Messico, ritrovata una città Maya sotto la giungla: la scoperta di un dottorando partita da Google
di Enrico FranceschiniLONDRA – Ci sono piramidi, templi, migliaia di abitazioni e perfino un’arena sportiva che avrebbe potuto ospitare una primordiale partita di calcio. Nell’800 avanti Cristo era uno dei principali centri della civiltà Maya. Per quasi tre millenni è rimasta sepolta sotto la fitta giungla messicana. Adesso, esaminando alla rinfusa immagini riprese con una nuova tecnica laser, uno studente americano di archeologia ha trovato per caso questa città perduta.
L’hanno ribattezzata Valeriana, dal nome di una vicina laguna. È situata nel Campeche, uno stato sud-orientale del Messico, al confine con la penisola dello Yucatan. E gli esperti affermano che è il secondo maggiore sito Maya dell’America Latina: un ritrovamento eccezionale, in grado di aggiungere un’infinità di informazioni sulla vita di questa antica civiltà. All’apice della sua espansione, fra il 750 e l’850 avanti Cristo, si calcola che ci vivessero fra 30 mila e 50 mila persone: più di quelle che abitano oggi in questa selvaggia reg…
LONDRA – Ci sono piramidi, templi, migliaia di abitazioni e perfino un’arena sportiva che avrebbe potuto ospitare una primordiale partita di calcio. Nell’800 avanti Cristo era uno dei principali centri della civiltà Maya. Per quasi tre millenni è rimasta sepolta sotto la fitta giungla messicana. Adesso, esaminando alla rinfusa immagini riprese con una nuova tecnica laser, uno studente americano di archeologia ha trovato per caso questa città perduta.
L’hanno ribattezzata Valeriana, dal nome di una vicina laguna. È situata nel Campeche, uno stato sud-orientale del Messico, al confine con la penisola dello Yucatan. E gli esperti affermano che è il secondo maggiore sito Maya dell’America Latina: un ritrovamento eccezionale, in grado di aggiungere un’infinità di informazioni sulla vita di questa antica civiltà. All’apice della sua espansione, fra il 750 e l’850 avanti Cristo, si calcola che ci vivessero fra 30 mila e 50 mila persone: più di quelle che abitano oggi in questa selvaggia regione.
L’incredibile è che è stata scoperta per caso. Luke Auld-Thomas, uno studente che sta svolgendo un dottorato di ricerca in archeologia all’università di Tulane, negli Stati Uniti, stava analizzando dati su internet: “Ero più o meno a pagina 16 di una ricerca di Google quando ho trovato una mappa della giungla del Campeche tracciata da un’organizzazione messicana per il monitoraggio ambientale”, racconta il giovane alla Bbc. “Ma quando l’ho messa a confronto con i metodi usati dagli archeologi ho visto qualcosa che agli altri era sfuggito: i resti di un’enorme città, nascosta nel folto della foresta tropicale”.
La tecnica a cui si riferisce è nota come Lidar, una metodologia che spara migliaia di raggi laser da un aereo e poi disegna gli oggetti sottostanti sulla base del tempo che il segnale impiega a tornare indietro. “Ha rivoluzionato le ricerche archeologiche”, afferma il professor Marcello Canuto, co-autore dell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica Antiquity che ha annunciato la scoperta. In passato, le indagini venivano fatte esplorando la giungla a piedi e usando strumenti manuali. Ma da quando si utilizzano i raggi laser, dice il docente, in un decennio è stata mappata un’area dell’America Latina dieci volte più grande di quella esaminata in un secolo con il vecchio sistema.
Le dimensioni di Valeriana sono impressionanti. Successive ricerche hanno stabilito che aveva una superficie di 16 chilometri quadrati, con due principali agglomerati urbani collegati da strade. Ci sono due piazze con piramidi in cui la popolazione teneva i riti religiosi, un totale di oltre 6700 edifici di vario genere e perfino uno spiazzo o arena dove, dicono i suoi scopritori, è possibile che si svolgessero gare sportive con una palla. Esistono anche i resti di una riserva d’acqua. Doveva essere una capitale, seconda per importanza soltanto a Calakmul, il più grande sito archeologico Maya, anch’esso nel Campeche, a 100 chilometri di distanza, vicino alla frontiera con il Guatemala.
La scoperta è incredibile anche per un’altra ragione: la città perduta era “nascosta sotto gli occhi di tutti”, commenta lo studente che l’ha trovata. È situata infatti in prossimità di una strada ad alto traffico, raggiungibile a piedi in 15 minuti: ma la giungla era talmente cresciuta intorno alle antiche pietre da renderla invisibile. Non sono note le ragioni per cui fu abbandonata. Gli studiosi ipotizzano che una causa fosse il cambiamento climatico. La conquista del Messico da parte spagnola, nel sedicesimo secolo, contribuì poi al declino della civiltà Maya.