Quando sapremo i risultati delle elezioni presidenziali? Non c’è una risposta sicura. In un voto che i sondaggi descrivono come testa a testa in tutti gli Stati chiave e di cui i repubblicani sono già pronti a contestare la legittimità se non dovesse essere Donald Trump a prevalere, la più probabile risposta è “non stanotte”. Nemmeno questo è sicuro però. Andiamo con ordine e vediamo.
Elezioni Usa 2024: gli orari chiave della notte elettorale
Dato che gli Stati Uniti sono un Paese che si estende su più fusi orari, le urne chiudono a orari diversi. Il sistema delle “chiamate” per assegnare la vittoria in uno Stato quindi accompagnerà tutta la nottata, a partire dall’1 del mattino italiana (tutti gli orari che seguono sono italiani).
All’1 chiudono le urne in 7 Stati: il più grande è la Florida, ma è solidamente repubblicano e non ci si aspettano sorprese da qui. E’ anche il momento della Georgia, che invece è uno dei sette “battleground States”. Non ci sarà un risultato immediatam…
Quando sapremo i risultati delle elezioni presidenziali? Non c’è una risposta sicura. In un voto che i sondaggi descrivono come testa a testa in tutti gli Stati chiave e di cui i repubblicani sono già pronti a contestare la legittimità se non dovesse essere Donald Trump a prevalere, la più probabile risposta è “non stanotte”. Nemmeno questo è sicuro però. Andiamo con ordine e vediamo.
Elezioni Usa 2024: gli orari chiave della notte elettorale
Dato che gli Stati Uniti sono un Paese che si estende su più fusi orari, le urne chiudono a orari diversi. Il sistema delle “chiamate” per assegnare la vittoria in uno Stato quindi accompagnerà tutta la nottata, a partire dall’1 del mattino italiana (tutti gli orari che seguono sono italiani).
All’1 chiudono le urne in 7 Stati: il più grande è la Florida, ma è solidamente repubblicano e non ci si aspettano sorprese da qui. E’ anche il momento della Georgia, che invece è uno dei sette “battleground States”. Non ci sarà un risultato immediatamente, ma inizierà lo spoglio. Mezz’ora dopo, siamo all’1:30, urne chiuse in altri tre Stati, tra cui la contesa North Carolina. Non lo ripeteremo: con forbici di sondaggi così strette, nessun network si arrischierà ad assegnare la vittoria a uno dei due candidati in questa fase, spoglio tutto da seguire. E’ anche il momento dell’Ohio (Stato del vice di Trump – J.D. Vance), storicamente considerato uno “swing state”, ma quest’anno terreno di conquista per Trump. I sondaggi danno avanti il repubblicano di 8 punti e quindi è probabile una “call” rapida. Uno sguardo però è il caso di darlo: se Harris dovesse andare meglio di quanto previsto potrebbe essere significativo per gli andamenti in altri Stati. Anche la corsa per il Senato in Ohio è importante: i due candidati senatori sono testa a testa e se il democratico dovesse perdere il seggio per gli equilibri futuri del governo sarebbe un passaggio rilevante.
Altri 30 minuti (ore 2) e si entra nel clou della notte, con altri 17 Stati, tra cui la cruciale Pennsylvania: per entrambi i candidati ottenere la Casa Bianca senza la Pennsylvania è complicatissimo e infatti le due campagne si sono concentrate su questo territorio negli ultimi giorni di campagna.Ore 2:30 è il momento dell’Arkansas, che sarà repubblicano. Si arriva così alle 3 con altri 15 Stati ma soprattutto tre di quelli in bilico: Michigan, Wisconsin (che insieme alla Pennsylvania costituiscono la cosiddetta Rust Belt) e Arizona (che insieme a Georgia e North Carolina costituiscono la Sun Belt). In più alle 3 c’è l’Iowa, Stato di cui nessuno ha seriamente parlato per mesi e dove si sono fatte poche rilevazioni, fino a un sondaggio che nel weekend a sorpresa ha trovato Harris avanti di tre punti. Trump ha vinto in Iowa facilmente sia nel 2016 che nel 2020. Potrebbe essere un sondaggio sballato, certo: ma se fosse invece un’indicazione di qualcosa? E’ quello che sperano i democratici.
Manca solo il Nevada tra gli Stati in bilico, che però è anche il più piccolo – solo 6 voti elettorali – e potrebbe essere cruciale oppure no. Il numero di voti elettorali è lo stesso dell’Iowa e insieme valgono più di Arizona e Wisconsin. Le urne qui chiudono alle 4 insieme ad altri quattro territori. A questo punto della notte lo spoglio sarà già interessante per gli Stati in bilico della Costa Est, come Pennsylvania, North Carolina e Georgia. Alle 5 è il momento della democratica California che assegnerà un importante gruzzolo a Harris (che fino a quel momento nel conteggio dei delegati sembrerà in ritardo); alle 6 le Hawaii democratiche e alle 7 l’Alaska repubblicano.
Quando ci sveglieremo in Italia avremo un vincitore?
In un’elezione in cui il risultato si delinea velocemente, il vincitore a quest’ora potrebbe essere già noto. Ma tutto fa pensare che non lo sarà. Forse solo l’evidenza che i sondaggi hanno sbagliato nettamente potrebbe spostare così velocemente il momento in cui Kamala Harris potrebbe concedere la vittoria a Trump, mentre tutto indica come improbabile che il tycoon conceda la vittoria alla democratica anche di fronte a un’evidenza netta. La campagna repubblicana già è pronta a delegittimare il voto e a parlare di frodi. Potrebbe anche succedere – ma forse non così presto – che entrambi i candidati rivendichino la vittoria. Sarebbe la conferma che una risposta l’avremo solo dopo una battaglia legale.
Il ruolo del voto anticipato per posta nello spoglio
Negli Stati Uniti è possibile il voto anticipato e proprio il conteggio di queste schede ha rallentato lo spoglio quattro anni fa. Hanno votato per posta prima dell’election day circa 80 milioni di cittadini, quasi la metà di quelli che si aspetta andranno alle urne. La rapidità del conteggio di queste schede sarà centrale. Il New York Times in una sua analisi pubblicata nelle scorse ore ha però ricordato come molti Stati hanno preso accorgimenti per accelerare questo processo: c’è chi ha permesso di iniziare a contarli prima, pur diffondendoli solo a urne chiuse, c’è chi si è dotato di macchinari più veloci.
Gli scenari per Harris e Trump: i “path to victory”
Le campagne dei due candidati e gli analisti sono concentrati sugli ultimi sondaggi e su indicazioni sul voto anticipato per cercare di capire chi è il favorito. Nelle ultime settimane i sondaggi hanno mostrato un Trump in lento ma costante recupero, anche se Harris ha avuto proprio negli ultimi giorni alcune rilevazioni da cui trarre un po’ di ottimismo (come il sondaggio sull’Iowa di cui abbiamo parlato prima). La verità resta una sola: i sondaggi indicano risultati all’interno della forbice e statisticamente non c’è un risultato finale più probabile dell’altro. Nelle ultime elezioni poi i sondaggi non si sono dimostrati particolarmente precisi, quindi può davvero finire molto nettamente in un senso oppure nell’altro.
Per Harris, la via più diretta per la Casa Bianca è conquistare i tre Stati della Rust Belt (Pennsylvania, Michigan e Wisconsin): con questi tre, contestazioni di Trump a parte, diventerebbe la prima presidente donna degli Stati Uniti. Trump deve per vincere ‘scippare’ almeno uno di questi tre Stati solitamente democratici. Se ci riuscisse con la Pennsylvania (19 voti) Harris sarebbe in difficoltà perché dovrebbe compensare con il Nevada più uno tra Georgia o North Carolina – l’Arizona non basterebbe. Se invece Trump conquistasse uno tra Michigan (16 voti) e Wisconsin (10 voti), Harris dovrebbe puntare a Nevada+Arizona (10+6) o a alla Georgia (16) per compensare il Michigan o almeno alla North Carolina (15) per compensare il Wisconsin.
Le variazioni sul tema sono moltissime, ma tutte girano intorno alla Rust Belt che per Harris sarebbe sufficiente mentre Trump ha bisogno di tutta la Sun Belt più uno degli Stati più a nord. Con l’incognita Iowa spuntata negli ultimi giorni.
Cos’altro bisogna tenere d’occhio: Senato e Camera
Non c’è solo la presidenza in gioco, ma anche le maggioranze di Camera e Senato. Un presidente con una o due camere contro può essere molto meno incisivo, soprattutto in politica interna e sulle scelte di bilancio.Quindi capire chi otterrà la maggioranza del Senato e della House of Representatives sarà un altro aspetto fondamentale per la nottata. Senza dimenticare che nella poco probabile possibilità di un pareggio nel collegio elettorale (269 a 269) sarà la nuova Camera ad eleggere il presidente, con voto non dei singoli ma delle delegazioni statali – sistema che dovrebbe favorire Trump – mentre il Senato sceglierebbe il vicepresidente.