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Georgia, voto all’ombra di Mosca. Parla la presidente Zourabichvili: “Il Paese è filo-Ue, oggi sceglie il suo futuro”

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Colloquio con la leader alla vigilia delle decisive parlamentari: “In Moldova ci sono divisioni interne, da noi no. Ma ci vuole la mobilitazione di tutti per evitare il furto delle elezioni”
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TBILISI — Per quella larga maggioranza di popolazione georgiana che sogna un futuro europeo è l’ultimo baluardo in un Paese ormai colonizzato da un governo accusato di essere al soldo di Mosca. La presidente Salome Zourabichvili ha fatto dell’auspicata vittoria del fronte europeista alle parlamentari di oggi una battaglia “esistenziale”, convinta com’è che saranno per la Georgia le elezioni più importanti dall’indipendenza dall’Urss nel 1991. Un crocevia che determinerà se questa Repubblica caucasica sprofonderà nell’orbita autoritaria della Russia o aderirà alla Ue.

Le parlamentari in Georgia

«Il voto di oggi è cruciale, non riesco a sottolineare abbastanza quanto lo sia. La Georgia affronta un punto di svolta come mai prima», dice incontrando Repubblica e altre tre testate europee nel Palazzo Orbeliani, la residenza presidenziale nel cuore di Tbilisi. «Questa volta la Georgia dovrà scegliere non soltanto quali partiti votare, ma anche il suo futuro. Dovrà decidere se continuare il s…

TBILISI — Per quella larga maggioranza di popolazione georgiana che sogna un futuro europeo è l’ultimo baluardo in un Paese ormai colonizzato da un governo accusato di essere al soldo di Mosca. La presidente Salome Zourabichvili ha fatto dell’auspicata vittoria del fronte europeista alle parlamentari di oggi una battaglia “esistenziale”, convinta com’è che saranno per la Georgia le elezioni più importanti dall’indipendenza dall’Urss nel 1991. Un crocevia che determinerà se questa Repubblica caucasica sprofonderà nell’orbita autoritaria della Russia o aderirà alla Ue.

Le parlamentari in Georgia

«Il voto di oggi è cruciale, non riesco a sottolineare abbastanza quanto lo sia. La Georgia affronta un punto di svolta come mai prima», dice incontrando Repubblica e altre tre testate europee nel Palazzo Orbeliani, la residenza presidenziale nel cuore di Tbilisi. «Questa volta la Georgia dovrà scegliere non soltanto quali partiti votare, ma anche il suo futuro. Dovrà decidere se continuare il suo cammino verso l’Europa. Un’aspirazione che ha coltivato sin dall’indipendenza».

Il voto georgiano arriva a meno di una settimana dal referendum in Moldova sull’adesione alla Ue vinto di misura dai “sì” tra il sospetto di brogli e interferenze russe. Zourabichvili comprende il timore di manipolazioni in Georgia. Il partito al potere Sogno Georgiano è guidato de facto dal miliardario Bidzina Ivanishvili che ha fatto fortuna in Russia e sta usando leggi e metodi ispirati al manuale putiniano. Ma resta ottimista. È convinta che, con la «massiccia mobilitazione del popolo georgiano», «nessuna intimidazione o frode potrà trasformarsi nel furto di queste elezioni».

A farla sperare è che, «a differenza della Moldova, che affronta divisioni interne, la Georgia ha una popolazione largamente pro-Ue», spiega nel corso dell’incontro organizzato dai think tank Gnomon Wise e Cidob. «E qui la scelta è chiara: restare sotto Sogno Georgiano, rischiando sanzioni e tagli del budget, o perseguire legami più stretti con Ue e Usa che porterebbero a visti facilitati, sostegno economico e investimenti».

La presidente nata e cresciuta in Francia

Occhi verdi e capelli corvini, 72 anni, Zourabichvili non è sempre stata così combattiva. Quando fu eletta nel 2018, veniva presa in giro per le sue origini francesi e persino accusata di essere una tirapiedi di Ivanishvili, che aveva sostenuto la sua candidatura indipendente. Nata e cresciuta a Parigi da una famiglia di aristocratici georgiani cacciati dai bolscevichi, aveva fatto carriera al Quai d’Orsay fino a essere nominata ambasciatrice in Georgia nel 2003.

Pochi mesi dopo il colpo di scena: grazie alla “Rivoluzione delle rose”, diventa la prima donna ministro degli Esteri della patria dei suoi antenati. Eduard Shevardnadze, ultimo ministro degli Esteri dell’Urss e secondo presidente della Georgia indipendente, cede il potere a Mikheil Saakashvili che chiede a Parigi una dispensa speciale per avere Zourabishivili nel suo governo.

Nel suo nuovo incarico, l’ex diplomatica francese riesce a convincere i russi a ritirare le loro truppe dal territorio georgiano. Un successo che il sempre più autocratico Saakashvili non tollera. Nel 2005 la licenzia, ma tre anni dopo diventa vittima della sua stessa hybris e inizia una guerra impossibile con Mosca che finisce con l’occupazione russa di Abkhazia e Ossezia del Sud, un quinto del territorio georgiano.

Alle elezioni del 2012, Ivanishvili vince facilmente e, sei anni dopo, porta Zourabichvili alla presidenza. Davanti alla deriva filorussa del governo, la presidente prende le distanze ed esce dal cono d’ombra di un ruolo puramente cerimoniale. Inizia il corpo a corpo.

Lo scontro tra la presidente e il governo

Quando l’anno scorso Zourabichvili va in Europa per perorare il sostegno alla domanda di adesione della Georgia alla Ue (che verrà accolta in dicembre), il governo tenta invano di avviare una procedura d’impeachment definendo le sue visite «unilaterali, non autorizzate e incostituzionali». Quando, in aprile, lei sostiene le decine di migliaia di georgiani che protestano contro la cosiddetta “legge russa” che obbliga le ong che ricevono fondi esteri a registrarsi come “agenti stranieri”, il premier Irakli Kobakhidze la definisce una “traditrice”. Zourabichvili tira dritto e pone il veto, aggirato però dalla larga maggioranza parlamentare che approva il provvedimento liberticida che porta alla sospensione del percorso di integrazione Ue.

Mosca dietro al partito al potere “Sogno Georgiano”

La presidente non ha dubbi che dietro al sabotaggio ci sia Mosca. Non dimentica che suo nonno Ivane Zourabichvili, un ministro dell’ultimo governo georgiano indipendente istituito nel 1917, fu costretto a fuggire dal suo Paese con moglie e figli dai rivoluzionari. «L’influenza della Russia in Georgia è evidente nelle azioni del partito al potere Sogno Georgiano, che sembra funzionare come un regime per procura, impiegando tattiche allineate al modus operandi di Mosca. Le loro leggi ispirate dalla Russia, come la “legge sugli agenti stranieri” e la “legge Lgbt”, mirano a reprimere la società civile e ad approfondire la polarizzazione tra pubblico e opposizione». Tuttavia, non si è arresa.

La “Carta Georgiana”

Lo scorso maggio ha riunito i quattro principali gruppi europeisti attorno a una road-map. «Una parte sostanziale del voto è detenuta dai partiti pro-europei, che rischiano di perderlo se non collaborano. Ecco perché ho lavorato con tutti e quattro i partiti per sviluppare la “Carta georgiana”, un piano per riaprire i negoziati con la Ue», racconta. «Le azioni chiave includono l’abrogazione delle leggi anti-europee, la concessione dell’amnistia a coloro che sono stati multati o arrestati durante le proteste passate e l’attuazione di riforme essenziali della giustizia per smantellare il “clan” che attualmente controlla il sistema giudiziario. Queste misure facevano parte delle raccomandazioni della Ue in seguito allo status di candidato della Georgia, ma le autorità devono ancora agire in merito. L’attuazione di queste riforme sarà una priorità assoluta».

La sua proposta è che a portare avanti le riforme sia un governo ad interim. «Formare una coalizione con un’opposizione frammentata è difficile a causa dei diversi background dei partiti, nonostante il loro obiettivo comune. La Georgia non ha una tradizione di governi di coalizione sin dalla Prima Repubblica. Ma il tempo è essenziale. Perciò propongo un governo tecnico formato attraverso consultazioni con i partiti, che includa individui senza affiliazioni politiche significative o storie divisive. Questo approccio promuoverebbe la depolarizzazione e aiuterebbe a ricostruire la fiducia del pubblico. Alla fine, potremo tornare alla politica as usual».

Le operazioni per influenzare il voto

Zourabichvili è consapevole che la Russia e il suo “regime per procura” le stiano provando tutte. «L’apertura di una base militare in Abkhazia di cui parla Mosca è guerra psicologica». E invita a non cadere nel tranello di Sogno Georgiano: «I loro manifesti che promettono di portare il paese in Europa suggeriscono che stanno tentando di allinearsi alle aspirazioni europee. I sondaggi interni hanno probabilmente indicato loro che prendere le distanze dall’Europa non era praticabile».

Bisogna piuttosto guardare i cartelloni che mettono a confronto l’Ucraina in guerra e la Georgia in pace. «Rivelano – osserva – che il partito è disconnesso dalla cultura georgiana tanto da avere scatenato reazioni negative tra i suoi stessi sostenitori, perché nessuno nel nostro Paese si rallegrerebbe mai della tragedia della guerra».

I sondaggi e il timore di brogli

L’opposizione sembrerebbe davanti a Sogno Georgiano, dato intorno al 40%. Ma alcuni analisti non escludono il testa a testa. Soprattutto temono che Ivanishvili possa manipolare i risultati dando il via a proteste di massa che verrebbero brutalmente represse. Uno scenario “bielorusso”, simile a quanto accadde a Minsk nel 2020.

La ripresa dei negoziati con la Ue

Perciò per Zourabichvili l’elezione di domani è la battaglia decisiva. Che per lei potrebbe essere l’ultima. Il suo mandato di sei anni scadrà a fine anno e, salvo sorprese, Zourabishvili sarà l’ultima presidente della Georgia eletta dal popolo. In base agli emendamenti costituzionali del 2017, il prossimo capo di Stato sarà scelto da un collegio di 300 elettori, tra cui parlamentari e funzionari locali.

Zourabishvili però combatte fino all’ultimo. Nelle scorse settimane ha visitato le principali capitali Ue per «ottenere — spiega — il sostegno dei leader chiave per il percorso della Georgia verso l’integrazione europea» e «garantire che, una volta che la volontà politica sarà chiara, la Georgia possa riprendere prontamente i negoziati» con la Ue.

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