La Turchia colpisce il Pkk in Iraq e Siria. Ocalan dal carcere di Imrali: “Il partito curdo dei lavoratori potrebbe abbandonare la lotta armata”
ANKARA – Il ministero della Difesa turco ha annunciato di aver colpito "trentadue obiettivi" del Partito curdo dei lavoratori Pkk e dei suoi alleati nel nord dell'Iraq e in Siria, dopo l'attentato (che non è stato ancora rivendicato) allo stabilimento dell’azienda aerospaziale Tusas che ha causato almeno cinque morti ad Ankara.
"In conformità con i nostri diritti di autodifesa derivanti dall'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, è stata condotta un'operazione aerea contro obiettivi terroristici nel nord dell'Iraq e della Siria il 23 ottobre 2024, e un totale di 32 obiettivi appartenenti ai terroristi sono stati distrutti con successo", spiega il ministero in una dichiarazione, precisando che queste "operazioni aeree continuano".
Proprio nelle ultime ore il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk), Abdullah Ocalan, ha fatto riferimento a un possibile abbandono della lotta armata da parte del suo gruppo, da 40 anni in conflitto con l'esercito turco. "Se ci sono le giuste condizioni, ho il potere teorico e pratico per spostare questo processo dal terreno del conflitto e della violenza al terreno legale e politico", ha affermato Ocalan, come riferiscono vari media turchi, in un messaggio affidato a un deputato del partito filocurdo Dem, e parente, che lo ha visitato ieri nel carcere sull'isola di Imrali, a sud di Istanbul, dove è rinchiuso dal 1999 per l'ergastolo.
E’ stata la prima visita in prigione in 43 mesi. Ocalan, il leader del Pkk o Partito dei lavoratori del Kurdistan, designato come gruppo terroristico da Ankara e dai suoi alleati occidentali, è tenuto in isolamento su un'isola-prigione dal 1999. "Il nostro ultimo incontro faccia a faccia con Abdullah Ocalan ha avuto luogo il 3 marzo 2020", ha detto Omer Ocalan, aggiungendo che la famiglia lo ha incontrato di nuovo "anni dopo, il 23 ottobre 2024".