Brics di Kazan porterà «molto teatro politico» e «pochi risultati concreti». Al termine della seconda giornata di vertice, il presidente russo Vladimir Putin incassa una foto di gruppo dei leader dei Paesi emergenti, per la prima volta riuniti nel formato “plus”, fondatori più nuovi membri, dove manca soltanto il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, assente giustificato a causa di un “trauma cranico”, che si unisce in videocollegamento. Putin si intrattiene inoltre a tu per tu con l’iraniano Masoud Pezeshkian, il venezuelano Nicolas Maduro e il turco Recep Tayyip Erdogan. Deve però accontentarsi di un comunicato finale che è più una dichiarazione d’intenti che un’intesa sostanziale.
La “Dichiarazione di Kazan”, com’è battezzata, esordisce con gli appelli a «rafforzare il multilateralismo per un ordine mondiale più giusto e democratico» e a rappresentare l’emergere di «nuovi centri di potere» anche nelle istituzioni internazionali, dall’Onu a Bretton Woods, ma senza la retorica antioccidentale con cui Putin è solito infarcire i suoi proclami. Condanna le sanzioni unilaterali chiedendone perentoriamente «l’eliminazione», ma non fa alcun passo avanti sul sistema comune di pagamenti transfrontalieri alternativo al dollaro che consentirebbe di aggirarle.
La nota congiunta si limita a proporre di «discuterne e studiarne la fattibilità», rimandando eventuali decisioni al prossimo vertice, si legge al punto 65, che arriva dopo l’impegno a preservare i grandi felini, a metà delle 43 pagine che spaziano dall’intelligenza artificiale agli stupefacenti, dai vaccini al clima. Non scende nei dettagli, forse per timore di innescare ulteriori sanzioni. E non fa menzione del dollaro. Non si stupisce “Mr Brics”, com’è oramai soprannominato l’ex economista di Goldman Sachs Jim O’Neill, che nel lontano 2001 coniò l’acronimo Bric, poi divenuto Brics, per descrivere l’enorme potenziale di crescita di Brasile, Russia, India e Cina a cui poi si aggiunse il Sudafrica.
L’idea che i Brics possano diventare un vero e proprio club economico globale in grado di sfidare il dollaro è «una favoletta», dice a Reuters, almeno finché «Cina e India si rifiuteranno di collaborare sul commercio». Quanto meno ieri, il leader cinese Xi Jinping e l’indiano Narendra Modi, nel primo faccia a faccia in cinque anni, seppelliscono l’ascia di guerra dopo l’intesa su un confine conteso.
Oggi i Brics, a cui dal 2023 si sono uniti Iran, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Egitto, rappresentano il 45% della popolazione mondiale e il 37% della produzione economica globale e si apprestano ad allargarsi. Sono oltre 30, rivendica Putin, gli Stati che vorrebbero unirsi, compresa la Turchia, membro Nato. Il comunicato saluta senza citarli i nuovi «partner», formalizzando il nuovo status che precede l’adesione a pieno titolo. Non annuncia nessun nuovo membro, ma già in estate si era detto che ci si sarebbe presi una “pausa” dopo l’allargamento del 2023.
Nella Dichiarazione non si manca di parlare delle «due guerre che - dice Xi - potrebbero estendersi a tutto il mondo». Ma mentre è dura e pedissequa la condanna per gli attacchi di Israele in Medio Oriente, l’Ucraina viene menzionata soltanto una volta, per esprimere «apprezzamento» per le «proposte di mediazione e buoni uffici volti a una risoluzione pacifica del conflitto». Nessun riferimento al Paese aggressore, la Russia.
Se ne parla però. Se martedì Modi aveva invitato pubblicamente Putin a «ripristinare rapidamente la pace e la stabilità», Xi propone tre principi: «nessuna espansione del campo di battaglia», «nessuna escalation» e «nessuna provocazione». Putin risponde di accogliere con favore le offerte di mediazione dei partner.
Di Ucraina tornerà a parlare oggi anche con Antonio Guterres, a tu per tu per la prima volta dall’aprile 2022. Il segretario generale dell’Onu insisterà «sulle condizioni per una pace giusta», dice il portavoce, ricordando che è «prassi partecipare a riunioni di organizzazioni con un gran numero di Stati membri». Kiev protesta comunque: «È una scelta sbagliata che non fa progredire la causa della pace».