Elezioni in Giappone, dagli exit poll duro colpo al premier Ishiba: il suo partito perde la maggioranza. E ora dovrà cercare di allargare la sua coalizione per includere i partiti di opposizione più piccoli
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - C’è chi era convinto fosse una scommessa vincente. Altri un azzardo pericoloso. E, a guardare i primi exit poll e proiezioni dopo il voto, si fa sempre più probabile la seconda ipotesi. Il neo premier Shigeru Ishiba, vincitore un mese fa (seppur al ballottaggio) delle elezioni interne del partito conservatore, aveva deciso di puntare tutto su queste legislative anticipate per capitalizzare il sostegno ricevuto e consolidare il potere della propria formazione.
Il Giappone è andato alle urne oggi per eleggere i membri della Camera bassa della Dieta - il Parlamento nazionale - e i conservatori del Partito liberal-democratico (Pld) - che governano il Sol Levante quasi ininterrottamente dal secondo dopoguerra - rischiano seriamente però questa volta di non ottenere la maggioranza assoluta, come invece era successo nelle ultime quattro tornate elettorali. Un risultato che potrebbe aprire a nuovi scenari di coalizione e pure compromettere la tenuta di Ishiba sulla premiership.
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PECHINO - C’è chi era convinto fosse una scommessa vincente. Altri un azzardo pericoloso. E, a guardare i primi exit poll e proiezioni dopo il voto, si fa sempre più probabile la seconda ipotesi. Il neo premier Shigeru Ishiba, vincitore un mese fa (seppur al ballottaggio) delle elezioni interne del partito conservatore, aveva deciso di puntare tutto su queste legislative anticipate per capitalizzare il sostegno ricevuto e consolidare il potere della propria formazione.
Il Giappone è andato alle urne oggi per eleggere i membri della Camera bassa della Dieta - il Parlamento nazionale - e i conservatori del Partito liberal-democratico (Pld) - che governano il Sol Levante quasi ininterrottamente dal secondo dopoguerra - rischiano seriamente però questa volta di non ottenere la maggioranza assoluta, come invece era successo nelle ultime quattro tornate elettorali. Un risultato che potrebbe aprire a nuovi scenari di coalizione e pure compromettere la tenuta di Ishiba sulla premiership.
Secondo gli exit poll dell’emittente nipponica Nhk, il Pld dovrebbe ottenere infatti tra i 153 e i 219 seggi: non raggiungendo dunque la maggioranza (233). Nella Camera uscente i conservatori avevano 247 seggi. Insieme agli alleati di governo del Komeito, partito buddhista, la coalizione potrebbe ancora raggiungere la maggioranza, però molto a malapena (le proiezioni danno i due partiti assieme tra i 174 e i 254 seggi).
Ishiba aveva fissato la “soglia di vittoria” a 233 seggi per la coalizione. Nel caso la coalizione Pld-Komeito non dovesse ottenere la maggioranza, i conservatori potrebbero comunque riuscire a mantenere il potere, con l’aiuto di deputati indipendenti o cercando di convincere un altro partito ad entrare nella coalizione.
Il principale partito di opposizione, il Partito democratico costituzionale (Pdc), si attesterebbe invece tra i 128 e i 191 seggi (contro i 98 attuali): un bel balzo. Ma l’opposizione nel suo complesso appare frammentata: la maggior parte delle previsioni prevede che il Pld sarà ancora il partito più grande in Parlamento dopo queste elezioni, rendendo improbabile che il Pdc possa prendere il controllo del governo costruendo una propria coalizione.
Un cambio di governo appare una opportunità molto remota al momento: ma quasi tutti gli esiti plausibili porteranno sicuramente a un indebolimento dell’amministrazione Ishiba, mettendo il primo ministro in difficoltà o addirittura a rischio di perdere la poltrona.
Per i conservatori ora bisognerà vedere quanto sarà grave l’emorragia di seggi (risultati definitivi sono previsti per lunedì mattina) per un partito fiaccato da mesi da vari scandali (i legami di alcuni parlamentari con la controversa Chiesa dell’Unificazione e il caso dei fondi sottratti alle serate elettorali) e che deve far fronte ad un’economia nipponica non brillantissima, al costo della vita elevato, alla stagnazione dei salari, alla crisi demografica, ai problemi di sicurezza e di difesa in questa parte di Asia.
Ishiba sciolse la Camera all'inizio di ottobre, convocando le elezioni pochi giorni dopo il giuramento come primo ministro. Nella Camera uscente il Pld, da solo, aveva la maggioranza assoluta con 247 seggi. Trentadue ne aveva, invece, il partito buddhista Komeito, partner di coalizione. Un sondaggio del quotidiano Asahi Shimbun prima del voto, metteva in guardia che il Pld avrebbe potuto perdere fino a 50 seggi nella Camera bassa costringendo i conservatori a fare affidamento ancora di più sul Komeito e addirittura su una “terza gamba” in appoggio.
Tutti scenari che indebolirebbero la tenuta di Ishiba sulla premiership e intaccherebbero la sua agenda politica di portare avanti le riforme. Ishiba è già stato criticato per aver fatto marcia indietro su una serie di questioni dopo la sua elezione, come la possibilità per le coppie sposate di non avere lo stesso cognome o la legalizzazione dei matrimoni omosessuali: compromessi per far contenta l’ala più a destra del partito.
Anche in politica estera, dove Ishiba vorrebbe la creazione di una Nato asiatica, la proposta è stata accolta con freddezza dagli alleati americani e da quelli nella regione. Se i seggi persi dovessero essere molti, non è escluso che Ishiba faccia un passo di lato e il partito cerchi un nuovo volto per guidare l’esecutivo. Se Ishiba dovesse lasciare diventerebbe il primo ministro del Paese con la più breve permanenza in carica dalla fine della Seconda Guerra Mondiale (l'attuale detentore del record è Naruhiko Higashikuni, che ha ricoperto la carica per soli 54 giorni nel 1945).
Nel caso di catastrofe elettorale le pressioni sul neo premier saranno fortissime in vista delle elezioni della Camera alta della prossima estate, “ma non è facile spodestare un leader in carica del Pld. L'ex primo ministro Kishida, ad esempio, è stato in grado di continuare per mesi, anche se i suoi indici di gradimento erano ai minimi storici”, spiegano gli analisti di Eurasia.
Possibili coalizioni con altri partiti. I candidati con più chance ad entrare a far parte della coalizione, in caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta, sembrano essere il Partito democratico del popolo (di centro-destra, nella Camera uscente aveva 7 seggi) e il Partito dell’innovazione (populista e di destra, allineato al Pld su molti temi). Ishiba potrebbe persino ricorrere al sostegno dei membri del Pld a cui è stato impedito di rappresentare il partito in queste elezioni a causa del loro ruolo nello scandalo dei finanziamenti e che si sono presentati da indipendenti. Operazione rischiosa che non farebbe bene all’immagine del partito.
Sebbene Ishiba si fosse impegnato a non sostenere la campagna elettorale dei membri accusati di aver sottratto i fondi elettorali, il quotidiano Asahi ha riferito che il Pld ha versato 20 milioni di yen (122mila euro) alle sezioni locali dirette da questi candidati.
Ad “aiutare” Ishiba c’è una opposizione molto frammentata. Il Partito democratico costituzionale - guidato da Yoshihiko Noda, altro veterano della politica nipponica che fu premier tra il 2011 e il 2012 - nei sondaggi pre-voto e negli exit poll sta andando bene. Ma il partito avrebbe comunque enormi difficoltà a mettere insieme una coalizione solida per formare un governo alternativo. L'incapacità dei partiti di opposizione di lavorare insieme e di sostenere un unico candidato nei distretti a seggio unico, ad esempio, potrebbe aiutare la coalizione di governo a mantenere la sua maggioranza.
Ad agosto l’ex premier Fumio Kishida annunciò le dimissioni da presidente del Partito liberal-democratico. Ishiba ha poi vinto la corsa alla leadership del partito a fine settembre, che gli ha permesso di diventare primo ministro. Vedremo come, e per quanto.