J.D. Vance festeggia la vicepresidenza: il senatore dell’Ohio diventato famoso per un libro sui “cafoni”
di Gianni RiottaNEW YORK – “Mio nonno era un ubriacone, mia nonna gli dava da mangiare spazzatura o lo bagnava di nafta per reazione, mia mamma era drogata di psicofarmaci ed eroina, cambiava un compagno al giorno, con papà divorziarono subito, la povertà era eterna in famiglia”: queste le prime memorie di J.D. Vance, 40 anni, senatore repubblicano dell’Ohio, ex caporale in Iraq, Second Marine Aircraft Wing, ora vicepresidente con Donald Trump alla Casa Bianca e con uno sguardo verso la nomination del partito nel 2028.
Chi è J.D. Vance
Vance è nato in miseria in Ohio, ha scritto una biografia best seller Elegia Americana (tradotta in italiano da Garzanti, il titolo originale Hillbilly Elegy suona piuttosto "Elegia del bracciante”), arrivata sugli schermi con il famoso regista Ron Howard e l’attore Gabriel Basso nella parte del protagonista. Vance, grazie ai sacrifici della nonna “dura come un serpente”, si laurea in legge alla Yale University, dove nessuno dei “cafoni hillbilly” sogna certo di st…
NEW YORK – “Mio nonno era un ubriacone, mia nonna gli dava da mangiare spazzatura o lo bagnava di nafta per reazione, mia mamma era drogata di psicofarmaci ed eroina, cambiava un compagno al giorno, con papà divorziarono subito, la povertà era eterna in famiglia”: queste le prime memorie di J.D. Vance, 40 anni, senatore repubblicano dell’Ohio, ex caporale in Iraq, Second Marine Aircraft Wing, ora vicepresidente con Donald Trump alla Casa Bianca e con uno sguardo verso la nomination del partito nel 2028.
Chi è J.D. Vance
Vance è nato in miseria in Ohio, ha scritto una biografia best seller Elegia Americana (tradotta in italiano da Garzanti, il titolo originale Hillbilly Elegy suona piuttosto "Elegia del bracciante”), arrivata sugli schermi con il famoso regista Ron Howard e l’attore Gabriel Basso nella parte del protagonista. Vance, grazie ai sacrifici della nonna “dura come un serpente”, si laurea in legge alla Yale University, dove nessuno dei “cafoni hillbilly” sogna certo di studiare, alma mater di cinque presidenti Taft, Ford, Bush padre e figlio, Clinton, con J.D. ansioso di essere il sesto.
Vance vanta pedigree politico incredibile per l’età. Mentre i coetanei, dai monti Appalachiani alle periferie di Cincinnati e Middletown, finiscono vittime del fentanyl, disoccupati, divorziati, alcolizzati, vittime di stress post-traumatico, la fede americana antica, cavarsela da soli, lo porta a giurare Semper FI, sempre fedele ai Marines, e vedere in prima linea la sconfitta della guerra al terrorismo lunga dal 2001 di Bush figlio, alla ritirata da Kabul di Biden, 2021.
"Mai con Trump”
Tornato a casa, avvocato, lavora in California per Peter Thiel, ricco trumpiano di Silicon Valley persuaso che “libertà e democrazia non siano compatibili” e serva una sorta di oligarchia tecnologica in America. Il giovane Vance, registrato democratico fino al 2014, non crede nel 2016 a Trump, lo combatte con asprezza scrivendo sul quotidiano progressista inglese The Guardian: “Sono un repubblicano della corrente ‘Mai con Trump’. Trump è droga, eroina culturale, seduce la classe operaia e la corrompe”, fino a votare per il candidato indipendente McMullin fra Hillary Clinton e Trump nel 2016.
Ad avvicinare Trump e Vance è dunque Thiel, orgoglioso dell’ambizioso collaboratore: quando J.D. si candida al Senato, nel 2022, molti repubblicani vogliono tagliargli la strada alle primarie, ma i soldi di Thiel, 17 milioni di spot tv, lo riportano in testa finché Trump dimentica gli insulti, fatto rarissimo, e concede l’agognato endorsement all’ex marine. Da allora i due sono inseparabili, con il figlio dell’ex presidente, Donald jr. a far da tramite e il presidente a gongolare “Che occhi blu irresistibili ha J.D.”.
Brillante, maestro di scrittura e oratoria, aspro sui social (ha indicato in Biden il mandante dell’attentato di Butler, insultato gli emigranti e aizzato alla resistenza contro i brogli di Harris), pronto a ribattere alla sinistra “voi parlate di poveri, io son stato povero, voi date sussidi ai poveri, io dico diamogli lavoro e scuola”, J.D. Vance porta a Washington la generazione nata negli anni ’80 del secolo scorso, offrendo a Trump, figlio di un ricco, un vicepresidente che si è fatto da solo, in pace e in guerra, e conosce le sofferenze delle famiglie bianche senza laurea, la base formidabile trumpiana.
Anti-ucraino
Lo scorso 23 aprile, quando il Senato vota 61 miliardi di aiuti militari all’Ucraina nella guerra contro la Russia, Vance obietta che non c’è soluzione militare al conflitto. “Nel 2003 – dice commosso Vance – ho commesso l’errore di sostenere la guerra in Iraq, arruolandomi nei Marines. Ho servito il mio Paese con onore, ma in Iraq ho capito che mi hanno mentito, che le promesse della classe dirigente sulla politica estera sono una balla colossale”. Il presidente ucraino Zelensky ha in Vance un nemico giurato, scettico sull’internazionalismo, isolazionista, ostile alle guerre, freddo sull’Europa, vedremo sulla Nato. Il sovranismo neutralista, categoria strategica che fa proseliti in Italia ed Ue, da sinistra a destra, la delusione per l’Iraq e l’Afghanistan, faranno del caporale vicepresidente Vance un partner ispido per von der Leyen, affabile per Putin.
Duro sull’emigrazione irregolare, J,D. Vance ha sposato una studentessa di legge indiana, immigrata, Usha Chilukuri, con cui ha tre figli, “è lei a prendermi in giro se mi monto la testa”, rimasta nell’ombra in campagna elettorale e nessuno sa bene come mai. Nemico del diritto di scelta delle donne sull’aborto e della cultura LGBT+, il vicepresidente J.D. Vance è un conservatore all’antica, senza privilegi, rampollo della nazione tradizionale, persuaso che con la fatica il povero riesca ad emergere: Donald Trump ha scelto bene il suo campione, un Hillbilly alla Casa Bianca.