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La carica delle donne per Harris: “Tradite i mariti, votatela”

(reuters)

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L’attrice Julia Roberts lancia l’ultima sfida a Trump: quella di genere. “Le urne sono l’unico luogo dove ci resta diritto di scelta”. Le confessioni delle mogli dei repubblicani: “Scegliamo Kamala per compensare il loro voto”. Donald: “Qualcuno spari a Liz Cheney”
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NEW YORK — “Pretty woman” si è stufata. L’attrice Julia Roberts lo dice chiaro in un videomessaggio postato sui social: «Nell’unico luogo d’America dove le donne hanno ancora diritto di scelta, le urne, votate come volete. Non lo saprà nessuno». Invito a non lasciar plasmare il proprio voto da un uomo, che sembra quasi il disconoscimento del suo personaggio più celebre, la prostituta del film datato 1990 che trovava in Richard Gere il suo Pigmalione.

Riprende l’incitazione alla rivolta lanciata nei giorni scorsi dall’ormai ex repubblicana Liz Cheney, «tradite i mariti nel segreto dell’urna!» con una frase ammiccante: «Quel che succede nel seggio rimane nel seggio» come la si sente dire nello spot prodotto da “Vote Common Good”, no profit religiosa progressista. Sembra una rielaborazione all’americana del celebre slogan ideato da Giovanni Guareschi e reso celebre dai film di Peppone e Don Camillo: “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no”. Ma in realtà è una campagna “di base” na…

NEW YORK — “Pretty woman” si è stufata. L’attrice Julia Roberts lo dice chiaro in un videomessaggio postato sui social: «Nell’unico luogo d’America dove le donne hanno ancora diritto di scelta, le urne, votate come volete. Non lo saprà nessuno». Invito a non lasciar plasmare il proprio voto da un uomo, che sembra quasi il disconoscimento del suo personaggio più celebre, la prostituta del film datato 1990 che trovava in Richard Gere il suo Pigmalione.

Riprende l’incitazione alla rivolta lanciata nei giorni scorsi dall’ormai ex repubblicana Liz Cheney, «tradite i mariti nel segreto dell’urna!» con una frase ammiccante: «Quel che succede nel seggio rimane nel seggio» come la si sente dire nello spot prodotto da “Vote Common Good”, no profit religiosa progressista. Sembra una rielaborazione all’americana del celebre slogan ideato da Giovanni Guareschi e reso celebre dai film di Peppone e Don Camillo: “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no”. Ma in realtà è una campagna “di base” nata su Facebook e poi uscita dai social, che già da fine settembre vede donne impegnate a lasciare messaggi scritti a mano o stampati ad altre donne, in luoghi intimi: dai gabinetti agli spogliatoi delle palestre, passando per camerini di prova, studi medici, reparti d’igiene intima, specchi di parrucchieri. Lo stile varia, il concetto resta: «Vota pensando al futuro tuo e delle tue figlie, nessuno decide per te». Perché in ambienti conservatori e comunità ristrette, la libertà di pensiero non è scontata: e vale la pena ricordare quanto il voto sia un’arma a disposizione di tutte.

I repubblicani già gridano già allo scandalo: «Non accetterei che mia moglie mi menta sul voto», tuona uno su X. «Incoraggia la dissoluzione del matrimonio» gli fa eco un altro. Di sicuro il voto delle donne fa paura, e lo conferma pure un articolo appena pubblicato sul New York Magazine, dove parlano anonimamente quattro mogli di trumpiani, concordi nel dire «voto Harris per annullare il voto di mio marito».

Che l’America sia oggi divisa pure dal genere, d’altronde, lo dicono chiaro i sondaggi. Ovunque, stati a rischio compresi, gli uomini sono più inclini a scegliere l’ex presidente che si vantava di “afferrare le signore dai genitali”. E le donne più propense a votare Harris. Consce che la conseguenza più importante degli anni di Trump alla Casa Bianca è stato l’annullamento da parte della Corte Suprema (conservatrice grazie a giudici nominati da lui) della sentenza Roe vs. Wade che per mezzo secolo aveva garantito il diritto d’aborto. Decisione impopolare, nel 2022 aiutò i democratici a scongiurare la prevista onda repubblicana alle elezioni di Mid-Term.

Anche per questo Trump, che alle donne ha appena lanciato un monito inquietante, «vi proteggerò, che vi piaccia o meno», ha assunto sull’aborto posizioni più ambigue. Allo stesso tempo scegliendo di corteggiare, con l’aiuto di influencer conservatori che fanno campagna per lui mentre parlano di videogiochi e auto sportive, un preciso gruppo di indecisi, l’11 per cento dell’elettorato degli stati in bilico: uomini fra i 20 e i 50 anni, prevalentemente bianchi e disimpegnati.

Non c’è da stupirsi se il divario di genere divide pure il campo degli endorsement: insieme ad attori impegnati come George Clooney o Mark Hamil di Guerre Stellari con Harris sono schierate grandi star come Beyoncé che le ha permesso di usare il suo brano “Freedom” come slogan della campagna. Taylor Swift, presentatasi come “gattara senza figli”, l’insulto rivolto da JD Vance a Kamala poi trasformatosi in boomerang. Sarah Jessica Parker, la Carrie di Sex and The City, anche lei con tanto di micio. E poi la cantante Lizzo che si batte contro il body-shaming. Fino a Jennifer Lopez: venerdì con Kamala a Las Vegas, furiosa con il comico Tony Hitchliff che al raduno trumpiano di Madison Square Garden ha definito “spazzatura-galleggiante” la sua Portorico. Per Trump invece, sostenitori tutti testosterone e misoginia: il pugile Mike Tyson, il wrestler Hulk Hogan e pure John Voight, l’attore padre (rinnegato) di Angelina Jolie che ha appena vestito i panni di Reagan nel biopic dedicato al defunto presidente.

Ma pesano le opinioni delle star? Sì, secondo un recente studio di Harvard: «I giovani si fidano poco delle istituzioni e dei media ma per i loro idoli fanno eccezione».

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