«Non c’entrano i tombini sporchi, non c’entra il colore dell’allerta. Quando in 4 ore cade più pioggia di quella di un anno, che a Valencia è tra 400 e 450 millimetri, siamo di fronte a un evento che non saprei nemmeno come definire. Perfino concetti come eccezionale e straordinario saltano. Le vecchie regole non valgono più». Carlo Cacciamani, meteorologo, dirige l’agenzia nazionale ItaliaMeteo dopo aver guidato la struttura di allerta della Protezione Civile.
Le descrizioni del nubifragio a Valencia sembrano quelle di una città colpita da un sisma.
«Con una grande differenza: una precipitazione, anche intensa, si può prevedere. C’è un’incertezza che cresce man mano che si cerca di scendere nel dettaglio, ma le allerte esistono. Dobbiamo imparare a leggerle e a modificare i nostri movimenti, se necessario, anche nell’arco di poche ore».
I nubifragi possono colpire ovunque? Non esistono più luoghi davvero sicuri?
«No, ogni luogo può essere colpito da eventi meteo intensi. Po…
«Non c’entrano i tombini sporchi, non c’entra il colore dell’allerta. Quando in 4 ore cade più pioggia di quella di un anno, che a Valencia è tra 400 e 450 millimetri, siamo di fronte a un evento che non saprei nemmeno come definire. Perfino concetti come eccezionale e straordinario saltano. Le vecchie regole non valgono più». Carlo Cacciamani, meteorologo, dirige l’agenzia nazionale ItaliaMeteo dopo aver guidato la struttura di allerta della Protezione Civile.
Le descrizioni del nubifragio a Valencia sembrano quelle di una città colpita da un sisma.
«Con una grande differenza: una precipitazione, anche intensa, si può prevedere. C’è un’incertezza che cresce man mano che si cerca di scendere nel dettaglio, ma le allerte esistono. Dobbiamo imparare a leggerle e a modificare i nostri movimenti, se necessario, anche nell’arco di poche ore».
I nubifragi possono colpire ovunque? Non esistono più luoghi davvero sicuri?
«No, ogni luogo può essere colpito da eventi meteo intensi. Possono essere diversi per tipologia, ma pur sempre forieri di devastazioni. È importante conoscere il territorio in cui si vive ed essere pronti a cambiare programma in caso di allerta. Oggi le regole non sono più quelle a cui eravamo abituati e le conseguenze possono essere assai gravi».
Nella sua voce c’è molta rabbia. Perché?
«Perché anche i mezzi di comunicazione dovrebbero aiutare di più a capire l’entità del fenomeno. Bisogna ridurre al più presto le emissioni».
Qual è l’errore che commettiamo?
«Continuare a chiederci se deve iniziare prima la Cina a ridurre le sue emissioni o prima noi, per non danneggiare l’economia. Continuare a chiederci di quale colore fosse l’allerta, quando ormai è evidente che i nubifragi sono diventati talmente potenti da richiedere interventi strutturali. Parliamo di clima quando c’è una tragedia, poi il giorno dopo l’abbiamo già dimenticato. Ci concentriamo solo sull’economia, come se ridurre devastazioni e tragedie non avesse un impatto sul nostro benessere».