✕

Chi sono i candidati alla presidenza Usa: Trump “il vendicativo” e Harris uscita dall’ombra

(afp)

Ascolta l'audio

L’ex presidente repubblicano e la vice di Biden dem si affrontano in quella che più di altre sarà l’elezione che definirà il futuro degli Stati Uniti. E non solo
2 minuti di lettura

NEW YORK - Un ex presidente quasi ottantenne, la cui preoccupazione principale è la lista dei nemici di cui vuole vendicarsi, tornando alla Casa Bianca. E una vice presidente che è passata quasi inosservata, durante i quattro anni vissuti nell’anticamera dallo Studio Ovale, ma ora rappresenta l’ultimo ostacolo per impedire ad un condannato in sede penale di guidare la più antica e potente democrazia del mondo moderno.

Non è una scelta entusiasmante, quella toccata quest’anno agli elettori americani, ma forse il futuro del Paese non era mai stato in gioco come in questa occasione. Perché qualunque sia l’opinione sull’accusa di essere "un fascista nell’animo", come hanno avvertito il suo ex capo di gabinetto Kelly e l’ex capo degli Stati Maggiori Riuniti Milley, di sicuro Trump promette o minaccia di rivoluzionare gli Stati Uniti, seguendo una linea che lo ha portato anche a giustificare e difendere i suoi sostenitori che il 6 gennaio del 2020 avevano assaltato il Congresso.

Donald…

NEW YORK - Un ex presidente quasi ottantenne, la cui preoccupazione principale è la lista dei nemici di cui vuole vendicarsi, tornando alla Casa Bianca. E una vice presidente che è passata quasi inosservata, durante i quattro anni vissuti nell’anticamera dallo Studio Ovale, ma ora rappresenta l’ultimo ostacolo per impedire ad un condannato in sede penale di guidare la più antica e potente democrazia del mondo moderno.

Non è una scelta entusiasmante, quella toccata quest’anno agli elettori americani, ma forse il futuro del Paese non era mai stato in gioco come in questa occasione. Perché qualunque sia l’opinione sull’accusa di essere "un fascista nell’animo", come hanno avvertito il suo ex capo di gabinetto Kelly e l’ex capo degli Stati Maggiori Riuniti Milley, di sicuro Trump promette o minaccia di rivoluzionare gli Stati Uniti, seguendo una linea che lo ha portato anche a giustificare e difendere i suoi sostenitori che il 6 gennaio del 2020 avevano assaltato il Congresso.

Donald si era candidato quasi per caso, nel 2016, forse pensando solo di realizzare una trovata pubblicitaria che avrebbe aiutato lui e la sua compagnia. Si è ritrovato invece a capo di un movimento composto da persone emarginate, deluse, esasperate e dimenticate, che ne hanno fatto la loro ultima opportunità di salvezza. In particolare i bianchi meno istruiti della classe media e lavoratrice, danneggiati dalla globalizzazione, che temono di perdere il controllo dell’America a favore degli immigrati. Una lotta per la sopravvivenza, in altre parole, che non può contemplare nemmeno l’ipotesi del compromesso. Che poi Trump sia o meno la persona giusta per guidare questa crociata diventa irrilevante, così come gli insulti più oltraggiosi che lancia, o lo stesso proiettile che lo aveva quasi ucciso a Butler. La spaccatura dell’America sembra ormai senza rimedio, e quindi chi ha scelto Donald non sembra neanche cercare una soluzione condivisa.

La grande maggioranza degli americani non voleva la ripetizione della sfida tra gli ottuagenari Biden e Trump, ed è stata accontentata quando Joe ha fallito il dibattito di Atlanta, rendendo inevitabile la sua sostituzione. Così Kamala ha avuto l’opportunità inattesa di diventare non solo la bandiera del cambio generazionale, ma anche quella di una maniera opposta di interpretare la politica: da una parte l’instabile aspirante dittatore per un giorno, che vuole tornare alla Casa Bianca con le liste di proscrizione, e dall’altra l’ex procuratrice che invece si presenta con la lista delle cose da fare nell’interesse del popolo, magari anche correggendo gli errori commessi da Biden nella gestione del confine, l’immigrazione illegale e l’inflazione. L’economia dell’opportunità, contro quella dell’opportunismo.

Gli effetti di questa sfida però non si avvertiranno soltanto negli Stati Uniti, perciò la questione riguarda tutti. Non solo il futuro dell’Ucraina aggredita dalla Russia, a cui Trump imporrebbe la resa, o del Medio Oriente sconvolto da terrorismo e conflitti. E neppure le tariffe, che minacciano di scatenare una guerra commerciale tra alleati, o la sfida epocale con la Cina per la supremazia globale. In gioco, e per tutti, c’è l’idea fondante della democrazia e i suoi valori. Quelli emersi vittoriosi dalla Seconda guerra mondiale, capaci poi di prevalere nella Guerra Fredda senza sparare un proiettile. Valori in cui ormai anche molti occidentali non si riconoscono più, a partire dai populismi che riportano indietro la stessa Europa, e verrebbero rilanciati dalla vittoria di Trump. Molto più di una semplice sfida tra due candidati di partiti diversi, dunque. Piuttosto un potenziale spartiacque della nostra storia.

Leggi i commenti