LONDRA – Congelare il conflitto sulle posizioni attuali, creare regioni autonome lungo una zona demilitarizzata e lasciare Kiev in un limbo diplomatico, fuori dalla Nato, rinviando ogni soluzione definitiva a quando Putin non sarà più presidente. È il piano di Donald Trump, se diventerà presidente, per la guerra in Ucraina, secondo le indiscrezioni dei suoi consiglieri rivelate stamani dal Financial Times.
Il modello del piano, afferma una fonte citata dal quotidiano finanziario britannico, potrebbe essere un aggiornamento dei falliti accordi di Minsk del 2014-2015, discussi dopo la prima invasione russa dell’Ucraina, in cui forze fedeli a Mosca conquistarono parte del Donbass e la penisola di Crimea. Quei patti prevedevano che l’Ucraina mantenesse la propria indipendenza e integrità territoriale, creando tuttavia “zone autonome” nelle regioni occupate dalla Russia, ma non vennero mai realizzati, anche perché non c’erano forze militari in grado di farli rispettare.
La seconda inv…
LONDRA – Congelare il conflitto sulle posizioni attuali, creare regioni autonome lungo una zona demilitarizzata e lasciare Kiev in un limbo diplomatico, fuori dalla Nato, rinviando ogni soluzione definitiva a quando Putin non sarà più presidente. È il piano di Donald Trump, se diventerà presidente, per la guerra in Ucraina, secondo le indiscrezioni dei suoi consiglieri rivelate stamani dal Financial Times.
Il modello del piano, afferma una fonte citata dal quotidiano finanziario britannico, potrebbe essere un aggiornamento dei falliti accordi di Minsk del 2014-2015, discussi dopo la prima invasione russa dell’Ucraina, in cui forze fedeli a Mosca conquistarono parte del Donbass e la penisola di Crimea. Quei patti prevedevano che l’Ucraina mantenesse la propria indipendenza e integrità territoriale, creando tuttavia “zone autonome” nelle regioni occupate dalla Russia, ma non vennero mai realizzati, anche perché non c’erano forze militari in grado di farli rispettare.
La seconda invasione, ordinata da Vladimir Putin nel febbraio 2022, aveva il più ampio obiettivo di mettere sotto controllo o almeno sotto l’influenza del Cremlino l’intera Ucraina. Ciononostante, il piano di Trump rilancerebbe l’idea alla base degli accordi di Minsk: dichiarare un armistizio che congeli le ostilità lungo una zona demilitarizzata (un po’ come nel 1953 nella guerra fra le due Coree), creando regioni autonome nelle zone occupate dai russi ma senza che Kiev le ceda formalmente a Mosca. Stavolta una forza militare di pace dovrebbe vigilare sul cessate il fuoco e sul rispetto degli accordi, ma secondo Trump non sarebbe composta da truppe della Nato e nemmeno dai caschi blu dell’Onu (come in Libano), bensì soltanto da truppe europee.
Le spese di peacekeeping e il finanziamento per la ricostruzione dell’Ucraina, inoltre, dovrebbero essere interamente a carico dell’Unione Europea. Ci sarebbe qualche garanzia espressa per la sicurezza di Kiev, ma senza prevedere per il momento un ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica, che nel breve termine Trump non ritiene una opzione possibile. Una soluzione che susciterebbe forti timori a Kiev e opposizione in parte della Ue, nel timore che darebbe a Putin il tempo di prendere fiato in vista di un nuovo attacco all’Ucraina e comunque concederebbe molto di quello che Mosca vuole: in primo luogo la non appartenenza di Kiev alla Nato. Le indiscrezioni non chiariscono se Trump sarebbe favorevole a un processo di ammissione dell’Ucraina nella Ue, ma questo è un aspetto su cui Washington non avrebbe comunque voce in capitolo.
A chi critica un piano simile, i consiglieri di Trump rispondono affermando che l’Ucraina sta perdendo la guerra, per cui è moralmente accettabile premere per un accordo che metta fine al conflitto. Aggiungono che Biden avrebbe dovuto continuare a dialogare con Putin, così come i presidenti americani del passato parlavano con i leader sovietici durante la guerra fredda. E notano che escludere per alcuni anni l’ingresso dell’Ucraina nella Nato potrebbe servire a indurre il capo del Cremlino a negoziare un armistizio. “Congeliamo la guerra, l’Ucraina non cede formalmente alcun territorio e avviamo un negoziato con l’intesa che probabilmente non si arriverà a un accordo definitivo fino a quando Putin esce di scena”, dichiara in merito al quotidiano della City Fred Fleitz, un ex-funzionario della Cia che ha servito nell’amministrazione Trump durante la sua presidenza 2016-2020 e potrebbe tornare a farne parte se il candidato repubblicano vincerà le elezioni del 5 novembre.
In un altro articolo pubblicato sul Financial Times nei giorni scorsi, il politologo Timothy Garton Ash, docente di affari internazionali all’università di Oxford e specialista dell’Europa orientale, sostiene viceversa che soltanto un ingresso dell’Ucraina nella Nato, con un meccanismo simile a quello usato per la Germania Ovest quando la Germania era divisa in due, potrebbe convincere l’Ucraina ad accettare cessioni territoriali e la fine della guerra.
“Ci sono due cose su cui Trump insisterebbe riguardo a un accordo sull’Ucraina”, dicono le fonti del quotidiano britannico. “Non sarebbero soldati americani a mantenere la pace e non sarebbe l’America a pagare, dovrebbe pagare l’Europa”. I consiglieri del candidato repubblicano non credono che concessioni a Putin sull’Ucraina darebbero un’immagine di debolezza all’Occidente, spingendo la Cina a invadere Taiwan: Pechino valuterebbe altri fattori militari ed economici nel suo rapporto con gli Usa, dicono, prima di fare una mossa simile. Le rivelazioni confermano quanto detto pubblicamente da Trump e dal suo candidato vicepresidente J.D. Vance durante la campagna elettorale sul loro desiderio di mettere fine rapidamente alla guerra in Ucraina (e a quella in Medio Oriente), cessare gli aiuti militari americani e tenere Kiev fuori dalla Nato. Ma il Financial Times osserva che ci sono posizioni contrastanti sull’argomento all’interno del partito repubblicano: se Trump ritornerà alla Casa Bianca, si vedrà quali prevarranno.