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L’analista Campbell: “È testa a testa, ma non ci sarà violenza. Ecco come orientarsi tra i sondaggi”

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“Sapremo i risultati al più presto domani, forse giovedì, ma ci vorrà un po' di tempo prima di accertare con sicurezza chi sarà il vincitore o la vincitrice”, dice il professore ‘emeritus’ all’American University di Washington
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NEW YORK – “Gli Stati Uniti sono molto divisi, su questo non c’è dubbio, ma resto convinto che questa divisione non porterà alcuna violenza, credo che in America la democrazia sia ancora ben salda e queste elezioni lo dimostreranno, anche se qualche sondaggio dice il contrario”. W. Joseph Campbell, professore ‘emeritus’ all’American University di Washington è uno dei più attenti osservatori delle dinamiche sociali e dei sondaggi elettorali. Il suo ultimo libro, ‘Lost in a Gallup: Polling Failure in U.S Presidential Elections’, mette a fuoco tutti gli errori che le società di sondaggio commettono prevedendo i risultati elettorali e troppo spesso andando incontro a sviste clamorose. A Repubblica spiega come fare attenzione anche ai sondaggi di questi giorni.

Dopo avere sbagliato in modo clamoroso i sondaggi nel 2016 e in buona parte anche quelli del 2020, oggi sono più accurati?

“Quest'anno ci sono stati molti sforzi da parte dei ‘pollster’ per adeguare la loro metodologia, per cer…

NEW YORK – “Gli Stati Uniti sono molto divisi, su questo non c’è dubbio, ma resto convinto che questa divisione non porterà alcuna violenza, credo che in America la democrazia sia ancora ben salda e queste elezioni lo dimostreranno, anche se qualche sondaggio dice il contrario”. W. Joseph Campbell, professore ‘emeritus’ all’American University di Washington è uno dei più attenti osservatori delle dinamiche sociali e dei sondaggi elettorali. Il suo ultimo libro, ‘Lost in a Gallup: Polling Failure in U.S Presidential Elections’, mette a fuoco tutti gli errori che le società di sondaggio commettono prevedendo i risultati elettorali e troppo spesso andando incontro a sviste clamorose. A Repubblica spiega come fare attenzione anche ai sondaggi di questi giorni.

Dopo avere sbagliato in modo clamoroso i sondaggi nel 2016 e in buona parte anche quelli del 2020, oggi sono più accurati?

“Quest'anno ci sono stati molti sforzi da parte dei ‘pollster’ per adeguare la loro metodologia, per cercare di evitare l’ennesimo imbarazzo nei sondaggi, come successo nel 2020 e in modo ancora più eclatante nel 2020. Sono stati fatti molti sforzi per assicurarsi che i sondaggi riflettano effettivamente il risultato delle elezioni e la conclusione è che tutti dicono che sarà una gara molto combattuta. Vedremo se lo sarà, lo sapremo con certezza solo dopo le elezioni”.

Quando sapremo i risultati?

“Al più presto domani, forse giovedì, ma ci vorrà un po' di tempo prima di sapere con sicurezza chi sarà il vincitore o la vincitrice e se quest’anno i sondaggi hanno funzionato. Le voglio fare notare che un errore di due o tre punti nei sondaggi potrebbe fare una grande differenza, in un senso o nell’altro. Ci sono molti modi in cui l’errore può insinuarsi nei sondaggi elettorali. Quindi resta tutto in bilico e incerto”.

Ci possiamo fidare quando i grandi network tv e l’Associated Press ‘chiameranno’ il vincitore nei singoli Stati?

“Direi proprio di sì, sono tutti piuttosto affidabili, analizzano il voto nelle singole contee, l’affluenza - decisiva come non mai - quando sentono di avere informazioni sufficienti per prendere una decisione, per fare una ‘chiamata’ la fanno e di solito è accurata e resta in piedi”.

Anche sui sette Stati in bilico?

“Quelli, salvo grandi sorprese, saranno tutti ‘toss up’, senza un chiaro vincitore. Per qualcuno dei sette ci vorrà meno tempo, per altri possono passare anche molte ore”.

La più incerta è la Pennsylvania?

“Si, così sembra da tutti i tipi di sondaggi che ho seguito. Sarà anche quella che darà i risultati più lentamente. La Pennsylvania è un problema perché è forse lo Stato più importante da tenere d’occhio. Però anche lì vale il discorso generale, se ci sono due/tre punti di errore nei sondaggi magari il conteggio, che di solito è lento - nel 2020 ci sono voluti quasi quattro giorni - diventa più veloce. Io dico che dovremmo aspettare fino a giovedì”.

Nel suo ultimo libro - ‘Lost in a Gallup' - lei sostiene che i giornalisti, i media in generale, hanno fortemente contribuito, con la loro ‘narrativa’, alla debacle dei sondaggi. Vale anche per queste elezioni?

“Ho scritto che sono anche loro responsabili. Il mio punto di vista sui sondaggi e sui giornalisti è che i sondaggi stabiliscono l'agenda per i giornalisti nel come coprire le elezioni. Molti organi di informazione in questo Paese non sopportano Donald Trump e credo che la loro copertura abbia riflettuto questo. E quando i sondaggi vanno male, anche la narrazione dei giornalisti sulle elezioni tende ad andare male. Vedremo quindi cosa succederà, se i sondaggi sono stati accurati o meno quest’anno, se i giornalisti, in termini di racconto, di storie, di personaggi, sono stati accurati o meno”.

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