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Stati Uniti, Harris rompe il tabù e attacca: “È vero, Trump è un fascista”

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Accusa inedita negli Usa, ma è esplosa dopo la frase su Hitler e i giudizi degli ex collaboratori
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NEW YORK - All’armi, son fascisti. Dopo l’articolo sulla rivista The Altantic dove si ricordava come Trump aspirasse ad avere «generali come quelli di Hitler», le affermazioni dell’ex capo di Stato Maggiore congiunto Mark Milley («Trump è fascista fino al midollo») riportate nel nuovo libro di Bob Woodward “War” e l’intervista al New York Times dal più longevo ex capo di gabinetto del tycoon John Kelly, che ne conferma il disprezzo per le istituzioni democratiche («è un fascista affascinato dai dittatori» ha detto l’ex generale dei marines, noto conservatore) ora pure Kamala Harris si è decisa ad usare nei confronti dell’avversario quel termine raramente usato nel dibattito politico americane. Giacché in passato il problema – e il pericolo - era semmai era essere comunisti: o perfino socialisti come Bernie Sanders.

Durante la Town Hall (un confronto diretto col pubblico) di mercoledì sera su Cnn con la sola candidata dem in sala perché il suo avversario si è sottratto al confront…

NEW YORK - All’armi, son fascisti. Dopo l’articolo sulla rivista The Altantic dove si ricordava come Trump aspirasse ad avere «generali come quelli di Hitler», le affermazioni dell’ex capo di Stato Maggiore congiunto Mark Milley («Trump è fascista fino al midollo») riportate nel nuovo libro di Bob Woodward “War” e l’intervista al New York Times dal più longevo ex capo di gabinetto del tycoon John Kelly, che ne conferma il disprezzo per le istituzioni democratiche («è un fascista affascinato dai dittatori» ha detto l’ex generale dei marines, noto conservatore) ora pure Kamala Harris si è decisa ad usare nei confronti dell’avversario quel termine raramente usato nel dibattito politico americane. Giacché in passato il problema – e il pericolo - era semmai era essere comunisti: o perfino socialisti come Bernie Sanders.

Durante la Town Hall (un confronto diretto col pubblico) di mercoledì sera su Cnn con la sola candidata dem in sala perché il suo avversario si è sottratto al confronto, il conduttore Anderson Cooper glielo ha chiesto: «Non ha mai usato quel termine nei suoi confronti: pensa anche lei che Trump sia fascista?». Harris non ha esitato: «Sì, lo penso. Condivido la visione che hanno di lui persone con cui ha lavorato da vicino, suoi ex collaboratori, tutti repubblicani», ha risposto, citando pure l’ex segretario alla Difesa Mark Esper, E l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, il “falco” John Bolton.

“It Can’t Happen Here”, “Da noi non può succedere” titolava il romanzo datato 1935 del Premio Nobel per la letteratura Sinclair Lewis che ipotizzava l’avvento del fascismo anche in America a opera di un demagogo populista: nel 2016, all’indomani della vittoria elettorale di The Donald, quel libro tornò in classifica: a simbolizzare le più recondite paure degli americani. D’altronde fino ad allora l’estrema destra americana era rimasta una galassia marginale, priva di leader nonostante gli abbocchi nel partito repubblicano.

Nei suoi anni alla Casa Bianca, Trump l’ha normalizzata: fino a farne l’avamposto delle sue milizie, quelle che il 6 gennaio presero d’assalto il Congresso. Oggi l’ex presidente in cerca di nuovo mandato aizza con ancor più veleno l’odio verso una certa America progressista e multirazziale, con comizi apocalittici e cupi, dov’è arrivato ad invocare «la pena di morte per gli immigrati che uccidono americani». Tanto da rendere i timori di un rigurgito di fascismo così concreti da aver riportato di fatto la parola nel dibattito politico e culturale americano.

Lo conferma al New York Times lo storico Robert Paxton, considerato uno dei più rispettati esperti di autoritarismi al mondo: «Fino a prima di Trump pensavo che l’etichetta fosse abusata. Ora sono allarmato dal trumpismo e da ciò che vede nella politica globale». Anne Applebaum, premio Pulitzer per il saggio Gulag, storia dei campi di concentramento sovietici e autrice di numerosi altri libri sull’autoritarismo, va ancora più in là: in un lungo articolo su The Altantic, paragona le parole di Trump a quelle di «Hitler, Stalin e Mussolini: l’ex presidente ha introdotto un linguaggio disumanizzante nella politica presidenziale americana proprio come avevano fatto i dittatori del secolo scorso». All’armi, son trumpisti. Se ne sono accorti pure i generali.

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