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I trumpiani al Madison Square Garden: “Kamala Harris, sei licenziata”

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Il tycoon con Musk, Vance e Kennedy. L’ondata ‘MAGA’ travolge Manhattan. “Allude al raduno pro Hitler del ’39”
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NEW YORK —«Kamala Harris, you are fired, sei licenziata». Al culmine del suo rally più lungo Donald Trump esalta così i 20mila fan che per tutto il pomeriggio di ieri hanno affollato il Madison Square Garden di New York: rivolgendo alla rivale politica la frase-tormentone che nel suo reality show L’Apprendista indicava la cacciata di un concorrente. «Sei la nemica del popolo: voi dem siete nemici interni più pericolosi di quelli di Paesi stranieri. Avete distrutto il Paese. Ma io ricostruirò il sogno americano» aggiunge poi l’ex presidente a caccia di un nuovo mandato, nel corso di un intervento iniziato con oltre due ore di ritardo rispetto al programma. E talmente lungo che il suo pubblico, stremato, comincia a andar via mentre ancora straparla. Per molti di loro, d’altronde, la giornata è stata davvero lunghissima.

La marcia trumpiana sulla Grande Mela era iniziata infatti col buio. I primi sostenitori dell’ex presidente decisi a trovar posto sotto gli spalti del rally organizzata…

NEW YORK —«Kamala Harris, you are fired, sei licenziata». Al culmine del suo rally più lungo Donald Trump esalta così i 20mila fan che per tutto il pomeriggio di ieri hanno affollato il Madison Square Garden di New York: rivolgendo alla rivale politica la frase-tormentone che nel suo reality show L’Apprendista indicava la cacciata di un concorrente. «Sei la nemica del popolo: voi dem siete nemici interni più pericolosi di quelli di Paesi stranieri. Avete distrutto il Paese. Ma io ricostruirò il sogno americano» aggiunge poi l’ex presidente a caccia di un nuovo mandato, nel corso di un intervento iniziato con oltre due ore di ritardo rispetto al programma. E talmente lungo che il suo pubblico, stremato, comincia a andar via mentre ancora straparla. Per molti di loro, d’altronde, la giornata è stata davvero lunghissima.

La marcia trumpiana sulla Grande Mela era iniziata infatti col buio. I primi sostenitori dell’ex presidente decisi a trovar posto sotto gli spalti del rally organizzata a New York, arrivati già nella notte. Tanto che quando alle prime luci dell’alba i primi pullman hanno scaricato frotte di “fan” arrivati da ogni parte d’America a Port Authority, la stazione dei bus a pochi isolati, questi si sono trovati davanti una fila già lunga. «Veniamo da Akron, Ohio, abbiamo viaggiato 7 ore» dice Mark Hagenbaugh, 61 anni, meccanico, con la moglie Debra avvolta in una felpa con su scritto Trump 2024. «Questo comizio non è come gli altri, siamo qui nella roccaforte liberal per dire chiaro: “Basta accogliere immigrati”». Nonostante le cinque porte del mitico Madison Square Garden aprano solo alle 12, protetti da transenne e polizia, ci sono già migliaia di persone. Il popolo di Trump è attrezzato per l’attesa: la fila è una distesa di sedioline e borracce di caffè. Qualcuno posa per un selfie dando le spalle al cartellone con l’immenso The Donald e la scritta: “Dream Big Again”, torna a sognare in grande. Una ragazza afroamericana esce dalla metro e fa una smorfia guardando la distesa di berretti rossi con la scritta “Make America Great Again”: «Alla parata di Halloween mancano ancora tre giorni», sussurra stizzita.

Una parata, in realtà, si tiene anche qui. C’è il Gotha del Gop ad alternarsi sul palco con la scritta “Trump will fix it”, aggiusterà tutto, nel corso di un evento emotivo e ben architettato: aperto dalla preghiera letta da Tiffany Justice, leader delle Moms for Liberty, quelle che fanno censurare i libri nelle scuole. L’inno intonato dalla nera Mary Miliben. E il podcaster KillTony a deliziare i 20 mila sostenitori affermando: «I dem hanno tanti di quegli endorsement vip da sembrare una festa di P. Diddy».

E siamo solo all’inizio di una lista di ospiti così lunga da far somigliare l’evento a una ripetizione – in piccolo - della convention organizzata a luglio a Milwaukee. Per dire, c’è l’ex sindaco Rudy Giuliani, appena condannato a cedere parte del suo patrimonio alle due scrutatrici della Georgia da lui diffamate, più feroce che mai: «Kamala sta coi terroristi. Io con Israele». Lo seguono in ordine sparso i big del partito. La deputata Elise Stefenik alza il tiro: «New York è Trumplandia». Mentre lo speaker della Camera Mike Johnson afferma: «Il partito democratico non è quello dei vostri padri, ma un partito marxista all’Europea». Concetto rilanciato pure da Robert Jr., la “pecora nera” dei Kennedy: «I dem non sono più il partito della pace di mio padre». Un nuovo apice lo raggiunge il wrestler Hulk Hogan, che sale sul palco a passo di danza e la bandiera in mano: «Di solito in questo luogo picchio duro e spacco sedie. Ma oggi c’è una energia diversa. Da terremoto». Fa un discorsetto non troppo forbito per poi concludere: «Kamala Harris è una pessima attrice». Sputa a terra e se ne va.

Il candidato alla vicepresidenza JD Vance veste i panni del poliziotto buono. Parla con finta simpatia del suo omologo Tim Walz: «Mi fa pena. Dite una preghiera per lui, ha un compito impossibile, difendere il nulla che Harris ha fatto finora». E poi è Eric, secondo genito del tycoon, a salire sul palco con la moglie Lara: «Contro mio padre hanno tentato tutto, dalle denunce al tentato omicidio». Mentre suo fratello, Don Jr. tocca subito dopo il tasto delicatissimo dell’inflazione: «Mi sono trovato da McDonald’s con i miei due figli: abbiamo speso 48 dollari in tre. Se uno come me resta scioccato dal prezzo del McDonald’s abbiamo un problema». Niente paura, c’è il miliardario Elon Musk, patron di Tesla e Space X a tranquillizzare tutti: «Allontaneremo il governo dalle vostre tasche. Raggiungeremo vette mai viste». E annuncia, a sorpresa, Melania Trump: «Votate per mio marito, ricreiamo la magia».

The Donald sale sul palco quando sono ormai le 7 e mezza di sera. Fissato com’è con le dimensioni, è certo eccitato dall’aver riempito l’arena più famosa al mondo, culla di memorabili eventi: la festa di compleanno di John F. Kennedy del 1962 dove Marilyn Monroe cantò “Happy Birthday”. Il luogo pure della “battaglia del secolo”, il match del 1971 fra Muhammad Ali e Joe Frazier. Qui, d’altronde, si è scritta anche un po’ di storia politica d’America. Nel 1936 Franklin Delano Roosevelt vi tenne il più combattivo dei suoi discorsi: «Contro di me forze oscure...». E nel 1939 ospitò l’infame “Pro-America Rally” in sostegno di Adolf Hitler con tanto di svastiche. Secondo i dem è proprio a quell’evento che Trump si è ispirato, nel pieno delle polemiche sulle sue aspirazioni ad avere «generali come quelli nazisti» denunciate dall’ex chief-of-staff John Kelly che lo ha definito «fascista».

Hillary Clinton lo ha pure chiarito su Cnn: «Trump sa quel che fa, evoca il raduno del ‘39, non possiamo ignorarlo». Mentre sui social c’è già chi associa la cravatta giallo-oro da lui indossata nei giorni scorsi — al posto della rossa colore del partito — alle bandiere nere-oro dei Proud Boys, il gruppo estremista che partecipò all’attacco del 6 gennaio (alludendo all’abitudine già attribuitagli in passato di ammiccare con gesti e parole alla galassia Alt-Right). «Ma che nazisti», ride Michael Lee, 38 anni, afroamericano di Brooklyn: «Voto Trump per l’economia e per mettere un freno all’immigrazione. New York spreca milioni per i clandestini». Lisa Laudano, 26 anni, italo-americana di Staten Island e un cartello con scritto “Cerco un uomo con cui fare MAGA” annuisce: «Trump è l’unico che può salvarci».

Di sicuro per The Donald il rally al MSG è un traguardo. Occupando il cuore della Grande Mela, oscura la rivale che in contemporanea è a Philadelphia: portando la sfida nel cuore della roccaforte dem. Il suo, è un atto di forza simbolico, teso a impressionare indecisi e aiutare i candidati repubblicani che nello Stato di New York possono sperare di cambiare i pesi di Camera e Senato. E infatti, a dispetto di ogni sondaggio sostiene addirittura di poter vincere quello stato liberal, con buona pace di precedenti e sondaggi che qui lo danno fermo al 39 per cento. «New York è devastata» affonda: «La salverò insieme all’America. Kamala Harris, sei licenziata».

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