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Accuse e comizi, tra Harris e Trump parte la sfida finale

(afp)

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La dem a Washington chiude sul luogo dove il tyconn lanciò l’assalto al Campidoglio. Donald prova a rubarle la scena: “La vera fascista è lei”. E lancia un piano anti droga
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WASHINGTON — Kamala Harris ha un sogno: «Diventare la prima presidente donna e nera degli Stati Uniti». E pazienza se non ha potuto affermarlo lì dove nel 1963 Martin Luther King fece il suo più celebre discorso. Accontentandosi, per questioni di capienza e sicurezza, di accogliere i sostenitori (50 mila: più del doppio di quelli attesi) qualche centinaio di metri più in là. Scegliendo di tenere l’evento clou della sua campagna elettorale a sette giorni del voto in un luogo altrettanto simbolico: The Ellipse. Sì, il parco ellittico a sud della Casa Bianca dove il 6 gennaio 2021 Trump tenne l’acceso discorso scintilla dell’attacco a Capitol Hill.

Alle tre del pomeriggio il parco è già pieno: nonostante il discorso della candidata sia previsto alle sette di sera. Un popolo eterogeneo e coloratissimo che indossa maglie con ogni sorta di slogan. Ruby Brown, afroamericana di 23 anni, è arrivata dal vicino Maryland con tutta la famiglia: «C’è anche la nonna, 86 anni, una vera attivista. Su…

WASHINGTON — Kamala Harris ha un sogno: «Diventare la prima presidente donna e nera degli Stati Uniti». E pazienza se non ha potuto affermarlo lì dove nel 1963 Martin Luther King fece il suo più celebre discorso. Accontentandosi, per questioni di capienza e sicurezza, di accogliere i sostenitori (50 mila: più del doppio di quelli attesi) qualche centinaio di metri più in là. Scegliendo di tenere l’evento clou della sua campagna elettorale a sette giorni del voto in un luogo altrettanto simbolico: The Ellipse. Sì, il parco ellittico a sud della Casa Bianca dove il 6 gennaio 2021 Trump tenne l’acceso discorso scintilla dell’attacco a Capitol Hill.

Alle tre del pomeriggio il parco è già pieno: nonostante il discorso della candidata sia previsto alle sette di sera. Un popolo eterogeneo e coloratissimo che indossa maglie con ogni sorta di slogan. Ruby Brown, afroamericana di 23 anni, è arrivata dal vicino Maryland con tutta la famiglia: «C’è anche la nonna, 86 anni, una vera attivista. Suo padre era nato in Georgia, da bambino aveva visto i linciaggi, i suoi racconti sono arrivati fino a noi. È stata lei a insegnarci l’importanza di esercitare il nostro diritto di voto: raccontandoci a quanti afroamericani è stato impedito. Stamattina ha fatto lei stessa i panini, per noi nove nipoti. Siamo tutti qui a sostenere Kamala».

Rivolgere l’ultimo appello agli elettori da un luogo così simbolico è già per Harris un messaggio: allude alla gravità della scelta che gli elettori hanno davanti. E infatti da settimane non fa che ricordarlo: «Trump è una minaccia per la democrazia. Si concentrerà sulla sua lista di presunti nemici mentre io ho una lunga lista di cose da fare». Invitando tutti a voltare pagina. E però non basta: secondo i sondaggisti a lei più vicini, gli attacchi frontali a Trump, non smuovono gli indecisi. Così ieri è stata costretta a bilanciare il cupo allarme verso un possibile secondo mandato del tycoon con l’ottimismo lungimirante sul tipo di presidente che aspira ad essere.

Parte del discorso è dunque programmatico: «Quando entrerò alla Casa Bianca, ridurre i costi per la classe media sarà la priorità del mio lavoro». Ricordando il suo impegno per quella che chiama «economia dell’opportunità»: dai prestiti per la prima casa agli sconti fiscali per nuove attività. E naturalmente il cruciale impegno a favore dell’aborto. Ben conscia che il discorso-evento all’Ellipse, con tanti ospiti a sorpresa, è l’ultima opportunità di mostrarsi all’altezza del compito. Essenziale a raggiungere quel segmento di elettorato che qui chiamano “elettori in conflitto”: preoccupati dall’imprevedibilità di Trump ma non convinti che lei possa rimettere in carreggiata il Paese.

Gente come Alan Hyman, 46 anni, radiologo arrivato dalla vicina Bethesda: «Sono venuto a respirare l’aria e vedere che tipo di gente c’è ai suoi comizi. Sono un moderato, ho votato sia per i democratici che per i repubblicani. Il comizio di Trump al Madison Square Garden mi ha inquietato e a questo punto nel mio cuore ho già fatto una scelta. Lei mi sembra precisa e pacata. Quello di cui abbiamo bisogno». In effetti più di un media nota che, per quanto non pianificato, questa sia l’opportunità di marcare la differenza dalla kermesse razzista organizzata da Trump (che invece l’ha definita «festa dell’amore») domenica a New York.

Tanto più che a due giorni da quello che al tycoon era sembrato un trionfo si parla solo delle dichiarazioni dell’influencer Tony Hinchcliffe, quello che ha definito Portorico “immondizia galleggiante”, alienando molte simpatie latine. Anche per questo Donald ieri ha tentato di sfilare la scena alla rivale, organizzando – prima di tornare nella contesa Pennsylvania - una conferenza stampa nel suo resort di Mar-a-Lago: «I corrotti Biden e Harris hanno distrutto tutto» ha accusato. Rimandando al mittente pure le accuse di avere simpatie “naziste”: «La vera fascista è lei: porta avanti una campagna d’odio». Attaccando pure Michelle Obama: «Odiosa». Per poi dare un annuncio: «Sequestreremo i beni delle gang e dei cartelli della droga e li useremo per creare un fondo di compensazione alle vittime». La sfida continua: all’ultimo voto.

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