La scrittrice Margo Jefferson: “Alle elezioni americane votare dem in nome della legge”
di Margo JeffersonDicono che oggi l’America è più divisa che mai, ma non ne sono affatto sicura. Queste cose si misurano sull’arco di una vita e io ricordo bene i tempi in cui andavo al college, negli anni Sessanta.
C’erano già allora divisioni profonde e violente e su stessi temi specifici che sono sul tavolo ancora oggi, come diritti delle donne, razzismo, e guerra, ci si scontrava e odiava proprio come ora. Ma, certo, quando le stesse forze reazionarie continuano ad avanzare e riemergono fino a diventar parte della Storia contemporanea, è evidente che le cose stanno andando sempre peggio. Alimentano la resistenza al cambiamento e infiammano gli animi. Intolleranti e reazionari ci sono sempre stati in America.
Una volta si fanno chiamano isolazionisti, un’altra Ku Klux Klan e un’altra ancora segregazionisti: hanno cambiato nome più volte ma sono rimasti sempre là. In certe epoche più sotterranei: salvo poi coagularsi in determinate congiunture storiche e risorgere, proprio come ora. L’estrema de…
Dicono che oggi l’America è più divisa che mai, ma non ne sono affatto sicura. Queste cose si misurano sull’arco di una vita e io ricordo bene i tempi in cui andavo al college, negli anni Sessanta.
C’erano già allora divisioni profonde e violente e su stessi temi specifici che sono sul tavolo ancora oggi, come diritti delle donne, razzismo, e guerra, ci si scontrava e odiava proprio come ora. Ma, certo, quando le stesse forze reazionarie continuano ad avanzare e riemergono fino a diventar parte della Storia contemporanea, è evidente che le cose stanno andando sempre peggio. Alimentano la resistenza al cambiamento e infiammano gli animi. Intolleranti e reazionari ci sono sempre stati in America.
Una volta si fanno chiamano isolazionisti, un’altra Ku Klux Klan e un’altra ancora segregazionisti: hanno cambiato nome più volte ma sono rimasti sempre là. In certe epoche più sotterranei: salvo poi coagularsi in determinate congiunture storiche e risorgere, proprio come ora. L’estrema destra era già parte della base repubblicana. Ma per molto tempo le è mancato un leader carismatico come Donald Trump: che invece ha saputo usare la paura come terribile incentivo. Così molti pensano di sentirsi più al sicuro a stare dalla sua parte. E scelgono di credere alle sue assurdità e di accettarle anche se dentro di loro sanno che le cose sono più complesse di così.
Si dicono bugie: come quella che ha migliorato l’economia, mentre ha semplicemente ereditato il frutto del buon governo di Barack Obama. Lo abbiamo visto quando si è trattato di affrontare una vera emergenza come il Covid. E lui ha davvero mostrato tutta la sua incapacità e insensibilità con politiche folli.
Purtroppo la capacità di negare la realtà della gente è enorme: generata da risentimento, emotività, insicurezza, rabbia. E Trump è davvero senza scrupoli nello spingere e manipolare questo tipo di sentimenti. Usando pure un’aggressiva forma di rabbia verso le donne, un veemente bisogno di insultarci e controllarci.
Prendendosi il piacere di sminuire anche altre categorie di persone oneste e dignitose, come i migranti. Ho paura di una nuova presidenza Trump: temo possa smontare l’insieme di regole legali che sono il pilastro della giustizia nel nostro paese. Su tutte, la Costituzione. E temo che averlo di nuovo alla Casa Bianca finisca per incoraggiare violenze di ogni tipo. Non solo dopo le elezioni: ma nella vita quotidiana.
L’America ha una lunga Storia di sopraffazione e violenza, e se lui vincerà, ci sarà chi si sentirà le spalle molto coperte nell’agire fuori da regole e morale. Una presidenza Harris, al contrario, avrebbe il dono di essere curativa: ripristinerà il meglio che abbiamo delle nostre leggi. Quella sull’aborto su tutte, insieme a quelle, necessarie, di protezione del voto. So pure che si occuperà anche di alzare il minimo sindacale, facilitare l’istituzione di sindacati nei posti di lavoro, aiutare lavoratori e classe media. Ha un tipo di attenzione per l’altro speciale, nutrita da curiosità e tolleranza: davvero ciò che oggi ci serve. Migliorerà le cose. E anche l’attitudine degli altri a migliorare. Questa è la via: governare all’insegna di generosità e uguaglianza, parole che Trump ha invece reso fuorimoda.
Vedo una presidenza Harris come la possibilità per noi tutti di un nuovo inizio. Poi, è vero, quattro anni di governo, magari otto non bastano a riscrivere la Storia. Ma possono fermare il peggio: e indirizzarci verso un nuovo meglio. Non so se «salverà l’anima dell’America», come predicava il presidente Joe Biden. Ma certo Kamala Harris ci offre un nuovo massimo comun denominatore, lavorando per creare una vera alleanza fra gruppi diversi e lontani anche politicamente, raccogliendoli intorno a un nucleo essenziale di valori comuni.
Così puoi trovare dalla stessa parte repubblicani moderati e sandersiani, afroamericani, latini, asiatici, nativi, femministe, sindacalisti. Tutti uniti, in nome di principi che sono la base di ogni democrazia. Ahimè, non so se basterà a vincere: bisognerà lavorare molto, coordinarsi e agire insieme. Sono elezioni molto emotive e questo le rende complicate da comprendere: cosa sta realmente a cuore agli elettori lo sappiamo solo dai sondaggi e ciò vuol dire che non sappiamo abbastanza. L’economia e l’aborto, certo. Ma io penso che pure la questione razziale e di genere siano i tremendi e grandi non detti di queste elezioni.
Spero che l’America sia abbastanza matura per scegliere Harris come presidente, con tutto il suo essere nera e donna. Purtroppo temo che i pregiudizi siano profondamente radicati: certe cose non cambiano in una notte. Essere un candidato non bianco e di sesso femminile la rende oggetto di giudizi ignoranti e insinuazioni. E questo non cambierà nemmeno se dovesse essere eletta. Quando gli Obama entrarono alla Casa Bianca, dissi che avrebbero dovuto essere più che perfetti perché il loro essere afroamericani avrebbe pesato su ogni commento nei confronti delle loro azioni. Perfino una tazzina rotta, sarebbe stata usata contro di loro. Li avrebbero descritti come goffi e inadatti. Trump invece può rompere l’intero servizio di piatti: ed essere esaltato per quello.
Per Kamala sarà la stessa cosa degli Obama. Qualunque cosa farà, sarà pesata con pregiudizio. Ma lei ha una qualità: va avanti lo stesso, nonostante critiche e insulti. Trump l’ha apostrofata in ogni modo possibile: “Stupida”, “ignorante”, perfino “sgualdrina”. È una donna di colore e per tanti già solo questo basta a dire che è meno qualificata: la gamma va dal sospetto alla condanna, ed è purtroppo profondamente parte della nostra concezione culturale dell’altro. Trump ha usato molti stereotipi contro di lei. Ma Harris lo ha sempre ignorato, anzi, lo ha preso in giro. In questo mi piace. Ma ci vorrà molto lavoro per contrastare la bigotteria che si è insinuata e ha fatto implodere questo paese. Lo sappiamo bene, lo abbiamo già visto: torna sempre e ogni volta in forme più crudeli e sottili.
(Testo raccolto da Anna Lombardi)