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Robert De Niro sulle elezioni americane: “Rischiamo il fascismo”

(reuters)
Nel suo ufficio di Tribeca il grande attore confessa la sua paura per una possibile vittoria del repubblicano: “Non mi sarei mai aspettato di rivivere il pericolo di una degenerazione di questo tipo, in un Paese che ha combattuto una guerra per salvare il mondo da quel male”
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NEW YORK – Robert De Niro non si dà pace all’idea che Donald Trump sia ancora al centro del dibattito politico, ed è terrorizzato al pensiero che possa essere rieletto presidente. È stato da sempre una delle personalità che si sono esposte in maniera più netta contro il 45° presidente, attraverso filmati e dichiarazioni persino violente, e ancora oggi, a pochi giorni dal voto, è impegnato a convincere gli indecisi, mettendo in guardia da una deriva totalitaria che potrebbe distruggere le fondamenta del Paese e creare danni irreparabili al mondo intero.

«Sono nato durante la guerra», mi racconta nel suo ufficio di Tribeca, «e mai mi sarei aspettato di rivivere a ottant’anni il pericolo di una degenerazione di questo tipo in un Paese che ha combattuto quella guerra per salvare il mondo dal fascismo e il nazismo».

L’America è spaccata in due, e con ogni probabilità il nuovo presidente vincerà sul filo di lana.

«Questo è un dato che non si può ignorare, metà degli americani sono per…

NEW YORK – Robert De Niro non si dà pace all’idea che Donald Trump sia ancora al centro del dibattito politico, ed è terrorizzato al pensiero che possa essere rieletto presidente. È stato da sempre una delle personalità che si sono esposte in maniera più netta contro il 45° presidente, attraverso filmati e dichiarazioni persino violente, e ancora oggi, a pochi giorni dal voto, è impegnato a convincere gli indecisi, mettendo in guardia da una deriva totalitaria che potrebbe distruggere le fondamenta del Paese e creare danni irreparabili al mondo intero.

«Sono nato durante la guerra», mi racconta nel suo ufficio di Tribeca, «e mai mi sarei aspettato di rivivere a ottant’anni il pericolo di una degenerazione di questo tipo in un Paese che ha combattuto quella guerra per salvare il mondo dal fascismo e il nazismo».

L’America è spaccata in due, e con ogni probabilità il nuovo presidente vincerà sul filo di lana.

«Questo è un dato che non si può ignorare, metà degli americani sono per Trump e ritengono che rappresenti la soluzione ai problemi del Paese. Io non voglio commettere il grave errore che fece Hillary Clinton quando usò nei loro confronti parole di disprezzo: non solo perché è sempre sbagliato, ma anche perché buona parte del mondo che vota Trump si sente ignorato da un mondo liberal sempre più elitario. Tuttavia, anche con le migliori intenzioni, non riesco a comprendere come si possa votare un uomo che ancora oggi non accetta la sconfitta delle scorse elezioni, ha sobillato un tentativo di colpo di Stato e ancora adesso ne parla come di una manifestazione pacifica. Che ha telefonato al governatore della Georgia per falsificare i risultati elettorali, è stato condannato da un tribunale penale dopo esser stato ritenuto colpevole di 34 diversi capi di imputazione, che insulta gli avversari, le donne… potrei andare avanti all’infinito».

Ha provato a darsi una risposta?

«Da piccolo mi hanno insegnato che il male non si può spiegare ma solo raccontare. Uso questo termine perché ci troviamo realmente di fronte a una lotta tra il bene e il male. Un altro elemento inquietante, ma dovrei dire agghiacciante, è come il partito repubblicano con pochissime e nobili eccezioni si sia appiattito su di lui: in questi anni è riuscito a trasformare un partito che ha avuto delle personalità straordinarie come Lincoln e Theodore Roosevelt in una vera e propria setta di cui lui è il santone. Qualunque cosa dica o faccia per gli adepti è la verità e anche le prove più schiaccianti delle sue malefatte sono ritenute menzogne da questi adepti».

Il mondo che vota Trump non è composto soltanto da emarginati concentrati soprattutto nelle zone rurali.

«Si tratta di un mondo di gente benestante o anche ricca che riceverà delle agevolazioni fiscali, e con gravissima miopia lo appoggia per non perdere un po’ di soldi. Tutto ciò è grave e molto deprimente».

Lei ha parlato di fascismo e nazismo: è questo il rischio che corre il Paese?

«Non sono io che ne ho parlato, ma Trump in persona elogiando i generali di Hitler: ti sembra una cosa normale? Accettabile? Quando l’ho sentito ho pensato di vivere in un incubo. Anche volendo considerarla semplicemente una terribile battuta, analizziamo quali sono le sue proposte: maggiore potere per il presidente, cioè se stesso, uso dei militari contro i “nemici interni”, cioè chi si oppone alla sua politica, deportazioni di massa, e una serie di cambiamenti in leggi cruciali, per non parlare del Progetto 2025, dal quale sta prendendo le distanze, ma solo in apparenza. Come definiresti tutte queste cose se non fascismo?».

C’è però un’altra metà dell’America che si oppone con ogni forza a questa prospettiva.

«Sì, fortunatamente esiste anche quest’altra metà, ho qualche dubbio però sull’efficacia. Il mondo liberal è da sempre diviso da lotte intestine che ripetutamente lo hanno condannato alla sconfitta. Non dimenticare che nel 2000 Ralph Nader prese circa il 3% dei voti: se non si fosse candidato, Al Gore avrebbe vinto invece di essere defraudato da una sentenza della Corte suprema a maggioranza repubblicana che assegnò la Florida a Bush per poche centinaia di voti. In quell’occasione la maggioranza era di cinque a quattro, questa volta è di sei a tre grazie alle nomine fatte proprio da Trump».

Che cosa pensa di Kamala Harris?

«Come vicepresidente è stata un po’ opaca e si è trovata a dover gestire la questione degli immigrati, quasi impossibile da risolvere. Tuttavia da quando è diventata la candidata alla presidenza ha fatto una buona campagna e nel dibattito è riuscita a dominare Trump esponendolo al ridicolo quando ha parlato degli immigrati haitiani che si cibano di cani e gatti. In generale ho una valutazione positiva e sono convinto che possa svolgere bene il suo lavoro. Certo, ha commesso degli errori, ma chi non li commette? Il punto è che non esiste lontano paragone tra lei e Trump, tra chi rispetta le istituzioni e prima ancora gli esseri umani e chi disprezza tutto ciò che non rientra nel proprio interesse».

Lei è intervenuto ripetutamente nel dibattito pubblico, anche con alcuni video nei quali sfidava direttamente Donald Trump: se potesse parlare a un suo elettore cosa gli direbbe?

«L’istinto mi porterebbe a dire: attento, stai votando una persona malata, anzi un mostro. Ma poi frenando l’emozione direi: pensaci bene, e poi pensaci ancora. Non trovarti nelle condizioni di vivere una situazione catastrofica e sentirti dire “te l’avevamo detto”».

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