WASHINGTON — Dall’invasione dell’Ucraina in poi, Elon Musk ha avuto regolari conversazioni segrete con Vladimir Putin e altri stretti collaboratori del capo del Cremlino. In questi colloqui Mosca ha chiesto favori, tipo negare a Taiwan l’accesso ai satelliti di Starlink, limitare l’operatività del sistema per l’Ucraina e consentirne l’utilizzo alla Russia.
La rivelazione pubblicata ieri dal Wall Street Journal, giornale non ostile a Trump, aiuta a capire la svolta del fondatore di Tesla e la sua crociata per la campagna presidenziale di Donald, ma nello stesso tempo preoccupa l’apparato della sicurezza nazionale americana, perché crea il rischio del passaggio a Putin di informazioni delicate e segrete sulla difesa Usa. Bill Nelson, capo della Nasa (che ormai dipende da Space X per i suoi lanci verso la stazione spaziale internazionale), ha chiesto un’indagine.
Dopo l’invasione Musk aveva preso una netta posizione a favore dell’Ucraina, sfidando a duello il capo del Cremlino. Quindi …
WASHINGTON — Dall’invasione dell’Ucraina in poi, Elon Musk ha avuto regolari conversazioni segrete con Vladimir Putin e altri stretti collaboratori del capo del Cremlino. In questi colloqui Mosca ha chiesto favori, tipo negare a Taiwan l’accesso ai satelliti di Starlink, limitare l’operatività del sistema per l’Ucraina e consentirne l’utilizzo alla Russia.
La rivelazione pubblicata ieri dal Wall Street Journal, giornale non ostile a Trump, aiuta a capire la svolta del fondatore di Tesla e la sua crociata per la campagna presidenziale di Donald, ma nello stesso tempo preoccupa l’apparato della sicurezza nazionale americana, perché crea il rischio del passaggio a Putin di informazioni delicate e segrete sulla difesa Usa. Bill Nelson, capo della Nasa (che ormai dipende da Space X per i suoi lanci verso la stazione spaziale internazionale), ha chiesto un’indagine.
Dopo l’invasione Musk aveva preso una netta posizione a favore dell’Ucraina, sfidando a duello il capo del Cremlino. Quindi aveva regalato a Kiev i terminali di Starlink. Circa 15mila erano stati attivati, per garantire la connessione a internet nelle regioni devastate e guidare gli attacchi contro gli invasori. Nel settembre del 2022 però qualcosa era cambiato e Musk aveva negato l’uso del suo sistema per colpire la Crimea.
Secondo il Wall Street Journal, nel frattempo l’imprenditore sudafricano aveva avuto “regolari conversazioni” con alti funzionari russi, che fra pressioni e “implicite minacce contro di lui”, lo avevano convinto a cambiare registro. Il presidente di Eurasia Bremmer aveva avuto un colloquio in cui Elon gli aveva rivelato di aver parlato con Putin dell’Ucraina. Il capo del Cremlino gli aveva spiegato che l’obiettivo irrinunciabile era annettere la Crimea e assicurare la neutralità dell’Ucraina: un attacco contro la penisola avrebbe scatenato la risposta nucleare.
Musk ha poi smentito Bremmer, ammettendo una sola telefonata con Putin, ma secondo il Wall Street Journal le comunicazioni erano proseguite, diventando regolari. Aveva comunicato anche con stretti collaboratori di Vladimir, come il vice capo di gabinetto Sergei Kiriyenko, promotore di una trentina di siti per la disinformazione, alcuni rilanciati sulla piattaforma social X. Le richieste del Cremlino a Elon erano diventate sempre più dirette, incluso vietare l’accesso di Taiwan a Starlink per fare un piacere all’amico cinese Xi. Quindi era cambiato anche l’atteggiamento del fondatore di Tesla verso l’Ucraina, con la promozione delle condizioni russe per la pace.
Grosso modo nello stesso periodo, Musk aveva anche cambiato posizione politica, passando dall’intenzione di non appoggiare alcun candidato nelle presidenziali americana, al sostegno assoluto per Trump, inclusi comizi e donazioni per oltre 100 milioni di dollari. Non a caso Donald, già oggetto dell’inchiesta sul “Russiagate”, ha sempre ammirato Putin e promette di chiudere la guerra a suo favore, se tornerà alla Casa Bianca.