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A Lisbona come a Parigi, banlieue in fiamme dopo che la polizia uccide un immigrato africano

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La morte di un 43enne di origine capoverdiana ha avvelenato il clima del Paese già esasperato dalle politiche anti-migranti del partito di ultra destra Chega. Migliaia di persone in piazza hanno chiesto giustizia
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Le periferie di Lisbona hanno bruciato per cinque notti dopo la morte di Odair Moniz, un 43enne di origine capoverdiana, ucciso lunedì scorso da un agente della polizia di sicurezza pubblica dopo che si sarebbe rifiutato di fermarsi a un controllo stradale. Secondo la testimonianza dell’uomo che ha sparato, Moniz – un cuoco che lascia tre figli – lo avrebbe aggredito con un coltello e poi avrebbe tentato di fuggire.

Sulla dinamica dell’omicidio, avvenuto nel quartiere di Cova da Moura, ad Amadora (ovest di Lisbona), è stata aperta un’inchiesta urgente dal ministero degli affari interni ma sin dalle prime ore dopo la morte dell’uomo, la periferia di Zambujal – dove abitava – è stata teatro di violenti disordini tra residenti che hanno dato fuoco a cassonetti, automobili e autobus e agenti intervenuti per sedarli.

Gli scontri sono continuati nelle serate successive allargandosi all’area metropolitana di Lisbona e portando…

Le periferie di Lisbona hanno bruciato per cinque notti dopo la morte di Odair Moniz, un 43enne di origine capoverdiana, ucciso lunedì scorso da un agente della polizia di sicurezza pubblica dopo che si sarebbe rifiutato di fermarsi a un controllo stradale. Secondo la testimonianza dell’uomo che ha sparato, Moniz – un cuoco che lascia tre figli – lo avrebbe aggredito con un coltello e poi avrebbe tentato di fuggire.

Sulla dinamica dell’omicidio, avvenuto nel quartiere di Cova da Moura, ad Amadora (ovest di Lisbona), è stata aperta un’inchiesta urgente dal ministero degli affari interni ma sin dalle prime ore dopo la morte dell’uomo, la periferia di Zambujal – dove abitava – è stata teatro di violenti disordini tra residenti che hanno dato fuoco a cassonetti, automobili e autobus e agenti intervenuti per sedarli.

Gli scontri sono continuati nelle serate successive allargandosi all’area metropolitana di Lisbona e portando all’arresto di almeno tre persone, oltre che ad almeno quattro feriti e decine di vetture danneggiate. Un episodio che ha scosso il Paese, ricordando da vicino le stagioni calde delle banlieue parigine come quella dell’estate 2023 dopo la morte del giovane Nahel, e che ha acceso il dibattito politico da mesi avvelenato dalle posizione estremiste anti-migranti del partito di ultra destra Chega e del suo leader André Ventura che si è schierato a favore del poliziotto esprimendo riconoscenza per il lavoro svolto, contrarietà per quello che è stato definito “un processo ingiusto” e proponendo di assegnargli una medaglia.

La Procura portoghese ha aperto un fascicolo per incitamento all'odio contro Ventura e Pedro Pinto, rispettivamente presidente e capogruppo parlamentare del partito, in particolare dopo le frasi pronunciate da Ventura durante un dibattito televisivo. "Non credo che l'agente abbia sparato per uccidere, ma se la polizia sparasse più spesso con l'intenzione di uccidere, in questo paese ci sarebbe più ordine".

Il clima di tensione è montato fino alla doppia manifestazione di ieri a Lisbona che ha visto contrapporsi simultaneamente due schieramenti: da un lato gli antirazzisti scesi in piazza in migliaia su invito dell’associazione Vida Justa per chiedere giustizia per Moniz; dall’altro un ridotto numero di sostenitori di Chega in difesa delle forze di polizia portoghesi.

Sul caso era intervenuto anche il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa sottolineando che la priorità della sicurezza deve essere garantita “nel rispetto dei principi dello Stato di diritto democratico" e ricordando che "nonostante i problemi sociali, economici e culturali e le disuguaglianze, la società portoghese è generalmente pacifica e vuole rimanere tale, senza instabilità o, tanto meno, violenza".

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