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Teheran avverte Israele: “Pagherete molto caro”. L’ipotesi raid dall’Iraq

Una donna iraniana cammina a Teheran davanti a un cartellone di propaganda anti-israeliana

 

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L’Iran prepara la risposta all’attacco del 26 ottobre. Il consigliere di Khamenei: “Pronti a rivedere la dottrina nucleare se minacciati”
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L’opzione politica, per l’Iran, al momento non c’è. Gaza Nord affonda in quella che l’Onu ha definito, senza giri di parole, un’apocalisse. Nessuno negozia più, se mai c’è stato un vero negoziato. Il tentativo di Biden di dare un assist ad Harris prima del voto, siglando in extremis una tregua in Libano, è stato stoppato da Netanyahu. Le due trattative a cui Teheran guardava per provare a portare a casa almeno un risultato diplomatico dopo aver incassato il colpo dell’attacco israeliano lo scorso 26 ottobre sono di fatto morte. La risposta militare è, ad oggi, l’unica strada praticabile per la Repubblica islamica, e anche quella sostenuta dagli ultraradicali: i raid israeliani hanno pesantemente inficiato le difese aeree del Paese e lambito il sito segreto militare di Parchin.

«Risponderemo al momento giusto, nel modo giusto», ha promesso ieri Kamal Kharrazi, consigliere della Guida suprema Ali Khamenei, seguendo l’avvertimento già lanciato dal capo dei Pasdaràn, il generale Hosein S…

L’opzione politica, per l’Iran, al momento non c’è. Gaza Nord affonda in quella che l’Onu ha definito, senza giri di parole, un’apocalisse. Nessuno negozia più, se mai c’è stato un vero negoziato. Il tentativo di Biden di dare un assist ad Harris prima del voto, siglando in extremis una tregua in Libano, è stato stoppato da Netanyahu. Le due trattative a cui Teheran guardava per provare a portare a casa almeno un risultato diplomatico dopo aver incassato il colpo dell’attacco israeliano lo scorso 26 ottobre sono di fatto morte. La risposta militare è, ad oggi, l’unica strada praticabile per la Repubblica islamica, e anche quella sostenuta dagli ultraradicali: i raid israeliani hanno pesantemente inficiato le difese aeree del Paese e lambito il sito segreto militare di Parchin.

«Risponderemo al momento giusto, nel modo giusto», ha promesso ieri Kamal Kharrazi, consigliere della Guida suprema Ali Khamenei, seguendo l’avvertimento già lanciato dal capo dei Pasdaràn, il generale Hosein Salamì: Israele ha commesso «un errore e ne pagherà le conseguenze, la nostra risposta sarà inimmaginabile».

Fonti israeliane hanno riferito ad Axios che Teheran pianifica un attacco dall’Iraq, con missili balistici e droni, persino prima del voto americano, una versione diversa da quella che fonti iraniane hanno offerto al New York Times: la risposta non ci sarà prima delle elezioni Usa per non influenzarne l’esito. La competizione americana, certo, pesa sulle decisioni della Repubblica islamica, che teme una presidenza Trump e il ritorno alla “massima pressione”, ma la ragione prima dell’incertezza viene dal cuore stesso della strategia iraniana di deterrenza.

«Un attacco di risposta a Israele darebbe la possibilità all’Iran di non mostrarsi debole, all’interno e con gli alleati regionali, ma lo esporrebbe a una rappresaglia dura proprio nel momento di maggiore vulnerabilità delle sue difese aeree», dice Sina Azodi, esperto di cose militari iraniane. «Se ci sarà una reazione è probabile che sia nel periodo di transizione tra le elezioni e l’insediamento del nuovo presidente Usa».

La rappresaglia militare però non risolverebbe la crisi di sicurezza esterna dell’Iran, con i proxies indeboliti dalle guerre in Libano e a Haza e i missili disinnescati dal l’Iron Dome israeliano. Se Teheran si troverà di fronte a «una minaccia esistenziale», ha avvertito Kharrazi, è pronto ad aumentare «la gittata dei suoi missili balistici» e probabilmente anche a «rivedere» la sua dottrina nucleare. «Abbiamo la capacità necessaria per costruire un’arma (atomica, ndr). Solo la fatwa del Leader Supremo ha attualmente proibito questa decisione». La gittata massima dei missili iraniani finora è stata di 2.000 km, le autorità hanno evitato di cambiarla per non minare i rapporti con gli europei e perché già consente di raggiungere le forze statunitensi di stanza nella regione.

All’inizio degli anni 2000 l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni strategiche e di sicurezza, compreso il programma nucleare, vietò con una fatwa lo sviluppo di armi atomiche. L’Iran è andato comunque avanti nell’arricchimento dell’uranio, soprattutto dopo l’uscita unilaterale degli Usa di Trump dall’accordo nucleare, per essere nelle condizioni di poter realizzare l’arma in caso di necessità. L’esito del voto americano determinerà la politica Usa per i prossimi quattro anni, e anche la direzione degli eventi in tutto il Medio Oriente.

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