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Tel Aviv, torna l’incubo terrorismo. L’Egitto propone una mini tregua

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Un camion investe le persone alla fermata del bus del Mossad: un morto e decine di feriti
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TEL AVIV — Nella crisi che travolge il Medio Oriente con guerre e massacri, ora torna anche l’incubo degli attentati in Israele. Un camion guidato da un autista arabo israeliano ha falciato decine di persone alla fermata dell’autobus della più temuta base di intelligence israeliana; quella di Glilot, pochi chilometri a nord di Tel Aviv. È la stessa contro cui Hezbollah ha lanciato nei giorni scorsi due missili balistici. Ci sono un morto e più di 30 feriti, cinque in condizioni gravissime. L’autista, ferito e bloccato al volante, è stato ucciso da passanti armati.

Chi lo conosceva, dice che «soffriva di cuore», e assicura che fosse un uomo senza passioni politiche: «Dev’essersi sentito male, avrà avuto un infarto». La polizia ipotizza il terrorismo, ma attende l’esito delle indagini. I testimoni dicono che Rami Nasrallah Al-Natur abbia tentato di aggredire con un coltello chi lo soccorreva: gli agenti lo hanno smentito. Era un ladro con lunga fedina penale. Hamas lo ha subito e…

TEL AVIV — Nella crisi che travolge il Medio Oriente con guerre e massacri, ora torna anche l’incubo degli attentati in Israele. Un camion guidato da un autista arabo israeliano ha falciato decine di persone alla fermata dell’autobus della più temuta base di intelligence israeliana; quella di Glilot, pochi chilometri a nord di Tel Aviv. È la stessa contro cui Hezbollah ha lanciato nei giorni scorsi due missili balistici. Ci sono un morto e più di 30 feriti, cinque in condizioni gravissime. L’autista, ferito e bloccato al volante, è stato ucciso da passanti armati.

Chi lo conosceva, dice che «soffriva di cuore», e assicura che fosse un uomo senza passioni politiche: «Dev’essersi sentito male, avrà avuto un infarto». La polizia ipotizza il terrorismo, ma attende l’esito delle indagini. I testimoni dicono che Rami Nasrallah Al-Natur abbia tentato di aggredire con un coltello chi lo soccorreva: gli agenti lo hanno smentito. Era un ladro con lunga fedina penale. Hamas lo ha subito elogiato per «l’operazione eroica in risposta ai crimini israeliani».

I testimoni raccontano di avere visto il lungo camion bianco sfilare veloce con l’autista che guardava verso il marciapiedi. «Puntava i soldati alla fermata», dicono, e «ha svoltato per metterli sotto». Ma ha travolto soprattutto i pensionati della banca Mizrahi-Tefahot, appena scesi dal pullman contro cui il camion si è poi schiantato. Andavano all’Israel Intelligence Heritage & Commemoration Center a pregare per le vittime del 7 ottobre: per lo sfasamento del calendario ebraico, ieri in Israele si celebrava la ricorrenza della strage. Un movente perfetto. Lo stesso vale per il luogo: a quella fermata scendono e salgono i giovani hacker della “Unità 8.200”, la sezione di cyber intelligence dei Servizi israeliani. Tutti soldati ventenni.

E intanto nella Striscia l’Idf continua a seminare tempesta. La situazione a nord di Gaza, a Jabalia e a Beit Lahia, è agghiacciante. Ieri un bombardamento sulla scuola Asmaa a ovest di Gaza City ha ucciso decine di persone facendo salire a 180 il numero di giornalisti uccisi dal 7 ottobre: ne sono morti altri tre, Saed Radwan di Al-Aqsa Tv (il canale tv di Hamas); Hamza Abu Salmiya, di Sanad News Agency e Haneen Mahmoud Baroud di Al-Quds. Nella scuola è morta anche Zeina Al-Ghoul: era un bimba, era in fila per la distribuzione dei biscotti.

Ci sono stati 45 morti, ieri. Le stragi quotidiane con decine di cadaveri, l’orrore delle marce e i rastrellamenti, la fame e la disperazione sono un dramma senza tregua. A una tregua si sta però cercando di lavorare: il capo del Mossad David Barnea e quello della Cia William Burns sono a Doha per rimettere in piedi un negoziato. Si parte dalla proposta egiziana spiegata ieri dal presidente Abdel-Fattah al-Sisi: una «tregua di 48 ore» con la liberazione «di 4 ostaggi» e di prigionieri palestinesi; e intanto «dieci giorni di colloqui» per un cessate il fuoco permanente. Da parte israeliana arriva un’apertura: il ministero della Difesa, Yoav Gallant, dice che è arrivato il momento di «dolorose concessioni» per riavere gli ostaggi. Ma sarà difficile che il premier Benjamin Netanyahu sia d’accordo, con i falchi che incombono. E resta, soprattutto, l’incognita Hamas.

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