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Colonialismo, i Paesi del Commonwealth si coalizzano per costringere Londra a pagare miliardi di riparazioni

Cresce la pressione su Starmer e re Carlo durante il vertice di Samoa. Il primo ministro: “Una cosa del genere aprirebbe a infinite recriminazioni. Lo schiavismo è stato orrendo, ma la Storia non si può cambiare”
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LONDRA - Sir Keir Starmer è accerchiato. Il primo ministro britannico apre oggi, insieme a re Carlo III, il vertice dei 56 Paesi del Commonwealth che si tiene quest’anno a Samoa. Stavolta però, si tratterà di un summit ben più vivace dei precedenti (in genere si tiene ogni due anni). Perché sempre più Paesi vogliono coalizzarsi per mettere il Regno Unito alle strette e chiedere miliardi di riparazioni per il colonialismo e lo schiavismo nei secoli scorsi dell’Impero britannico.

Starmer prova a spegnere il fuoco dicendosi contrario: “Una cosa del genere aprirebbe a infinite recriminazioni. Lo schiavismo è stato orrendo, e ovviamente possiamo discuterne, ma la Storia non si può cambiare”. Della stessa idea la ministra delle Finanze (Cancelliera dello Scacchiere) Rachel Reeves: “Una cosa del genere non è nei nostri piani”.

(afp)

Lo è invece in quelli di molti Paesi del Commonwealth. Che nei due giorni di…

LONDRA - Sir Keir Starmer è accerchiato. Il primo ministro britannico apre oggi, insieme a re Carlo III, il vertice dei 56 Paesi del Commonwealth che si tiene quest’anno a Samoa. Stavolta però, si tratterà di un summit ben più vivace dei precedenti (in genere si tiene ogni due anni). Perché sempre più Paesi vogliono coalizzarsi per mettere il Regno Unito alle strette e chiedere miliardi di riparazioni per il colonialismo e lo schiavismo nei secoli scorsi dell’Impero britannico.

Starmer prova a spegnere il fuoco dicendosi contrario: “Una cosa del genere aprirebbe a infinite recriminazioni. Lo schiavismo è stato orrendo, e ovviamente possiamo discuterne, ma la Storia non si può cambiare”. Della stessa idea la ministra delle Finanze (Cancelliera dello Scacchiere) Rachel Reeves: “Una cosa del genere non è nei nostri piani”.

(afp)

Lo è invece in quelli di molti Paesi del Commonwealth. Che nei due giorni di vertice, tra venerdì 25 e sabato 26 ottobre, proveranno un’imboscata contro Starmer, come invocano da tempo membri come Barbados, che solo due anni fa ha abbandonato unilateralmente la Corona britannica e ora vuole coalizzarsi con altri Paesi per richiedere miliardi di sterline in compensazioni al Regno Unito.

L’elezione del nuovo segretario generale

Le premesse ci sono tutte. Nella circostanza si dovrà eleggere il nuovo segretario generale del Commonwealth e i tre candidati sono tutti a favore di pesanti riparazioni a scapito del Regno Unito: la ministra degli Esteri ghanese Shirley Botchwey, il politico Joshua Setipa del Lesotho e Mamadou Tangara dal Gambia. I temi ufficiali sul tavolo sono soprattutto il commercio tra i Paesi membri e l’ambiente. Ma i “ribelli” vogliono portare tutta l’attenzione sull’eredità dolorosa del colonialismo e, visti i numeri, potrebbero riuscire nel loro intento.

Le paure di Londra

Starmer e re Carlo proveranno a virare le conversazioni “sulle sfide di oggi”, come ha detto il primo ministro, ossia proprio sul commercio e sul climate change, “liberando denaro per i Paesi a rischio”. Ma oramai la questione pare di principio. Il Labour esclude ogni apertura a eventuali richieste di riparazioni da parte delle ex colonie. Ma la pressione crescerà senza dubbio durante il vertice e nei prossimi mesi. E il governo di Starmer ha varie contraddizioni in sé, come il ministro degli Esteri David Lammy, di origine caraibica. Che in passato ha sostenuto apertamente l’imposizione di sanzioni contro il Regno Unito (anche sui suoi social network), mentre ora si è rinchiuso in un assordante silenzio.


Il timore di Starmer e del Labour è che anche una apertura sul tema delle riparazioni spalanchi un vaso di Pandora che costringerà il Regno Unito a sottostare a una marea di recriminazioni. È lo stesso timore di re Carlo III. Che, nonostante abbia più volte riconosciuto gli errori e gli orrori del passato imperiale della Corona, per lo stesso motivo sinora non ha mai chiesto apertamente “scusa” ai Paesi del Commonwealth colonizzati e in parte schiavizzati nei secoli scorsi. Perché ogni ammissione di colpevolezza potrebbe innescare un vortice giudiziario e mediatico senza fine.

Stamattina, re Carlo ha aperto formalmente il summit, rivolgendosi così agli altri Paesi del Commonwealth: “Sappiamo che possiamo dibattere gli argomenti più complicati. La nostra coesione richiede anche riconoscere da dove veniamo. Parlando con la gente di tutto il Commonwealth, capisco che gli aspetti più dolorosi del nostro passato continuino a riemergere. È vitale capire la nostra Storia, per compiere le scelte giuste in futuro. Nessuno di noi può cambiare il passato, ma possiamo impegnarci con tutto il cuore a capirne le lezioni”. Ma per il ministro degli Esteri di Bahamas, Frederick Mitchell, non è abbastanza: “Il governo britannico dovrebbe presentare scuse ufficiali”. E sulle riparazioni: “Ci vorrà del tempo, ma alla fine sono certo che il Regno Unito cambierà la sua posizione”.

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