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Così i soldati della Corea del Nord mandati da Kim possono cambiare la guerra di Putin

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Lo scenario. Il segretario Nato Rutte ha confermato l’arrivo delle prime truppe nordcoreane nella regione del Kursk destinate ad affronterare le forze ucraine penetrate nel territorio russo
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Una doppia crisi, che mette in discussione gli equilibri geopolitici in Europa e nell’Indo-Pacifico. Il segretario generale della Nato Mark Rutte conferma l’arrivo delle prime truppe nordcoreane nella regione di Kursk, dove sembrano destinate ad affrontare le forze ucraine penetrate da agosto in territorio russo: «Si tratta di una significativa escalation nella guerra». Le notizie sul numero e le caratteristiche dei soldati mandati in missione da Pyongyang restano frammentarie ma non ci sono dubbi sul fatto che il loro ingresso sul campo di battaglia rappresenta un’evoluzione sconvolgente nel conflitto: il patto militare tra Putin e Kim Jong-un si è concretizzato, trasformando la clausola di difesa reciproca dalle aggressioni in una mossa che può cancellare l’unico successo ottenuto dall’Ucraina in tutto il 2024.

Una mossa che preoccupa sia Kiev che Seul e mette in massima allerta l’Alleanza atlantica e le democrazie asiatiche perché consolida un “Asse del Male” pronto a fare de…

Una doppia crisi, che mette in discussione gli equilibri geopolitici in Europa e nell’Indo-Pacifico. Il segretario generale della Nato Mark Rutte conferma l’arrivo delle prime truppe nordcoreane nella regione di Kursk, dove sembrano destinate ad affrontare le forze ucraine penetrate da agosto in territorio russo: «Si tratta di una significativa escalation nella guerra». Le notizie sul numero e le caratteristiche dei soldati mandati in missione da Pyongyang restano frammentarie ma non ci sono dubbi sul fatto che il loro ingresso sul campo di battaglia rappresenta un’evoluzione sconvolgente nel conflitto: il patto militare tra Putin e Kim Jong-un si è concretizzato, trasformando la clausola di difesa reciproca dalle aggressioni in una mossa che può cancellare l’unico successo ottenuto dall’Ucraina in tutto il 2024.

Una mossa che preoccupa sia Kiev che Seul e mette in massima allerta l’Alleanza atlantica e le democrazie asiatiche perché consolida un “Asse del Male” pronto a fare delle armi nucleari lo strumento per imporre una volontà politica. Ma l’incertezza sull’imminente voto americano rende difficile immaginare una risposta diplomatica che possa funzionare come deterrente e fermare i due dittatori: il Cremlino scommette sulla vittoria di Donald Trump e non dà peso al monito di Joe Biden che ieri ha definito «molto pericoloso» l’invio del contingente. Per questo il Pentagono fa trapelare un messaggio molto più persuasivo: l’entrata in azione dei nordcoreani farebbe cadere i vincoli all’impiego dei missili a lungo raggio ceduti agli ucraini. E Seul, oltre a mandare specialisti a Kiev per cercare di convincere i soldati del Nord a disertare, potrebbe fornire parte del suo colossale arsenale di cannoni e munizioni all’esercito ucraino.

I servizi segreti dei due Paesi sono convinti che dalle basi siberiane i primi reparti nordcoreani abbiano raggiunto in volo Volgograd e da lì Kursk a bordo di camion civili, come testimonierebbero alcune comunicazioni radio intercettate: la polizia militare russa avrebbe fermato il convoglio temendo si trattasse di infiltrati. L’ennesimo indizio di quanto sia fluida la situazione in quella regione, dove all’offensiva lanciata da Mosca la scorsa settimana hanno replicato contrattacchi scagliati varcando la frontiera in altre zone, per colpire alle spalle le avanguardie.

I nordcoreani riusciranno a dare una spallata alle difese? Al momento, sembra che siano ancora pochi quelli giunti in prossimità del fronte. Vengono definiti “forze speciali” ma in realtà sono quello che in occidente si chiama “fanteria d’assalto”, addestrata a espugnare postazioni fortificate senza appoggio aereo: esattamente ciò che serve ai generali di Mosca. Il Wall Street Journal sostiene che si tratterebbe di ragazzi malnutriti e inesperti: “carne da cannone” per valutare la resistenza ucraina, che Kim Jong-un potrebbe sacrificare senza problemi. Altre fonti invece parlano di unità scelte, con una preparazione di gran lunga superiore alle reclute russe che vanno all’assalto dopo un mese di corso. E ieri sera il Pentagono ha confermato l’arrivo in Russia di una spedizione complessiva di almeno 10mila uomini. Sarebbero guidati da 500 ufficiali e da tre generali, oltre al vicecomandante dell’esercito Kim Yong-bok. Si tratta di una massa d’urto in grado di rendere critica la difesa di Kiev.

Da settimane le truppe di Putin continuano ad avanzare nel Donbass, occupando villaggi rimasti in mani ucraine sin dal 2014: il presidente Zelensky non ha riserve da opporre al rullo compressore di mezzi corazzati coperti da bombardamenti aerei, droni e artiglieria. Solo quando si temono accerchiamenti, intervengono battaglioni di veterani per rallentare il nemico e dare il tempo di allestire nuove trincee. L’obiettivo di questa tattica è risparmiare uomini e aumentare le perdite russe, che a ottobre avrebbero toccato un livello spaventoso.

Ora però c’è un nuovo fronte caldo: Zaporizhzhia. Proprio dove nell’estate 2023 gli ucraini tentarono invano di sfondare è iniziata un’altra operazione di Mosca che punta a tagliare i collegamenti per il Donbass. Insomma, lungo l’intera linea del fronte c’è un equilibrio molto precario, che presto la falange nordcoreana potrebbe spazzare via.

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