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La nostalgia di Trump per i generali di Hitler. Harris: “Dimostra quanto è pericoloso”

(reuters)

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Il desiderio confessato a un generale quando era alla Casa Bianca
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NEW YORK — «Perché non sei come i generali tedeschi?»: Donald Trump tagliò corto una discussione col suo capo di gabinetto John Kelly, che cercava di farlo ragionare, evocando i nazisti. «I prussiani di Bismarck?», provò a riallinearlo l’ex generale suo collaboratore. «Quelli di Hitler!», rispose l’allora presidente, che poi ebbe a stupirsi molto sentendosi dire che «alcuni di loro tentarono di uccidere il Fuhrer tre volte: e quasi ci riuscirono».

Una lezione di storia che non gli piacque: «Macché, erano totalmente fedeli. Hitler ha fatto pure cose buone». Lo racconta un lungo articolo appena pubblicato sulla rivista The Atlantic che, sommando nuove indiscrezioni a rivelazioni già pubblicate (questa storia è sul libro del 2022 “The Divider: Trump in the White House” dei giornalisti Peter Baker e Susan Glasser), descrive il difficile rapporto dell’ex presidente in cerca di nuovo mandato coi militari.

The Atlantic racconta anche come Kelly abbia dovuto fare più di una lezione di St…

NEW YORK — «Perché non sei come i generali tedeschi?»: Donald Trump tagliò corto una discussione col suo capo di gabinetto John Kelly, che cercava di farlo ragionare, evocando i nazisti. «I prussiani di Bismarck?», provò a riallinearlo l’ex generale suo collaboratore. «Quelli di Hitler!», rispose l’allora presidente, che poi ebbe a stupirsi molto sentendosi dire che «alcuni di loro tentarono di uccidere il Fuhrer tre volte: e quasi ci riuscirono».

Una lezione di storia che non gli piacque: «Macché, erano totalmente fedeli. Hitler ha fatto pure cose buone». Lo racconta un lungo articolo appena pubblicato sulla rivista The Atlantic che, sommando nuove indiscrezioni a rivelazioni già pubblicate (questa storia è sul libro del 2022 “The Divider: Trump in the White House” dei giornalisti Peter Baker e Susan Glasser), descrive il difficile rapporto dell’ex presidente in cerca di nuovo mandato coi militari.

The Atlantic racconta anche come Kelly abbia dovuto fare più di una lezione di Storia al suo Commander-in-Chief. Un’altra volta si sentì infatti chiedere: «Chi erano i buoni durante la Prima Guerra Mondiale?». «Sempre gli alleati degli Stati Uniti», rispose, lasciando l’interlocutore perplesso. Incredulo pure dallo scoprire che i militari «giurano fedeltà alla Costituzione e non al Presidente». Storie che proprio ieri Kelly ha confermato al New York Times senza girarci intorno: «Trump è un fascista affascinato dai dittatori». Quanto basta a far sobbalzare la sua rivale Kamala Harris: «Inquietante e pericoloso che il mio avversario abbia invocato Hitler».

L’incapacità di condividere determinati valori è d’altronde parte della personalità di Trump: che da sempre divide il mondo fra vincitori e perdenti. Mettendo fra questi anche i soldati morti sul campo di battaglia: resta famoso l’episodio della mancata visita al cimitero militare americano di Aisne-Marne, in Francia, durante le celebrazioni per la fine della grande guerra nel 2018: «Perché andare? È pieno di sconfitti».

L’articolo evoca anche un altro episodio: dopo l’assassinio della soldatessa Vanessa Guillén, uccisa da un commilitone a Fort Hood, Trump si offrì di pagare il funerale. Ma il conto risultò troppo alto, e lo rimandò indietro. E ancora: durante le proteste per la morte di George Floyd, disse: «I generali cinesi saprebbero cosa fare». Alludendo chiaramente alla strage di piazza Tienanmen.

Il lato oscuro del tycoon è noto: ma certo negli ultimi giorni di quella che lui stesso definisce la sua «ultima campagna elettorale» è davvero un Trump cupo e apocalittico quello che emerge dai suoi comizi. Ieri, per dire, in Carolina del Nord ha promesso «la pena di morte per gli immigrati che uccidono americani». E secondo i dem è così determinato a tornare alla Casa Bianca ad ogni costo da essere pronto ad annunciare la vittoria a conteggi non ancora ultimati («Ci stiamo preparando legalmente all’eventualità», affermano dalla campagna di Harris).

Un aiutino potrebbe arrivargli da Mosca, dove il Washington Post, citando fonti d’intelligence, rivela: «La Russia potrebbero mettere a rischio il processo democratico, istigando via web alla violenza, denigrando la democrazia statunitense e mettendo in discussione i risultati delle elezioni». E allora sì che serviranno i generali: quelli fedeli alla Costituzione.

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