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Maschi impoveriti, donne bianche e latinos: i dem perdono pezzi

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Il trionfo elettorale sancisce la svolta “popolare” dei repubblicani maturata con l’avvento di Trump. La promessa di tagli fiscali e dazi a difesa dell’industria cementa l’alleanza con i conservatori
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New York — Quando era ancora solo un impresario di casinò, il futuro due volte presidente degli Stati Uniti Donald Trump provò a convincere un amico miliardario, e la bellissima modella che l’accompagnava, a visitare una delle sue case da gioco ad Atlantic City. Il businessman storse il naso «Laggiù c’è solo white trash», spazzatura bianca, gergo classista per i diseredati. La ragazza straniera, incuriosita, chiese a Trump: «Che vuol dire white trash?» e lui imperterrito: «Gente uguale a noi, ma senza soldi».

L’aneddoto spiega, meglio di un trattato sui flussi elettorali, la magica capacità da rabdomante di Trump di comprendere umori, istinti, bisogni, aspirazioni di operai, fattorini, braccianti, bidelle, disoccupati, guardiani, le classi che hanno trasformato il Partito Repubblicano, che fu dei banchieri Rockefeller, in bastione dei lavoratori, umiliando la sinistra democratica di Kamala Harris.

In nessuna delle 3.143 contee Usa, Harris ha superato il voto di Biden nel 2020, una r…

New York — Quando era ancora solo un impresario di casinò, il futuro due volte presidente degli Stati Uniti Donald Trump provò a convincere un amico miliardario, e la bellissima modella che l’accompagnava, a visitare una delle sue case da gioco ad Atlantic City. Il businessman storse il naso «Laggiù c’è solo white trash», spazzatura bianca, gergo classista per i diseredati. La ragazza straniera, incuriosita, chiese a Trump: «Che vuol dire white trash?» e lui imperterrito: «Gente uguale a noi, ma senza soldi».

L’aneddoto spiega, meglio di un trattato sui flussi elettorali, la magica capacità da rabdomante di Trump di comprendere umori, istinti, bisogni, aspirazioni di operai, fattorini, braccianti, bidelle, disoccupati, guardiani, le classi che hanno trasformato il Partito Repubblicano, che fu dei banchieri Rockefeller, in bastione dei lavoratori, umiliando la sinistra democratica di Kamala Harris.

In nessuna delle 3.143 contee Usa, Harris ha superato il voto di Biden nel 2020, una rotta storica per ceti, geografia, anagrafe, sesso, etnia: palmo a palmo sulle 3.809.525 miglia quadrate della nazione, metropoli sfavillanti e villaggi polverosi voltano uniti le spalle ai democratici. L’analista Ian Bremmer sintetizza la debacle: Maschi Bianchi 59% Trump, 39% Harris; Donne Bianche 52% Trump, 47% Harris; Afroamericani 78% Harris, 20% Trump; Afroamericane 92% Harris, 8% Trump. Visti da vicino i dati sono ancora peggiori perché, categoria per categoria, Harris perde terreno su Biden cedendo all’offensiva trumpiana. La slavina rovinosa fra gli ispanici, che i democratici consideravano riserva elettorale dopo la battuta volgare di uno comico repubblicano, premia il gringo Trump 54 a 44, piegando Harris nei presunti Stati in bilico. Le donne latine vanno 61 a 37 con Harris, ma senza la massa per mutare la dinamica del voto di cubani, centro e sudamericani.

Come ogni rivoluzione politica, anche Trump II ha alle origini un pamphlet, ricordato di sfuggita dal Wall Street Journal: nel 2020, quando Biden batte a sorpresa Trump, il deputato Jim Banks, dell’Indiana, diffonde per lo stato maggiore a Mar-a-Lago in Florida un memorandum dal titolo “Grand Old Party repubblicano partito della classe operaia”. Con oltre 11 milioni di voti in più del 2016, pur sconfitto, Trump aveva ricevuto donazioni per pochi dollari da un esercito di operai e fattorini, mentre Biden dominava fra docenti universitari e banchieri. Banks propone dunque di cementare l’alleanza popolare, persuaso che ispanici, cattolici e conservatori sui temi gender, Lgbtq, aborto, possano essere attratti con tagli alle tasse, dazi a difesa dell’industria pesante, stop agli emigranti illegali che contendono loro i salari.

Funziona alla perfezione e Banks celebra martedì con l’elezione a senatore, ricordando il padre operaio, la madre cuoca, la vita nelle roulotte in periferia, white trash, «basta con le élite democratiche che ci svendono a Cina e Messico». I neri, secondo dati Ap VoteCast, disertano Harris affascinati dal pifferaio Trump in percentuali minori dei latini, ma sufficienti alla vittoria del Gop. E se guardate al titolo di studio, Trump fa man bassa fra chi ha solo passato la scuola superiore, +12% su Harris e +4% sul 2020, trionfando in un gruppo che raccoglie oltre il 60% dei cittadini. Harris vince sì fra i laureati, +15%, ma anche lì cede un punto sul 2020. Il 20% alla verde Jill Stein dei quartieri arabi del Michigan, sfregio per Gaza, non è decisivo ma affonda le speranze Dem. Martedì sera il successo di Trump si intravedeva già dallo scrutinio in Florida, Stato prima conteso, ora solido per i repubblicani, con contee-feudo dei democratici, Miami Dade o Osceola, a passare di mano.

È la columnist Megan Garber ad osservare come Trump e il sodale Elon Musk abbiano formato una Trolligarchia, comunicando come troll, i dispettosi utenti dei social media, e la platea li ama per questo. Trump sul camion di spazzatura, Musk a saltare sul palco, Trump che balla muto sulle note di “YMCA” o mima sesso orale con un microfono, Musk che compra voti con la lotteria, stuccano i docenti di diritto costituzionale ma fra i maschi under 30, patiti di Trump, il tono irriverente, alla Berlusconi con Obama e Merkel, fa sfracelli.

Il mancato sostegno alla Harris da parte del Washington Post ha sollevato un autodafé mondiale fra i giornalisti, ma schiere di giovani hanno seguito la campagna 2024 su TikTok, altro che glorie del Watergate. Vitus V Spehar, per esempio, è un TikToker da 3 milioni di followers, invidiato dalle testate mainstream: è stato lui a spiegare ai ragazzi addio di Biden e avvento di Trump. Con 9 milioni di seguaci, anche il nuovo presidente è una star e a Washington si sussurra che chiuderà per questo le inchieste sul social media, dalla opaca proprietà cinese.

L’incapacità di oltrepassare l’inamidato XX secolo liberal, il non comprendere che il proletariato insultato come “white trash” è Trump senza soldi, isola Harris e sconfigge il suo partito. Alla vigilia del voto, il sito della rivista Foreign Affairs ha ripubblicato, presago, un testo dello storico Arthur Schlesinger datato 1997, dal titolo mesto “La democrazia ha un futuro?”: «Il nazionalismo resterà nel XXI secolo la più potente delle emozioni politiche e la democrazia sarà pressata dai temi razziali, dalla tecnologia, dal capitalismo, con la frustrazione spirituale dell’anonima società globale…», palla di vetro acuta dell’America 2024.

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