Come funzionano le elezioni americane
a cura di Corrado Moretti - infografica di Paula SimonettiL’ELECTION DAY
I cittadini degli Stati Uniti d’America eleggono il loro presidente ogni quattro anni, durante l’Election Day, che si tiene il martedì seguente il primo lunedì del mese di novembre, come stabilito nel 1845 dal Congresso.
Si tratta di una scelta determinata dalle esigenze del tempo. Per recarsi a votare era spesso necessario affrontare lunghi spostamenti a cavallo o in carrozza e mentre la domenica restava dedicata alle funzioni religiose e al riposo, il solo giorno di lunedi in molti casi non sarebbe bastato per andare e tornare. Venne inoltre escluso il mercoledì, riservato al mercato, fondamentale in una società ancora basata su agricoltura e allevamento. Così nacque il martedì “elettorale”.
I CANDIDATI
Come stabilito dall’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d'America, per candidarsi alla presidenza si deve sottostare a tre criteri:
- essere cittadino statunitense dalla nascita
- avere almeno 35 anni di età
- essere stati residenti negli Stati Uniti …
L’ELECTION DAY
I cittadini degli Stati Uniti d’America eleggono il loro presidente ogni quattro anni, durante l’Election Day, che si tiene il martedì seguente il primo lunedì del mese di novembre, come stabilito nel 1845 dal Congresso.
Si tratta di una scelta determinata dalle esigenze del tempo. Per recarsi a votare era spesso necessario affrontare lunghi spostamenti a cavallo o in carrozza e mentre la domenica restava dedicata alle funzioni religiose e al riposo, il solo giorno di lunedi in molti casi non sarebbe bastato per andare e tornare. Venne inoltre escluso il mercoledì, riservato al mercato, fondamentale in una società ancora basata su agricoltura e allevamento. Così nacque il martedì “elettorale”.
I CANDIDATI
Come stabilito dall’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d'America, per candidarsi alla presidenza si deve sottostare a tre criteri:
- essere cittadino statunitense dalla nascita
- avere almeno 35 anni di età
- essere stati residenti negli Stati Uniti per almeno 14 anni.
ELEZIONI PRIMARIE E CAUCUS
Il partito repubblicano e quello democratico - i “Major Party” - scelgono il candidato da presentare attraverso consultazioni elettorali che si svolgono nei vari stati federali in due modalità: con le elezioni primarie a scrutinio segreto e con i “caucus”. Quest’ultimo termine, di origine indiana e riferito alle riunioni dei capi tribù Algonquin, indica oggi le assemblee elettorali organizzate dagli attivisti dei partiti e che vedono coinvolti i cittadini, impegnati a raccogliere voti e consensi per sostenere i propri candidati.
I caucus e le primarie che aprono la stagione del voto si svolgono tradizionalmente negli stati dell’Iowa e del New Hampshire e da quest’anno, per i democratici, anche in South Carolina.
I cinquanta stati federali e i territori gestiscono le proprie elezioni primarie, ognuno in base alle regole dettate dal Partito a livello locale. Lo stesso vale per Washington Dc (che non è uno Stato) e per i territori d’oltremare che non sono Stati (Portorico, Guam, Samoa Americane…).
Esistono infatti le “closed primaries”, per partecipare alle quali è necessario essere iscritti al partito, contrapposte alle “open primaries” che non hanno l’obbligo di registrazione al Partito.
Il numero di voti ottenuti determina il numero di delegati assegnati a ciascun candidato, secondo un sistema che può essere proporzionale o maggioritario (il cosidetto “Winner takes all”) o anche ibrido.
SUPER TUESDAY
Anche per le primarie il giorno più importante è un martedì anzi, un “super martedì”, il Super Tuesday, quando si vota contemporaneamente in più stati.
CONVENTION
L’evento finale, che conclude il percorso delle primarie, è la “National Convention” di ciascun partito. Durante la Convention i delegati tornano a votare per decretare ufficialmente chi sarà il candidato del partito alle presidenziali di Novembre.
DELEGATI
Alla Convention il voto spetta ai delegati eletti durante le primarie poiché essi sono “collegati” ad un determinato candidato e rappresentano tutti quei cittadini che quel candidato hanno scelto proprio durante le primarie. In questo meccanismo si inseriscono però anche i “super delegati”, figure di rilievo all’interno del Partito che invece possono votare senza alcun vincolo.
TICKET
Il voto della maggioranza dei delegati della convention certifica chi è il candidato unico del partito per le elezioni presidenziali. Assieme a lui viene indicato anche chi concorre per il ruolo di vicepresidente: la coppia forma ufficialmente il cosiddetto “ticket”.
LE ELEZIONI PRESIDENZIALI
Alle elezioni presidenziali possono votare cittadine e cittadini che abbiano già compiuto 18 anni. Bisogna però iscriversi autonomamente nelle liste elettorali.
THIRD PARTY
L'alternativa ai 2 “Major Party” è il voto per i “Third Party”, partiti minori e candidati indipendenti che hanno soddisfatto i requisiti di ammissibilità raccogliendo, attraverso una petizione, un preciso numero di firme in ogni Stato.
VOTO
Ai seggi si vota su schede cartacee, ma anche con macchine elettroniche o schede da perforare che poi verranno lette da sistemi predisposti.
Si può inoltre votare per posta, inviando la scheda elettorale secondo precise modalità, entro le date stabilite dai singoli stati.
GRANDI ELETTORI
Le votazioni per eleggere il presidente degli Stati Uniti sono indirette, ciò significa che gli elettori indicano sulla scheda il proprio candidato presidente, ma non scelgono direttamente il candidato, bensì un suo rappresentante, il “grande elettore”. I grandi elettori sono persone affiliate ad un Partito (attivisti, ex membri, ecc) o ad un candidato in particolare e devono essere formalmente nominate dal Partito o dal candidato stesso. A ognuno dei 50 stati federali che compongono gli Usa viene assegnato un numero di grandi elettori proporzionale alla popolazione. La California ad esempio, essendo lo stato con più abitanti, esprime il numero maggiore di grandi elettori del paese: 54, il Texas ne ha 40, l'Iowa 6. Censimenti periodici della popolazione residente permettono l'aggiornamento del numero di grandi elettori spettanti ai vari stati federali.
WINNER TAKES ALL
Con l’eccezione di Nebraska e Maine, negli Stati federali si usa il sistema maggioritario - il “winner takes all” - per cui il candidato, in caso di vittoria in uno stato, ottiene tutti i grandi elettori associati ad esso.
538
I grandi elettori sono 538 in totale. Sono loro che vanno a comporre il collegio elettorale del proprio Stato che, a metà dicembre, dopo il martedì elettorale, si riunisce per votare il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Per vincere le elezioni bisogna aggiudicarsene la maggioranza assoluta, quindi almeno 270.
La Costituzione Americana non li vincola ad alcun mandato ma nella stragrande maggioranza dei casi i grandi elettori votano il candidato a cui sono legati. Ad oggi, dopo oltre 2 secoli di elezioni presidenziali, si stima che solo 90 grandi elettori su oltre 23.000 abbiano votato diversamente rispetto a quanto indicato dal partito di provenienza. Di fatto il candidato che si aggiudica la maggioranza dei grandi elettori è il vincitore delle elezioni e il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
VOTO POPOLARE
Una delle critiche più frequenti a questo sistema elettorale è che il candidato vincitore non è sempre quello che ha conquistato complessivamente il maggior numero di voti dei cittadini degli Stati Uniti. Nelle elezioni del 2016 - ad esempio - il cosiddetto voto popolare era stato vinto da Hillary Clinton con quasi 3 milioni di voti in più di Donald Trump, eletto presidente in virtù del numero di grandi elettori che si era aggiudicato.
È facile mostrare come questo sia potuto avvenire:
Nel 2000, anche George W. Bush era riuscito a conquistare la presidenza nonostante avesse ricevuto circa 500mila voti in meno rispetto allo sfidante Al Gore.
CONGRESSO
Il 6 gennaio senatori e deputati, riuniti in seduta comune presieduta dal vicepresidente in carica, effettuano il conteggio finale dei voti dei grandi elettori.
È un passaggio formale che in genere ha lo scopo di “convalidare” il voto dei grandi elettori proveniente dai singoli stati federali, e ufficializzare il risultato delle elezioni. Proprio durante questo evento, il 6 gennaio del 2021, un nutrito gruppo di sostenitori dell’uscente presidente Trump ha assaltato la sede del Congresso a Washington D.C. devastandone gli uffici, per impedire al vicepresidente Pence di proclamare l’avvenuta elezione di Joe Biden. Ne sono seguiti processi e denunce, nonché l’incriminazione di Trump accusato di aver cercato di sovvertire l’esito delle elezioni.
INAUGURATION DAY
L'insediamento del presidente degli Stati Uniti è la cerimonia che si tiene il 20 gennaio al Campidoglio e segna l'inizio di ogni nuovo mandato presidenziale. Nel corso del tempo l'inauguration day si è trasformato in un evento che è arrivato a sfiorare i due milioni di presenti in occasione dell'insediamento di Barak Obama nel 2009, con spettatori televisivi in tutto il mondo, sfilate, discorsi e danze.
Il vicepresidente è il primo a giurare, poi a mezzogiorno, quando inizia ufficialmente il nuovo mandato, il presidente eletto presta a sua volta giuramento nelle mani del presidente della Corte Suprema con la formula prevista dalla Costituzione:
Giuro solennemente di adempiere con fedeltà all'ufficio di presidente degli Stati Uniti e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti.
Dopo il giuramento il presidente appena entrato in carica pronuncia il discorso d'insediamento.
È inoltre tradizione che il presidente sfili lungo Pennsylvania Avenue, dal Campidoglio alla Casa Bianca, in una sorta di parata con la folla ai lati del percorso del corteo.
L'inauguration day si conclude la sera con un ballo di gala. È l'ultima tappa, per quanto informale, del lungo e articolato percorso che ogni 4 anni conduce il vincitore delle elezioni presidenziali alla Casa Bianca.
Fonti: www.Gov.usa - ilPost.it - geopolitica.info - wsj.italia - ansa.it