Presidenziali in Moldova, oggi la sfida tra il filorusso Stoianoglo e l’europeista Sandu
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Il filorusso Alexandr Stoianoglo o la presidente uscente europeista Maia Sandu: la Moldova si trova ancora una volta a scegliere tra Russia e Ue, a due settimane dalla risicata vittoria del “sì” al referendum sull’adesione alla Unione europea.
Il secondo turno delle presidenziali arriva, inoltre, una settimana dopo la sconfitta dell’opposizione europeista alle parlamentari in Georgia, altra ex Repubblica sovietica a un bivio. Ecco perché, benché la carica di presidente sia puramente cerimoniale in Moldova, il ballottaggio di oggi è considerato cruciale per determinare il futuro del Paese che ha iniziato i negoziati di adesione con la Ue. L’esito del voto darà il tono alle cruciali elezioni parlamentari della prossima estate, dove il partito al governo di Sandu lotterà per mantenere la maggioranza.
Al primo turno, il 20 ottobre, Sandu era arrivata prima con il 42,5% dei voti, ma il suo rivale aveva raccolto quasi il 26%, oltre il doppio rispetto alle previsioni, e adesso può co…
MOSCA – Il filorusso Alexandr Stoianoglo o la presidente uscente europeista Maia Sandu: la Moldova si trova ancora una volta a scegliere tra Russia e Ue, a due settimane dalla risicata vittoria del “sì” al referendum sull’adesione alla Unione europea.
Il secondo turno delle presidenziali arriva, inoltre, una settimana dopo la sconfitta dell’opposizione europeista alle parlamentari in Georgia, altra ex Repubblica sovietica a un bivio. Ecco perché, benché la carica di presidente sia puramente cerimoniale in Moldova, il ballottaggio di oggi è considerato cruciale per determinare il futuro del Paese che ha iniziato i negoziati di adesione con la Ue. L’esito del voto darà il tono alle cruciali elezioni parlamentari della prossima estate, dove il partito al governo di Sandu lotterà per mantenere la maggioranza.
Al primo turno, il 20 ottobre, Sandu era arrivata prima con il 42,5% dei voti, ma il suo rivale aveva raccolto quasi il 26%, oltre il doppio rispetto alle previsioni, e adesso può contare sul sostegno di quasi tutti gli altri candidati minori sconfitti al primo turno.
Senza azzardare previsioni numeriche, questa volta tutti gli analisti prevedono uno scontro serrato. Previsioni riflesso di un Paese estremamente polarizzato: da un lato la diaspora e la capitale sono prevalentemente impegnate per la causa europea, dall'altro le zone rurali e due regioni, la provincia separatista della Transnistria e la Gagauzia autonoma, sono invece rivolte verso la Russia.
I seggi elettorali si sono aperti alle 7 locali e chiuderanno alle 21, con i primi risultati parziali attesi un’ora dopo.
Chi è Maia Sandu, la presidente europeista uscente
Laureata ad Harvard ed ex dipendente della Banca Mondiale, la 52enne Maia Sandu è salita alla ribalta per la prima volta nel 2012 quando accettò di “dividere il suo reddito di 15 volte” per occupare il ministero dell’Istruzione. È stato l’inizio del “vortice” politico che nel 2020 l’ha portata a diventare la prima donna presidente della Moldova dopo un primo tentativo fallito nel 2016.
Quattro anni fa vinse promettendo di portare la Moldova nella Ue, di combattere la corruzione e riformare la magistratura. Se è riuscita a garantire la candidatura della Moldova all’adesione alla Ue, ancora più urgente dopo l’intervento militare russo in Ucraina, ha invece fallito nel rilanciare l’economia devastata dalla pandemia di Coronavirus e dalle crescenti tensioni geopolitiche con la Russia e ha anche mancato di portare a termine la tanto sbandierata riforma della giustizia. Nella sua campagna per la rielezione, si è impegnata a mantenere la pace, a migliorare le condizioni di vita del Paese più povero d’Europa e a ottenere l’adesione alla Ue entro il 2030.
Dopo la risicata vittoria nel referendum sull’adesione alla Ue, ha accusato “gruppi criminali” e “forze straniere” di aver cercato di comprare centinaia di migliaia di voti, ma alla fine non ha contestato i risultati. Nonostante una lotta definita “ingiusta”, “abbiamo fatto il primo passo”, ha detto. “Dobbiamo ancora vincere le elezioni domenica e poi impostare la rotta verso l’integrazione europea entro il 2030”.
Ha poi invitato alla mobilitazione affinché i “voti onesti” abbiano l’ultima parola. Un messaggio ribadito anche dalla polizia tramite avvertimenti telefonici o addirittura attraverso gli altoparlanti nei supermercati: “Non cedete ai truffatori. Se vi viene offerto del denaro per votare contro un candidato, rifiutate”.
Alexandr Stoianoglo, lo sfidante filorusso
Il 57enne Alexandr Stoianoglo è spesso definito “l’uomo di Mosca” o “il cavallo di Troia del Cremlino”. Nato nel 1967 nella Gagauzia, fa parte della minoranza ortodossa di origine turca, tradizionalmente filo-russa, che popola questa regione autonoma meridionale, ed è più a suo agio nel parlare russo che romeno, la lingua ufficiale.
Nominato procuratore generale nel 2019, è stato sospeso due anni dopo e poi licenziato definitivamente nel 2023 dalla stessa Sandu che lo ha accusato di “non aver saputo né voluto combattere la corruzione” e, in particolare, di non aver perseguito gli oligarchi Veaceslav Platon e Ilan Shor, coinvolti nella scomparsa di circa un miliardo di dollari dalle banche del Paese.
Stoianoglo ha respinto le diverse accuse di corruzione, abuso d’ufficio e arricchimento illecito, affermando che tutte le presunte prove erano state costruite dall’amministrazione Sandu e ha vinto una causa presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha bocciato la sua sospensione dall’incarico di procuratore generale. Oggi si presenta come una vittima e promette “giustizia per tutti”, slogan della sua campagna.
Sostenuto dal partito socialista filorusso Psrm e candidato più popolare tra la diaspora moldava in Russia, si presenta come “apolitico” e neutrale e invoca rapporti equilibrati sia con l’Occidente che con la Russia. Ma benché sia membro di una coalizione pro-Ue in Parlamento, a volte ha preso posizioni a favore della Russia, ad esempio rifiutandosi di votare una risoluzione che condannava le atrocità dell’era comunista.
Il 20 ottobre ha anche boicottato il referendum sull’adesione alla Ue e ha criticato il ritmo e l’attuazione delle riforme imposte dalla Ue, ma ha anche proposto di firmare con Sandu una dichiarazione congiunta a sostegno del percorso europeo della Moldova. È stato anche accusato di ipocrisia perché, pur essendo anti-Bruxelles, è anche cittadino romeno (e quindi Ue) e le sue figlie studiano in Europa, una presso la Banca centrale europea.
In chiusura di campagna elettorale, alternando il russo al romeno, Stoianoglo ha promesso di essere “il presidente di tutti” e di perseguire una politica estera equilibrata che “non divida la società”.