Ritardi nell’allerta e mancata dichiarazione dello stato di emergenza, sotto accusa sul presidente della regione di Valencia Mazon
dal nostro inviato Giampaolo VisettiVALENCIA – Per oltre due giorni la peggiore alluvione europea del secolo, innescata dal surriscaldamento marino, è stata lasciata sotto il controllo dell’ispettore capo dei vigili del fuoco. La catastrofe dovuta alla concentrazione dei gas serra prodotti dalle attività umane, minaccia così di travolgere anche Carlos Mazon, governatore della Regione valenciana del Partito popolare, alleato dell’estrema destra di Vox che nega il cambiamento climatico.
Con il passare delle ore, video e documenti lo inchiodano alle sue gravi responsabilità. Martedì scorso, quando il ciclone Dana ha cominciato a sconvolgere le zone all’interno di Valencia, Mazon aveva diffuso un video istituzionale in cui tranquillizzava la popolazione, assicurando che entro le 18 l’intensità della pioggia sarebbe diminuita. La rassicurazione, prima di essere precipitosamente cancellata dai social quando la situazione era già precipitata, ha indotto la popolazione a non adottare le misure di sicurezza che avrebbero…
VALENCIA – Per oltre due giorni la peggiore alluvione europea del secolo, innescata dal surriscaldamento marino, è stata lasciata sotto il controllo dell’ispettore capo dei vigili del fuoco. La catastrofe dovuta alla concentrazione dei gas serra prodotti dalle attività umane, minaccia così di travolgere anche Carlos Mazon, governatore della Regione valenciana del Partito popolare, alleato dell’estrema destra di Vox che nega il cambiamento climatico.
Con il passare delle ore, video e documenti lo inchiodano alle sue gravi responsabilità. Martedì scorso, quando il ciclone Dana ha cominciato a sconvolgere le zone all’interno di Valencia, Mazon aveva diffuso un video istituzionale in cui tranquillizzava la popolazione, assicurando che entro le 18 l’intensità della pioggia sarebbe diminuita. La rassicurazione, prima di essere precipitosamente cancellata dai social quando la situazione era già precipitata, ha indotto la popolazione a non adottare le misure di sicurezza che avrebbero potuto risparmiare vittime, contenendo anche un numero impressionante di dispersi.
A ciò si aggiunge anche il pesante ritardo dell’allerta, inviata sui cellulari della popolazione quando la piena superava già quota tre metri. Il quotidiano El Pais è entrato in possesso anche di un documento che prova come l’autorità regionale non ha nemmeno mai dichiarato lo stato di “emergenza catastrofica”, che impone di adottare il livello più alto di mobilitazione.
La conseguenza cruciale della mancata adozione di questo atto, in base alle leggi regionali, è che se il presidente Mazon lo avesse firmato, avrebbe assunto “il comando e la direzione esclusiva” di tutte le attività legate all’emergenza. L’intera struttura organizzativa del piano d’emergenza sarebbe così finita nelle sue mani e ne sarebbe diventato responsabile non solo sotto il profilo politico, ma anche sotto quello giuridico. Non avendo dichiarato l’emergenza catastrofica il governatore, noto per aver smantellato l’Unità di emergenza valenciana dichiarandola “un carrozzone”, ha di fatto lasciato il controllo unico della tragedia all’assessore regionale per la protezione civile, Salomè Pradas.
Sotto di lei, a livello operativo, c’è il direttore per la sicurezza e per la risposta alle emergenze, Emilio Argueso, che ha ammesso pubblicamente di aver assunto il comando avanzato solo mercoledì, il giorno successivo al disastro. Nel frattempo, mentre la gente moriva inghiottita da acqua e fango, a coordinare i soccorsi c’era solo Josè Miguel Bassett, ispettore capo dei pompieri di Valencia.
Queste rivelazioni alimentano la bufera politica e la rabbia dei sopravvissuti verso il presidente Mazon e la sua amministrazione, che rischiano di dover fronteggiare presto le richieste di dimissioni dell’opposizione di centrosinistra. Il premier socialista Pedro Sanchez, al termine di un comitato di crisi alla Moncloa, ha detto ieri che “questo è il tempo dell’unità”, ma che “poi verrà anche il tempo delle responsabilità”. È di fatto l’annuncio ufficiale di una prossima resa dei conti tra il governo di Madrid, a guida socialista, e quello di Valencia guidato dai popolari con il sostegno della destra.
Resta da chiarire l’atteggiamento del Partito popolare a livello nazionale: con il passare delle ore la difesa dell’amministrazione Mazon appare sempre più incerta anche a livello interno.