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Il parcheggio della morte al centro commerciale di Valencia

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I sub nelle viscere dell’edificio che conteneva migliaia di auto: “È un cimitero”. L’allarme dato quando l’onda avanzava, la gente in fuga rimasta in trappola
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ALDAIA (VALENCIA) — «Là sotto c’è un cimitero». Sono lacrime, non acqua, quelle che rigano l’interno della maschera di Xosè Montoro, incrostata di fango. Il sub dell’esercito riemerge dalla melma che martedì sera ha inghiottito il parcheggio sotterraneo del centro commerciale Bonaire di Aldaia, municipalità alle porte di Valencia. «Ci sono tanti corpi — singhiozza sul gommone nero — impossibile dire quanti». L’intera Spagna, scossa dal ciclone che tra martedì e mercoledì ha devastato la regione valenciana, dopo quattro giorni viene risucchiata in uno shock che stava cercando disperatamente di superare.

«Mancano le idrovore — dice Eduardo Martinez, commesso di Primark dentro il mall — per svuotare il garage. Prego perché non sia un’ecatombe». La folla dei sopravvissuti che cerca la massa dei dispersi, sa di cosa si parla. «È il più grande shopping centre del Paese — dice Raquel, commessa in uno dei negozi inghiottiti dalla grande onda alzata dalla tempesta Dana — ventimila metri…

ALDAIA (VALENCIA) — «Là sotto c’è un cimitero». Sono lacrime, non acqua, quelle che rigano l’interno della maschera di Xosè Montoro, incrostata di fango. Il sub dell’esercito riemerge dalla melma che martedì sera ha inghiottito il parcheggio sotterraneo del centro commerciale Bonaire di Aldaia, municipalità alle porte di Valencia. «Ci sono tanti corpi — singhiozza sul gommone nero — impossibile dire quanti». L’intera Spagna, scossa dal ciclone che tra martedì e mercoledì ha devastato la regione valenciana, dopo quattro giorni viene risucchiata in uno shock che stava cercando disperatamente di superare.

«Mancano le idrovore — dice Eduardo Martinez, commesso di Primark dentro il mall — per svuotare il garage. Prego perché non sia un’ecatombe». La folla dei sopravvissuti che cerca la massa dei dispersi, sa di cosa si parla. «È il più grande shopping centre del Paese — dice Raquel, commessa in uno dei negozi inghiottiti dalla grande onda alzata dalla tempesta Dana — ventimila metri quadri, vasto come cento campi da calcio». All’interno c’erano decine di negozi, bar e ristoranti, aree gioco per i bambini e un cinema multisala. A fianco c’è l’Ikea.

Il parcheggio sotterraneo, totalmente allagato in pochi minuti, aveva 5.700 posti auto. Il livello di acqua e fango, incanalato giù dalle rampe e dalle scale mobili, è salito a oltre cinque metri.

«È successo in pochi minuti — dice Leila Martìa, cameriera nel ristorante La Tagliatella al terzo piano — proprio mentre la folla correva verso il garage per salvare le auto. Era l’ora di punta, li hanno spinti nella trappola». Si riferisce al governo regionale del presidente Carlos Mazòn.

Martedì pomeriggio con video poi rimosso ha negato l’emergenza. Alle 20.12, quando la gente aveva già l’acqua alla gola, ha fatto suonare il segnale di allerta rossa sugli smartphone. «Pochi istanti prima — dice Ines Grande, in attesa di trovare il marito — stavamo acquistando una giraffa di peluche per il nostro bambino. Un attimo dopo mio marito si è lanciato giù per le scale mobili, settore B, dove campeggia la scritta Benvenidos. Mi ha detto che andava a prendere la macchina per scappare. Ho sentito il rumore di un tuffo, come quando ti butti nel mare».

Fuori c’era il finimondo. «Eppure dentro il Bonaire — dice Estela Torres, estetista, salva perché il suo studio era al secondo piano — eravamo tranquilli. Ci avevano detto che era la solita gota frìa (goccia fredda), che la pioggia stava per finire. C’era musica, famiglie felici, molti clienti alla vigilia di Halloween». Hanno avuto tutti la stessa idea: salire in auto e fuggire verso l’autovia del Este, che collega Valencia a Madrid. Meno di dieci chilometri e si sarebbero messi in salvo nel centro del capoluogo. Di chi è sceso da quelle scale mobili ed è arrivato nel parcheggio assieme al limo, non c’è traccia. Nessuno osa ipotizzare cifre.

Decine? Centinaia? Di certo andranno ad aggiungersi al terrificante bilancio ufficiale. Le autorità parlano di almeno 211 morti e di un «alto numero di dispersi». Su un documento riservato, non reso pubblico, alla voce “irrintracciabili” resta scritto 1.900. I sopravvissuti, nelle venti località della regione spazzate via dall’alluvione, sono convinti di «essere le comparse in un film horror». «Prima ci hanno detto che non sarebbe successo niente — dice Sonia, insegnante elementare di Chiva — poi ci hanno intimato di scappare quando invece avremmo dovuto restare fermi. Dopo la strage solo i volontari si sono mossi finora per salvare qualcuno. Adesso le autorità non hanno nemmeno il coraggio di dire quante vittime dobbiamo piangere. Questa classe dirigente è la nostra vergogna».

Solo di notte colonne di tir-frigo portano i cadaveri nel secondo obitorio, allestito sotto la Fiera di Valencia. Come se le tenebre potessero chiudere gli occhi della gente. Impossibile. Sul cancello degli stand dove sono allineate le salme, qualcuno ha appeso un cartello: “Verità”. Dalle finestre di molte case e dai parapetti dei viadotti pendono lenzuola con la scritta “Solo el pueblo salva el pueblo”. Rivelano l’indignazione degli abitanti e degli stessi sindaci dei centri più colpiti.

«Siamo dei fantasmi — dice Amparo Fort, sindaca di Chiva — e ci hanno abbandonato dall’inizio. Da soli non possiamo trovare i nostri morti e provare a ricominciare a vivere. Se i soccorsi fossero arrivati subito, avremmo salvato molte persone: invece qui, a scavare con le mani assieme a noi, vedo solo giovani volontari». Il crollo di fiducia verso le autorità, a partire dal presidente Mazòn, sembra senza appello. La rabbia non risparmia però nemmeno Pedro Sanchez. Il premier socialista ha riunito ieri alla Moncloa di Madrid il comitato nazionale di crisi. Risultato: l’annuncio che ai 3 mila soldati già mobilitati se ne aggiungeranno altri 10 mila tra esercito, guardia civil e polizia.

«Sono consapevole che la risposta che si sta dando — ha detto in tv il capo del governo — non è sufficiente. So che dobbiamo fare meglio, ma questo è il tempo dell’unità: poi verrà quello delle responsabilità». Non è piaciuto. «Tredicimila soccorritori a quattro giorni dalla catastrofe — dice Angel Navarro, medico volontario ad Alfafar — Bene, ma tardi. Servivano subito, adesso bastano i becchini».

Un miracolo accende il rimpianto. Un’anziana, a mezza mattina, salvata in un tunnel nel villaggio di Benetusser. Ha resistito nella sua auto, incastrata sotto un cumulo di carcasse. Una ruspa ha tentato di sollevare il groviglio per gettarlo in una discarica. Lei era allo stremo, disidratata, però ha gridato più forte del motore. Oggi saranno qui anche re Felipe e la regina Letizia: quante vite si sono sacrificate perché nessuno è andato subito a cercarle?

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