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Presidenziali Usa 2024, whisky, ansiolitici e Guardia nazionale: ecco la notte più lunga

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Elettori stressati, molti pensano di sottrarsi con ogni mezzo all’ordalia dello spoglio. Mentre le milizie trumpiane promettono guerra, Washington si blinda
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NEW YORK — È la notte più lunga della storia politica americana, con la Guardia Nazionale in armi per strada in Oregon, Washington State e Nevada, i volontari al lavoro frenetico e tantissime persone, forse il Paese intero, sull’orlo della crisi di nervi. Alle 20 di stasera, le due di notte in Italia, le urne finalmente saranno chiuse in 17 stati su 50, ma solo a mezzanotte, le 6 italiane - dopo molte birre, pillole di ansiolitici Prozac, litigi domestici e online, preghiere al Cielo, imprecazioni nei bar, intemerate via Instagram e TikTok, proteste con gli scrutatori o, nel caso delle milizie estremiste di destra Proud Boys e Ap3 ricalcolo delle munizioni in garage - le votazioni chiuderanno alle Hawaii, un’ora dopo in Alaska. Allora l’abaco degli spin doctor potrebbe sommare 226 punti del Collegio Elettorale per Kamala Harris, 219 per Donald Trump, 93 sulla corda sui 270 necessari alla Casa Bianca.

Nel 2020 l’affluenza fu del 66%, record dal 1900, i fondamentalisti trumpiani ar…

NEW YORK — È la notte più lunga della storia politica americana, con la Guardia Nazionale in armi per strada in Oregon, Washington State e Nevada, i volontari al lavoro frenetico e tantissime persone, forse il Paese intero, sull’orlo della crisi di nervi. Alle 20 di stasera, le due di notte in Italia, le urne finalmente saranno chiuse in 17 stati su 50, ma solo a mezzanotte, le 6 italiane - dopo molte birre, pillole di ansiolitici Prozac, litigi domestici e online, preghiere al Cielo, imprecazioni nei bar, intemerate via Instagram e TikTok, proteste con gli scrutatori o, nel caso delle milizie estremiste di destra Proud Boys e Ap3 ricalcolo delle munizioni in garage - le votazioni chiuderanno alle Hawaii, un’ora dopo in Alaska. Allora l’abaco degli spin doctor potrebbe sommare 226 punti del Collegio Elettorale per Kamala Harris, 219 per Donald Trump, 93 sulla corda sui 270 necessari alla Casa Bianca.

Nel 2020 l’affluenza fu del 66%, record dal 1900, i fondamentalisti trumpiani arrotondano la cifra a 66.6, il numero della Bestia Anticristo nell’Apocalisse di San Giovanni, per loro maligna guida dei democratici. Votarono 158.429.631 cittadini su 252.274.000 aventi diritto, stanotte il numero potrebbe essere superato.

Nell’America narcisista, rabbiosa, social, divisa tra città e campagna, donne e uomini, bianchi e minoranze, laureati e no, le ore del buio e della luce di mercoledì, dal fuso di New York a quello di Honolulu, saranno segnate nel ricordo per sempre. La psichiatra Laura Erickson-Schroth, Fondazione Jed, ammonisce i pazienti che i social media esasperano la tensione e li portano al disagio mentale, meglio staccarsene. Ottima idea, ma come con amici e parenti a far tuonare il tam tam degli algoritmi?

Il settimanale Time suggerisce di partire, come la scrittrice femminista Jennifer Brody che, nevrotizzata da Harris contro Trump, vola dalla California a Roscommon, in Irlanda, per concentrarsi sul suo romanzo “Namaste & Slay”, protagonista una donna eremita.

Lusso per pochi e infatti l’American Psychological Association conferma che «il 69% degli elettori si sente stressato dal verdetto in arrivo», mentre il 74%, in un sondaggio Reuters, «teme disordini e violenze dopo il voto». Cassidy DuHon, fotografo, confessa: «Chiudo i social fino a notte». Martha V.D, medico, promette: «Mi attacco al telefono, campagna per Kamala finché non crollo». George L. va in Florida: «Là almeno i repubblicani trionfano». Sal G. e Patty F., trentenni di Long Island: «Compriamo cannabis e funghi e speriamo in bene». Mentre Cookies, azienda di erba legale, conferma sul web: «Business top, vendite record fra elettori in cerca di relax».

Il Washington Post, per strappare un sorriso, cita Hannah Cravotta-Crouch che ha scelto la data del 5 per la colonoscopia, «test di merda, ansia di merda, così non penso al voto», mentre Lauren X. toglierà «il dente del giudizio per farmi stordire dall’anestetico». Si prega per Harris alla Third Baptist Church di San Francisco, si controprega per Trump alla Prestonwood Baptist Church di Plano, Texas, il Padreterno ci osserva e Paul Ryder, leader della Congregation of Sacred Practices offre ai fedeli «il sacramento di piante psichedeliche per prepararli del voto». Amen.

Chi non si farà di droghe, legali e no, e non scapperà, magari solo attaccandosi alla bottiglia di rye whiskey o ai sonniferi, sono gli uomini e le donne che tutelano la pace alle urne. Nella contea di Maricopa, in Arizona, gli scrutatori sono stati addestrati uno a uno contro possibili sommosse, i seggi protetti da droni e tiratori scelti. Un generale preposto all’ordine spiega a Repubblica: «Negli stati chiave, Guardia Nazionale, esercito e polizia sono in allerta da settimane, non ci prenderanno di sorpresa come a Capitol Hill 2021». La Guardia Nazionale è stata allertata almeno in tre Stati, Washington, Nevada e Oregon. Nella capitale intorno alla Casa Bianca e al Congresso sono state erette delle barrire di protezione.

I Proud Boys, milizia armata filotrumpiana, sono decimati, ma il gerarca Enrique Tarrio, condannato a 22 anni, via Facebook e Telegram prepara la rivolta se Trump perdesse. In Ohio, Pennsylvania, Arizona, North Carolina l’ordine è “Guerra civile, uccidete gli elettori illegali in nome di Trump e dell’Occidente”. Il gruppo armato Ap3 scrive sulle chat che «il 5 novembre non si deciderà al voto, ma con le pallottole, andate con i mitra M16, in mimetica, a pattugliare le strade. A Capitol Hill ci siam fermati, stavolta no!». Questa è l’America della rabbia, dell’angoscia, dei nervi e della speranza, con Linda B., docente universitaria ad ammettere rassegnata: «Passerò la notte tra tv e i post di X, ma il 28 è già il giorno del Ringraziamento e quando la mia famiglia si riunirà con il tacchino in tavola, chiunque vinca, ci saranno liti, musi, porte sbattute, la nazione è divisa a fondo».

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