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Sondaggi Usa, grande incertezza nei numeri. E le campagne di Harris e Trump puntano entrambe sull’allarme

Donald Trump (afp)

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I progressisti frenano gli entusiasmi dei propri sostenitori, i conservatori sottolineano le difficoltà. Un modo per motivare gli elettorati di fronte a un testa a testa come non si verificava da almeno ventiquattro anni. Sulle previsioni l’incognita di come voteranno i repubblicani moderati
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NEW YORK - In queste settimane i media progressisti hanno gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo degli elettori democratici. Quelli conservatori hanno alzato l’allarme su ogni sondaggio che dava Kamala Harris avanti o in rimonta. Non è chiaro cosa ci sia dietro questo atteggiamento. Il New York Times sabato ha annunciato il nuovo rilevamento in Iowa, parlando di “grande incertezza”, ma nascondendo nel titolo la vera notizia: Harris risultava per la prima volta avanti di tre punti in uno Stato conservatore che ha votato per Donald Trump nel 2016 e nel 2020. Non solo, appena un mese fa, secondo il Des Moines Register, il tycoon risultava avanti di quattro punti. La scorsa settimana Newsweek aveva evidenziato in un report come Harris fosse in difficoltà negli Stati chiave, salvo poi dire nelle ultime righe che da un rilevamento Gallup sugli indipendenti era risultato come la candidata democratica guidasse con circa dieci punti di distacco sul suo avversario e che le adesioni per lei era…

NEW YORK - In queste settimane i media progressisti hanno gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo degli elettori democratici. Quelli conservatori hanno alzato l’allarme su ogni sondaggio che dava Kamala Harris avanti o in rimonta. Non è chiaro cosa ci sia dietro questo atteggiamento. Il New York Times sabato ha annunciato il nuovo rilevamento in Iowa, parlando di “grande incertezza”, ma nascondendo nel titolo la vera notizia: Harris risultava per la prima volta avanti di tre punti in uno Stato conservatore che ha votato per Donald Trump nel 2016 e nel 2020. Non solo, appena un mese fa, secondo il Des Moines Register, il tycoon risultava avanti di quattro punti. La scorsa settimana Newsweek aveva evidenziato in un report come Harris fosse in difficoltà negli Stati chiave, salvo poi dire nelle ultime righe che da un rilevamento Gallup sugli indipendenti era risultato come la candidata democratica guidasse con circa dieci punti di distacco sul suo avversario e che le adesioni per lei erano in costante aumento. Inoltre la vicepresidente, sempre secondo Gallup, aveva raccolto il 49 per cento dei giudizi favorevoli, contro il 44 del suo avversario. Traccia nei titoli? Nessuno. Fox, rete trumpiana, ha invece rilanciato con toni allarmati il dato giunto dall’Iowa.

Ma alla fine qual è la reale situazione alla vigilia dell’Election Day?

Resta la grande incertezza e un testa a testa come non si verificava da almeno ventiquattro anni. Secondo New York Times/Siena College, nei sette Stati chiave, cioè quelli ritenuti decisivi per la vittoria, Harris è avanti di 3 punti in Nevada, di 2 in North Carolina (dato fino a pochi giorni fa in mano a Trump), +2 in Wisconsin e +1 in Georgia, in parità in Pennsylvania e Michigan. L’ex presidente, invece, è saldamente avanti in Arizona, dove guida di 4 punti. Se la candidata Democratica vincesse in North Carolina, Wisconsin, Nevada e Georgia conquisterebbe 48 grandi elettori, sufficienti (se dovesse confermarsi negli Stati già assegnati ai Democratici dai sondaggi e che varrebbero 226 voti) per superare quota 270 - la soglia minima richiesta - e vincere le elezioni. L’incertezza, però, è giustificata dal margine di errore: in media si parla di 2-3 per cento, il che finisce per rendere volubili i numeri. Per questo l’incertezza rimane ai massimi livelli.

Secondo il sito americano FiveThirtyEight, che stila una classifica giornaliera dei sondaggi, Harris e Trump sono in parità in Pennsylvania e Nevada, mentre la vicepresidente è +1 in Wisconsin e Michigan. Il tycoon è avanti di un punto in North Carolina. La media del voto nazionale, che però conta relativamente, vede sempre Harris in vantaggio, con un margine ridotto a un punto, 47,9 a 46,9.Questi sono gli ultimi numeri, in attesa dei sondaggi finali attesi nelle prossime ore, alla vigilia dell’Election Day. Ma vanno valutati anche i precedenti e i trend attuali. E qui i segnali, a conferma dell’incertezza, sono contrastanti.

Nelle elezioni del 2016 e del 2020 il voto trumpiano venne sottostimato: quattro anni fa Joe Biden aveva 9 punti di vantaggio sul suo avversario, ma poi vinse con un distacco di meno di cinque. Nel 2016 il New York Times assegnò a Hillary Clinton il 91 per cento di possibilità di vittorie, e a Trump il 9. Il tycoon vinse in modo netto. Dovesse essere sottostimato anche stavolta, l’ex presidente avrebbe molte chance di farcela.

Ma stavolta c’è un elemento nuovo: il voto dei repubblicani moderati. Quattrocento ex membri dell’amministrazione Trump hanno appoggiato Harris, e lo stesso hanno fatto decine di personalità del mondo conservatore. I toni estremisti usati da Trump non li hanno riconquistati. Il boom di partecipazioni ai seggi degli iscritti nelle liste repubblicane non dà la certezza che quei voti si traducano in sostegno all’ex presidente. Secondo alcuni analisti, molti potrebbero aver scelto, o scegliere, il voto disgiunto: uno per Harris e l’altro per il candidato Repubblicano al Congresso.

Terzo elemento: la partecipazione al voto. Nel 2020 Biden prese 81 milioni di voti e Trump 74 milioni, ma ci fu un “terzo candidato” che ottenne 80 milioni di voti e si classificò secondo: quello degli elettori che non votarono. In tutto, nel 2020, parteciparono in 155 milioni. Finora sono andati a votare più di 75 milioni di americani, un dato inatteso e che le due campagne considerano un segnale a proprio favore. Fino al 21 luglio, giorno in cui Biden annunciò il ritiro dalla corsa, i democratici avevano sondaggi interni che indicavano come si potesse prospettare una grande astensione, frutto di poco entusiasmo nella base. Non è quello che sta succedendo adesso. Ma nessuno ha numeri certi per interpretare dove è diretta questa ondata di elettori.

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