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“Hezbollah pronta a ritirarsi dal confine” ma l’Iran studia un altro attacco a Israele

(afp)

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I mediatori americani tornano a Washington. Ieri nuovi scontri: 45 morti in Libano e 7 in Israele, nonostante lo scudo antimissile
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TEL AVIV — A Washington lo definiscono «un incontro costruttivo e produttivo», ma gli inviati della Casa Bianca spediti in Israele per mediare l’accordo — che pareva a un passo — sulla fine della guerra in Libano, tornano a casa senza passare da Beirut: «Non ci sono novità reali che possano far pensare a un accordo in tempi brevi», dice il ministro della Cultura libanese Muhammad Murtada, in quota Hezbollah.

Tanto che il New York Times scrive che la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, avrebbe ordinato di preparare un nuovo attacco contro Israele in risposta ai raid della scorsa settimana. La risposta di Teheran potrebbe avvenire dopo le elezioni Usa per non favorire Trump.

Al contrario, piovono bombe più che mai e su entrambi i versanti del confine. Gli israeliani hanno ucciso ieri 45 libanesi, alzando a 2.865 il numero delle vittime su questo fronte da ottobre 2023. Hezbollah invece ha “bucato” l’Iron Dome uccidendo 7 civili in Israele: a Metulla, cittadina a un passo dalla …

TEL AVIV — A Washington lo definiscono «un incontro costruttivo e produttivo», ma gli inviati della Casa Bianca spediti in Israele per mediare l’accordo — che pareva a un passo — sulla fine della guerra in Libano, tornano a casa senza passare da Beirut: «Non ci sono novità reali che possano far pensare a un accordo in tempi brevi», dice il ministro della Cultura libanese Muhammad Murtada, in quota Hezbollah.

Tanto che il New York Times scrive che la Guida suprema iraniana, Ali Khamenei, avrebbe ordinato di preparare un nuovo attacco contro Israele in risposta ai raid della scorsa settimana. La risposta di Teheran potrebbe avvenire dopo le elezioni Usa per non favorire Trump.

Al contrario, piovono bombe più che mai e su entrambi i versanti del confine. Gli israeliani hanno ucciso ieri 45 libanesi, alzando a 2.865 il numero delle vittime su questo fronte da ottobre 2023. Hezbollah invece ha “bucato” l’Iron Dome uccidendo 7 civili in Israele: a Metulla, cittadina a un passo dalla “linea blu” del confine libanese, l’artiglieria ha centrato un contadino israeliano e quattro operai agricoli stranieri; molto più a Sud, a Kiryat Ata alle porte di Haifa, le schegge di un missile intercettato hanno ucciso due persone, madre e figlio, residenti nella limitrofa Shefaram, a maggioranza araba. Ma Hezbollah annuncia anche di avere colpito e distrutto ieri un carro armato e un blindato israeliani in Libano.

L’accordo che dovrebbe porre fine al conflitto è noto nella sua struttura, un aggiornamento della risoluzione 1701 dell’Onu: secondo la bozza Usa, sussurrata ai giornali, si partirebbe da un cessate il fuoco di 60 giorni con l’arretramento di Hezbollah dietro il fiume Litani, e con il dispiegamento dell’esercito libanese accanto a Unifil tra il Litani e il confine. L’Idf ha confermato di avere raggiunto gli obiettivi eliminando la linea di comando di Hezbollah, e i miliziani hanno accettato di arretrare dietro il Litani. Ma è come sempre nei dettagli, nei tempi e nell’ordine della sua eventuale esecuzione, che tutto si complica.

Senza contare la variabile delle elezioni Usa: alla Casa Bianca sarebbe utilissimo sbandierare prima del voto il successo di un accordo e di una guerra chiusa, ma il premier israeliano Benjamin Netanyahu non ha alcuna intenzione di aiutare i Democratici a discapito dei suoi ottimi rapporti con Donald Trump. Lo stesso vale per il negoziato — più complesso e lontano dalla meta — sulla restituzione degli ostaggi e sulla fine della guerra a Gaza; dove la strage quotidiana di civili palestinesi per i bombardamenti tra le case si aggiunge all’incubo della carestia imposta con il blocco degli aiuti.

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