PHILADELPHIA – «Trump chiude la campagna elettorale fra tenebre e rabbia. Ha passato anni a dividere gli americani, a tentare di farci avere paura gli uni degli altri. Lui è quella cosa lì. Ma io sono qui per dirvi non è quel che noi siamo». Kamala Harris ha trascorso il suo giorno più lungo – l’ultimo primo del voto – a ricordare che sarà «la presidente di tutti». Pronta «a dialogare anche con chi non è d’accordo con me e non mi ha votata». Operativa fin dalla prima ora: «Il mio avversario vuol entrare alla Casa Bianca con una lista di nemici a cui farla pagare, io ho una lista lunghissima di cose da fare». Parole che ha ripetuto nel corso della maratona politica (e musicale) che è stata la giornata di ieri, ottimista, forte di un affidabile sondaggio Pbs, Npr e Marist che confermerebbe il vento in poppa: al 51% dei consensi contro il 47% di Trump, un vantaggio oltre il margine di errore di 3,5 punti. Una giornata accuratamente studiata per entusiasmare pure l’ultimo elettore pigro o…
PHILADELPHIA – «Trump chiude la campagna elettorale fra tenebre e rabbia. Ha passato anni a dividere gli americani, a tentare di farci avere paura gli uni degli altri. Lui è quella cosa lì. Ma io sono qui per dirvi non è quel che noi siamo». Kamala Harris ha trascorso il suo giorno più lungo – l’ultimo primo del voto – a ricordare che sarà «la presidente di tutti». Pronta «a dialogare anche con chi non è d’accordo con me e non mi ha votata». Operativa fin dalla prima ora: «Il mio avversario vuol entrare alla Casa Bianca con una lista di nemici a cui farla pagare, io ho una lista lunghissima di cose da fare». Parole che ha ripetuto nel corso della maratona politica (e musicale) che è stata la giornata di ieri, ottimista, forte di un affidabile sondaggio Pbs, Npr e Marist che confermerebbe il vento in poppa: al 51% dei consensi contro il 47% di Trump, un vantaggio oltre il margine di errore di 3,5 punti. Una giornata accuratamente studiata per entusiasmare pure l’ultimo elettore pigro o indeciso, spingendolo a votare per lei in quella Pennsylvania su cui tutti scommettono: sarà la porta della Casa Bianca. D’altronde in America c’è ormai una sola cosa su cui democratici e repubblicani concordano: è cruciale piantare la propria bandiera sui “boschi di Penn” (dal nome del quacchero che ebbe l’appezzamento da Re Carlo d’Inghilterra nel 1681 a saldo di certi debiti).
Ecco perché ieri Kamala l’ha arato in lungo e largo per 12 ore consecutive: macinando chilometri in quello che qui molti chiamano pure “Keystone”, chiave di volta, per via dei celebri documenti - dalla Dichiarazione d’Indipendenza in poi - firmati quaggiù. Per 20 anni, dal 1992 al 2012, questo era per i democratici il loro “muro blu”: incassavano ogni elezione presidenziale grazie al voto delle metropoli, la colta Philadelphia, l’operaia Pittsburgh. Poi però nel 2016 arrivò lo schiaffone di Trump: vincitore con appena 44mila voti, attirando i delusi da Barack Obama, ottenendo l’appoggio dei sindacati, degli anziani e di quelle aree rurali che Hillary Clinton si era “dimenticata” di visitare. La Storia non può, non si deve ripetere. E infatti Harris ci è tornata ben 40 volte in tre mesi (Trump 35): e a queste vanno aggiunte pure le tre tappe di ieri.
Il tour de force è iniziato nel primo pomeriggio, al tepore del pallido sole autunnale di Allentown, terza città più popolosa della Pennsylvania dove il 25 per cento degli abitanti è un immigrato di origini latine. E infatti, ad accompagnarla due stelle di quel mondo lì’: il rapper Fat Joe e il cantante di il cantante di salsa Frankie Negrón, entrambi originari di quella Porto Rico definita «immondizia galleggiante» durante l’evento di Trump al Madison Square Garden. Proprio ai latinos si è dunque rivolta la “Veep” dem in corsa per la Casa Bianca: «Sono impegnata da sempre in quella che chiamo “economia delle opportunità”» ha affermato. Ricordando pure come «Trump farà pagare alla classe media l’aiuto che vuol dare ai suoi amici miliardari, Elon Musk in testa».
Altro aereo, altro pubblico: col marito Doug Emhoff e la popstar Katy Perry ha dunque raggiunto Pittsburgh. La città operaia dove nacquero Andy Warhol e Keith Haring, resa fantasma dalla crisi della siderurgia. E poi rilanciata dal dipartimento di robotica della Carnegie Mellon University che ha attirato in città giovani ingegneri e con loro Google, Facebook e Uber. E qui Harris si è quasi incrociata con Donald Trump anche lui in città a tenere un comizio quasi in contemporanea (appena un filo più tardi). Concomitanza che ha messo seriamente in crisi la città da 2 milioni di abitanti, tanto da dover chiudere le scuole. Moltiplicando pure i problemi di sicurezza: l’evento dem spostato last minute - su esplicita richiesta del Secret Service – dal parco naturale di Point State dove s’incrociano tre fiumi alla più proteggibile area chiusa dell’Heinz History Center. E pazienza se nell’altra location il palco era già montato con splendida vista sul folliage: domenica notte gli operai hanno dovuto smontare e rimontare tutto in gran fretta.
È ormai buio da un pezzo quando la candidata dem arriva all’appuntamento clou, il comizio-concerto nella storica Philadelphia che fu epicentro della Rivoluzione Americana (ma oggi è tremendamente impoverita e devastata dalla piaga delle droghe sintetiche), il vero evento di chiusura della campagna. Sale sul palco sotto l’iconico Museum of Art (sì, quello della scalinata di Rocky) quando manca poco a mezzanotte, per l’ultima arringa al suo popolo. Già eccitatissimo dalla mega parata di star che l’ha preceduta: la band del programma di Jimmy Fallon The Roots, l’icona (gay) del rock latino Ricky Martin (portoricano anche lui) la regina del pop Lady Gaga e quell’altra regina – dei salotti tv, però - Oprah Winfrey. Tutti a esibirsi davanti a un pubblico particolarmente motivato: i posti migliori destinati ai volontari più attivi, nutrita rappresentanza dei 57mila che nell’ultimo weekend appena trascorso hanno bussato a 1,8 milioni di case: 807 mila di queste nella sola Pennsylvania. «Giriamo pagina» si sgola la dem che sogna di diventare la prima presidente donna e nera d’America: «Scriviamo un nuovo capitolo della nostra Storia».