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L’Iowa e gli indecisi rilanciano la corsa di Kamala Harris: “Torna l’entusiasmo”

(reuters)
Lo Stato trumpiano potrebbe andare a Kamala e riaprire la sfida per il Midwest. I dem: dopo le gaffe del rivale risalgono le possibilità di vittoria
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NEW YORK – E se la via per la Casa Bianca passasse dai campi coltivati a granturco dell’Iowa? Un sondaggio che arriva dal granaio d’America sta sconquassando gli umori del Paese. Pubblicato dal quotidiano locale Des Moines Register, dà Kamala Harris clamorosamente in vantaggio di ben tre punti sull’avversario Donald Trump: 47 a 44, grazie al sostegno di donne e indipendenti. E pazienza se, con appena sei grandi elettori (quelli necessari a eleggere il presidente) l’Iowa non conta poi così tanto. A impressionare è che quello Stato è considerato Trumplandia: solida roccaforte repubblicana, dove l’Elefante ha vinto nel 2016 e nel 2020 con un vantaggio di oltre 8 punti. Tant’è che in questo ciclo i due candidati l’hanno totalmente snobbato, non visitandolo mai.

Ebbene: se il rilevamento fotografa la realtà, sorprese simili potrebbero avvenire in tutta l’America. Altri Stati, magari di quello stesso Midwest come i cruciali Michigan e Wisconsin, potrebbero sostenere Kamala. Non a caso …

NEW YORK – E se la via per la Casa Bianca passasse dai campi coltivati a granturco dell’Iowa? Un sondaggio che arriva dal granaio d’America sta sconquassando gli umori del Paese. Pubblicato dal quotidiano locale Des Moines Register, dà Kamala Harris clamorosamente in vantaggio di ben tre punti sull’avversario Donald Trump: 47 a 44, grazie al sostegno di donne e indipendenti. E pazienza se, con appena sei grandi elettori (quelli necessari a eleggere il presidente) l’Iowa non conta poi così tanto. A impressionare è che quello Stato è considerato Trumplandia: solida roccaforte repubblicana, dove l’Elefante ha vinto nel 2016 e nel 2020 con un vantaggio di oltre 8 punti. Tant’è che in questo ciclo i due candidati l’hanno totalmente snobbato, non visitandolo mai.

Ebbene: se il rilevamento fotografa la realtà, sorprese simili potrebbero avvenire in tutta l’America. Altri Stati, magari di quello stesso Midwest come i cruciali Michigan e Wisconsin, potrebbero sostenere Kamala. Non a caso i media americani parlano di “sondaggio-shock”, capace di rendere ancor più rovente l’atmosfera tesa di queste ultime ore precedenti il voto, coi due candidati impegnati a battere senza sosta gli stati più a rischio. Su e giù fra Carolina del Nord – dove l’altro giorno si sono praticamente sfiorati – Georgia, Michigan e quella Pennsylvania, secondo tutti decisiva. E infatti Kamala l’ha scelta per concludere la sua maratona elettorale: e stasera terrà ben due comizi-evento, uno a Pittsburgh e l’altro a Philadelphia, con collegamenti da tutti i sette gli Stati a rischio, dove ha strategicamente posizionato ospiti speciali.

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«Ogni ciclo, ha un sondaggio idiota», ha tuonato Jason Miller, consigliere senior della campagna di Trump, riferendosi al rilevamento dell’Iowa. «I dem sono corrotti come le loro statistiche» ha rilanciato The Donald, accusando per l’ennesima volta gli avversari di preparare brogli: «Pretenderanno almeno 12 giorni per decidere chi ha vinto». Perplessità sono però state espresse pure da Nate Silver, fondatore di quel FiveThirtyEight che aggrega centinaia di sondaggi statali e nazionali, valutandone l’accuratezza e il loro essere partigiani. «Ci vuole fegato a pubblicare un sondaggio come questo», ha dunque scritto oggi nella sua newsletter la star dei sondaggisti, riferendosi alla ricerca condotta dallo studio Selzer & Co, guidato dalla collega Ann Selzer. «Lei ha indubbiamente una lunga storia di sfida al senso comune e alla ragione. Laddove altri preferiscono uniformarsi al gregge, rischia e ci prende: ha uno status quasi da oracolo», le riconosce. Per carità, nota, non sono percentuali impossibili: a giugno Selzer dava in quello stesso Stato Trump vincente su Biden di 18 punti, vantaggio già clamorosamente ridotto a settembre, col tycoon in testa con appena 4 punti. Per Silver c’è però un ma: il numero troppo basso di elettori sondati, 800 appena. Insomma, Selzer potrebbe essersi spinta un po’ troppo: «Tanto più che un sondaggio separato sullo stesso Stato, pubblicato in contemporanea dall’Emerson College dà Trump in vantaggio di 9 punti, quelli che aveva nel 2020».


Di sicuro, per i sondaggisti queste elezioni sono un vero rompicapo. Nbc oggi dava i due avversari testa a testa a livello nazionale 49 a 49. Trump è lievemente in ripresa in Pennsylvania, dove ha raggiunto il 48 per cento di Harris (sondaggio New York Times/Siena College). E l’ha superata in Arizona. Harris guida in Nevada, Carolina del Nord e Wisconsin. Mentre la gara resta serrata in Michigan e Georgia, numeri comunque così vicini da rimanere nel margine di errore. Qualcosa però sta cambiando. Nell’ultima settimana si sono segnalate piccole variazioni, positive per Harris, che infatti – nota il Washington Post – sta facendo campagna con più cauto ottimismo. A sostenerla sono numeri interni di Future Forward, il super Pac nato per sostenerla. Dieci giorni avevano lanciato l’allarme: le possibilità di vittoria crollate al 36 per cento, dal 54 dei primi giorni di ottobre. Sabato invece, le possibilità di vittoria sono risalite al 49, grazie a quell’indistinta categoria di “indecisi” che evidentemente hanno fatto una scelta. Determinati a votare per lei dopo l’evento voluto da Trump al Madison Square Garden di New York, inzeppato d’insulti e bugie. E pure da quel sinistro «proteggerò le donne, che gli piaccia o meno» che per tante è suonato come una minaccia.
In questo scenario, Harris conterebbe su 268 voti elettorali. Per vincere le basterebbe dunque conquistare uno dei due Stati incerti dove ora pareggia o un distretto minore: come il piccolo Iowa con i suoi sei Grandi Elettori.

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