Ritardi nell’allerta, lavoratori non protetti e squadre di emergenza non pronte: in Spagna già esplodono le polemiche politiche dopo l’alluvione
di Benedetta PerilliNon è ancora terminata la conta delle vittime della devastante alluvione che ha colpito la Spagna, in particolare la provincia di Valencia dove almeno 70 persone sono morte travolte dalle inondazioni che hanno seguito le violente piogge che si sono abbattute in poche ore, che è già tempo di polemiche. In particolare politiche. “La priorità è pensare alle vittime e alle loro famiglie, ma bisogna segnalare una responsabilità politica in tutto quello che è successo”, ha spiegato ai microfoni di Rtve Gabriel Rufián, portavoce al Congresso di Esquerra (la sinistra repubblicana di Catalogna).
"Ci sono governi che privatizzano, che smantellano i servizi di emergenza e poi ci sono grandi imprese che obbligano i dipendenti a lavorare nel mezzo di una allerta rossa per pioggia”, aggiunge. Per poi concludere: “Quello che è successo era sicuramente inevitabile, ma c’è gente che è morta perché andava a lavorare e gente che è morta perché mancano le unità di soccorso degne di questo nome e be…
Non è ancora terminata la conta delle vittime della devastante alluvione che ha colpito la Spagna, in particolare la provincia di Valencia dove almeno 70 persone sono morte travolte dalle inondazioni che hanno seguito le violente piogge che si sono abbattute in poche ore, che è già tempo di polemiche. In particolare politiche. “La priorità è pensare alle vittime e alle loro famiglie, ma bisogna segnalare una responsabilità politica in tutto quello che è successo”, ha spiegato ai microfoni di Rtve Gabriel Rufián, portavoce al Congresso di Esquerra (la sinistra repubblicana di Catalogna).
"Ci sono governi che privatizzano, che smantellano i servizi di emergenza e poi ci sono grandi imprese che obbligano i dipendenti a lavorare nel mezzo di una allerta rossa per pioggia”, aggiunge. Per poi concludere: “Quello che è successo era sicuramente inevitabile, ma c’è gente che è morta perché andava a lavorare e gente che è morta perché mancano le unità di soccorso degne di questo nome e ben equipaggiate”.
I ritardi sull’allerta dell’amministrazione Mazón
E sono esattamente queste le polemiche che stanno cavalcando anche i social spagnoli nelle ore successive alla tragedia. Da un lato le presunte responsabilità della Comunidad Valenciana, la comunità autonoma amministrata da Carlos Mazón, del Partido Popular (centro-destra), sospettata di aver emesso l'allerta rossa per piogge in ritardo di diverse ore, almeno otto, rispetto alla comunicazione lanciata dall’Aemet, agenzia statale di meteorologia.
A confermare i ritardi sull’allerta arriva anche la testimonianza di Giuseppe Grezzi, consigliere comunale italiano di Valencia del partito Compromis, che per anni è stato assessore alla Mobilità nella città. "L'allerta c'era già da qualche giorno, ma la Regione non ha messo in atto le dovute misure eccezionali né misure preventive", ha spiegato all’agenzia Lapresse.
"Il messaggio che la protezione civile della Regione di Valencia invia sui telefoni" ieri è arrivata tardissimo, verso le 20.15, quando era già tutto allagato e le persone erano già bloccate", ha aggiunto Grezzi.
Ma non solo. Sull’amministrazione di Mazón ricadrebbe anche la responsabilità di aver soppresso la Unidad Valenciana de Emergencias, l’organismo voluto dal predecessore Ximo Puig per coordinare gli aiuti in caso di disastri naturali.
I lavoratori intrappolati nel fango
L’altro tema cruciale riguarda i tanti lavoratori che, senza una comunicazione da parte delle aziende, si sono recati al lavoro rimanendo intrappolati tra acqua e fango. In particolare, è diventato popolare su X il video di un furgone di un popolare supermercato spagnolo che viene aiutato dai vigili del fuoco a uscire dall’acqua nei pressi di Valencia. Ma hanno fatto notizia anche i cento operai rimasti intrappolati fino a stamattina in una fabbrica di Algemesí.
Sul tema è intervenuta Yolanda Díaz, vicepresidente del governo e ministra del Lavoro che ha lanciato un appello alla responsabilità delle imprese delle zone colpite. “Vige l’obbligo di proteggere la vita dei lavoratori, articolo 14 della legge di prevenzione del rischio. Chiedo alle imprese di rispettare la legalità. Nessuno deve lavorare correndo rischi”, ha spiegato ricordando che aziende e lavoratori potranno contare sugli aiuti che lo Stato mette a disposizioni in casi di disastri naturali.
Anche la Ccoo, principale sigla sindacale spagnola, ha denunciato il mantenimento dell'attività lavorativa nelle zone colpite nonostante il rischio fosse già noto. "Denunciamo che ci sono aziende che hanno costretto i lavoratori a rimanere o a recarsi sul posto di lavoro nonostante si trovassero di fronte a un rischio grave e imminente", ha affermato il sindacato, sottolineando che "molte delle persone che sono morte o che sono state colpite, stavano lavorando".
Feijóo contro il governo per non aver interrotto i lavori
Infine polemiche anche in seno al Congresso spagnolo dove Alberto Núñez Feijóo, il leader del Partido Popular, ha attaccato duramente il governo Sánchez per non aver interrotto i lavori del Congresso per la riforma sul gruppo televisivo spagnolo Rtve.