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Bremmer: “Trump pronto a scatenare nuovi disordini, questa volta aiutato da Musk”

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L’analista è pessimista: “Il tycoon non si arrenderebbe di fronte a nessuna evidenza e questa volta con lui ci sarà l’uomo più ricco del mondo. Un nuovo 6 gennaio è possibile”
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NEW YORK — «Ci aspettano giorni difficili. Mi auguro non sfocino in dramma ma, purtroppo, è plausibile. Donald Trump vede per sé una sola possibilità: quella di vincere. E dunque anche io temo che possa auto incoronarsi presidente a conteggio ancora in corso, già martedì notte, soprattutto se dovesse capire che per lui si mette male. Non si arrenderà davanti a nessun tipo di evidenza. Se le percentuali di voto saranno vicine, poveri noi: dirà appunto di aver vinto lui. E se invece Harris dovesse staccarlo in maniera netta, parlerà di brogli. Ricomincerà con la grande bugia delle elezioni rubate». La previsione dell’analista Ian Bremmer è apocalittica. L’esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group, fra i più rispettati di Washington, non ha dubbi: «Trump vuol vincere ad ogni costo e ora ha un alleato ancor più potente di prima che lo aiuta a diffondere le sue menzogne: l’uomo più ricco del mondo e certo il più potente d’America, Elon Musk, alla guida di quella mac…

NEW YORK — «Ci aspettano giorni difficili. Mi auguro non sfocino in dramma ma, purtroppo, è plausibile. Donald Trump vede per sé una sola possibilità: quella di vincere. E dunque anche io temo che possa auto incoronarsi presidente a conteggio ancora in corso, già martedì notte, soprattutto se dovesse capire che per lui si mette male. Non si arrenderà davanti a nessun tipo di evidenza. Se le percentuali di voto saranno vicine, poveri noi: dirà appunto di aver vinto lui. E se invece Harris dovesse staccarlo in maniera netta, parlerà di brogli. Ricomincerà con la grande bugia delle elezioni rubate». La previsione dell’analista Ian Bremmer è apocalittica. L’esperto di rischi globali, fondatore del think tank Eurasia Group, fra i più rispettati di Washington, non ha dubbi: «Trump vuol vincere ad ogni costo e ora ha un alleato ancor più potente di prima che lo aiuta a diffondere le sue menzogne: l’uomo più ricco del mondo e certo il più potente d’America, Elon Musk, alla guida di quella macchina di propaganda di estrema destra in cui si è trasformata X».

Alcuni governatori hanno già attivato la Guardia Nazionale per prevenire eventuali violenze. Cosa dobbiamo temere?

«Può accadere di tutto. Magari non ci saranno schiere di uomini armati in piazza la notte delle elezioni, ma nei giorni successivi chissà. In caso di sconfitta, Trump negherà usando ogni mezzo. Darà vita a una pioggia di cause legali, pur sapendo che sono tutte destinate a fallire. E più in là farà pressioni su membri del Congresso affinché non certifichino i risultati. Ma, almeno di questo sono convinto, non ne troverà abbastanza da poter ribaltare le elezioni. Comunque innescherà elementi di instabilità sociale e sfiducia nelle istituzioni che possono facilmente concretizzarsi in momenti di violenza. Dove e quando è impossibile da prevedere».

Molti dei rivoltosi del 6 gennaio sono ancora in carcere: i seguaci di Trump non hanno appreso nessuna lezione da quello sciagurato evento?

«No, anzi, si sentono ancor più perseguitati. Ciò detto, i mezzi a disposizione per limitare abusi di potere sono limitati. Tutti hanno visto che l’impeachment non è uno strumento abbastanza forte. Tutti hanno visto che fine hanno fatto i repubblicani contro Trump: si sono ritrovati senza lavoro e adesso fanno parte della campagna per Harris, ol che li scredita ancor di più agli occhi della base trumpiana. E pure quei Ceo e industriali che hanno tagliato fondi al tycoon: hanno ripreso a dargli appoggio sperando in favori in caso di sua vittoria. Insomma, un altro 6 gennaio è possibile».

Quanto pesa la disinformazione nei confronti degli avversari?

«C’è disinformazione su entrambi i fronti. Ma la propensione a rifiutare di accettare qualunque risultato legittimo è schiacciante tra i sostenitori di Trump, incitati dal loro leader che non ha mai smesso di ripetere di aver vinto nel 2020».

E i democratici sono pronti ad accettare una vittoria di Trump?

«Potrebbero esserci sospetti di brogli, un numero di dem convinto che il risultato non sia effettivamente legittimo. Ma in caso di sconfitta, Harris concederà la vittoria non appena sarà sicura dei numeri. E se pure ci fossero margini di ambiguità, concederà lo stesso per non trascinare il Paese in un vortice di violenza. Potrebbero esserci proteste, come nel 2016: ma non contestazioni sulla legittimità del voto».

Cosa le fa più paura?

«Un risultato serrato, conteggi e riconteggi e conseguenti accuse e disinformazione, non solo rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni: ma di lasciare spazio a manovre di attori esterni come Russia, Iran e Cina che potrebbero approfittarne per accentuare le divisioni e aizzare tensioni interne da usare a loro favore».

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