LUCCA — Nel disegno realizzato per Repubblica da Paco Roca, forse il fumettista più famoso di Spagna, le gocce di pioggia diventano lacrime che gli solcano il viso mentre guarda la sua città distrutta. “La mia Valencia è ormai un girone dantesco. L’evento più disastroso che abbiamo mai vissuto. Una tragedia che poteva essere evitata”, dice l’autore spagnolo che per arrivare al festival Lucca Comics, dove presenta il suo nuovo libro “L’abisso dell’oblio” e festeggia i vent’anni della sua casa editrice italiana Tunuè, ha vissuto un’odissea.
Ce la racconti.
“Sono uscito di casa alle due di notte per raggiungere Madrid in macchina. L’aeroporto di Valencia è praticamente fuori uso. Ho attraversato le strade a passo d’uomo, circondato da montagne di macchine e camion ribaltati sotto ai quali non sapevo se c’era ancora qualcuno che i soccorritori non avevano trovato. Il numero delle vittime cresce di ora in ora. Non riesco a crederci. C’è chi ancora nega il cambiamento climatico, chi ancora …
LUCCA — Nel disegno realizzato per Repubblica da Paco Roca, forse il fumettista più famoso di Spagna, le gocce di pioggia diventano lacrime che gli solcano il viso mentre guarda la sua città distrutta. “La mia Valencia è ormai un girone dantesco. L’evento più disastroso che abbiamo mai vissuto. Una tragedia che poteva essere evitata”, dice l’autore spagnolo che per arrivare al festival Lucca Comics, dove presenta il suo nuovo libro “L’abisso dell’oblio” e festeggia i vent’anni della sua casa editrice italiana Tunuè, ha vissuto un’odissea.
Ce la racconti.
“Sono uscito di casa alle due di notte per raggiungere Madrid in macchina. L’aeroporto di Valencia è praticamente fuori uso. Ho attraversato le strade a passo d’uomo, circondato da montagne di macchine e camion ribaltati sotto ai quali non sapevo se c’era ancora qualcuno che i soccorritori non avevano trovato. Il numero delle vittime cresce di ora in ora. Non riesco a crederci. C’è chi ancora nega il cambiamento climatico, chi ancora dimentica che continuiamo a costruire dove non si può”. Roca è provato. Era a casa quando Dana ha trasformato la città, nella quale è nato nel 1969, nel set di un film dell’orrore.
Come si sente?
“Fortunato perché i miei cari non sono tra i dispersi. Ma ho molti amici che hanno dovuto lasciare le loro case e mi sento disperato per il dramma che stiamo vivendo e che si poteva evitare”.
Pensa che non sia stato fatto abbastanza?
“L’emergenza è stata sottovalutata. So bene che si è trattato di un fenomeno di portata devastante, ma molte vittime si sarebbero potute mettere al sicuro se l’allarme fosse stato dato per tempo. Invece è scattato solo quando il peggio era ormai arrivato. Ha pesato anche una grave carenza infrastrutturale. Noi, però, ci affidiamo ai politici, alle istituzioni, proprio perché gestiscano emergenze come questa”.
Com’è Valencia adesso?
“Una città spettrale, distrutta, dove molti hanno perso tutto. Ma allo stesso tempo solidale: in tanti stanno scavando nel fango. C’è un grande senso di comunità. L’unica speranza alla quale aggrapparsi”.