La tristezza dei sostenitori di Kamala Harris. Lei rinvia il discorso
dalla nostra inviata Anna LombardiWASHINGTON - Cedric Richmond, co-presidente della campagna di Kamala Harris, sale sul palco che era stato allestito per il discorso della candidata democratica nel cortile centrale della Howard University, quando è ormai l’1 di notte americana. E almeno la metà delle 20mila persone accorse se ne sono già andate, scoraggiate da quella mappa degli Stati Uniti vista su grande schermo che nel corso della serata si è dipinta sempre più di un acceso rosso-Trump. «Abbiamo ancora voti da contare e Stati da assegnare. Per noi non è ancora finita. Stasera non sentirete la voce di Kamala Harris. La notte è ancora lunga». Poi assicura: «Intanto vi ringraziamo per il vostro entusiasmo e per essere stati qui. Parlerà domani. Si rivolgerà alla nazione». Spiegando che ha lasciato da pochi minuti l’area dell’università. Il mood dei sostenitori di Harris è già cambiato. La festa si è spenta ben prima che i numeri confermi la vittoria di Trump nei voti elettorali. Alcuni pregano e si tengono per mano. S…
WASHINGTON - Cedric Richmond, co-presidente della campagna di Kamala Harris, sale sul palco che era stato allestito per il discorso della candidata democratica nel cortile centrale della Howard University, quando è ormai l’1 di notte americana. E almeno la metà delle 20mila persone accorse se ne sono già andate, scoraggiate da quella mappa degli Stati Uniti vista su grande schermo che nel corso della serata si è dipinta sempre più di un acceso rosso-Trump. «Abbiamo ancora voti da contare e Stati da assegnare. Per noi non è ancora finita. Stasera non sentirete la voce di Kamala Harris. La notte è ancora lunga». Poi assicura: «Intanto vi ringraziamo per il vostro entusiasmo e per essere stati qui. Parlerà domani. Si rivolgerà alla nazione». Spiegando che ha lasciato da pochi minuti l’area dell’università. Il mood dei sostenitori di Harris è già cambiato. La festa si è spenta ben prima che i numeri confermi la vittoria di Trump nei voti elettorali. Alcuni pregano e si tengono per mano. Se si confermerà perdente anche nel voto popolare, la sconfitta per la vicepresidente sarà ancora più cocente di quella di Hillary nel 2016.
Nei programmi televisivi si parla da tempo di débacle: il Senato è già andato. Che la notte virasse verso la sconfitta è apparso sempre più probabile da quando Donald Trump si è aggiudicato Georgia e Carolina del Nord anche se c’erano ancora i voti postali da contare (un metodo prediletto tradizionalmente dai dem).
I democratici ci speravano ancora anche quando il New York Times proiettava The Donald vincitore al 95 per cento. Lei stava andando molto peggio di com’era andato Joe Biden. Anche il Washington Post ha ceduto presto: “La vittoria si avvicina per Trump”. Per poi riconoscere il sorpasso negli Stati aggiudicati.
La Pennsylvania non era ancora stata assegnata, ma la Fox lo aveva già proclamato presidente.
I democratici sono già sotto choc, proprio come otto anni fa. Si scambiano messaggi affranti. Per tanti, una nuova America di Trump è un incubo che non riescono nemmeno a immaginare.