WASHINGTON — «Veritas et Utilitas», verità e servizio. E poi «Fede, Integrità, Sacrificio, Leadership, Legacy»: c’è scritto proprio così sulle patch delle varsity jacket - le giacche sportive con la lettera grande sul petto - sfoggiate con fierezza dagli studenti della Howard University. «Sono i valori cui ci ispiriamo», ti dicono esibendo quei motti con orgoglio: «Gli stessi della nostra Kamala». Hanno affrontato ore di fila per accedere al cortile del loro ateneo addobbato con bandiere a stelle e strisce e palloncini rossi e blu. Hanno atteso in fila per ore e anche quando le proiezioni sui grandi schermi sparsi ovunque suggeriscono il peggio, continuano a ballare «Abbiamo lavorato troppo perché tutto questo possa sfumare», ti dice una di loro, mentre sventola frenetica la sua bandierina. Lei e i suoi compagni cercano segni incoraggianti in ogni mappa che appare in tv. Sperano ancora di poter ribaltare le sorti dell’eminente ex alunna nella lunga notte elettorale.
Dicono che Har…
WASHINGTON — «Veritas et Utilitas», verità e servizio. E poi «Fede, Integrità, Sacrificio, Leadership, Legacy»: c’è scritto proprio così sulle patch delle varsity jacket - le giacche sportive con la lettera grande sul petto - sfoggiate con fierezza dagli studenti della Howard University. «Sono i valori cui ci ispiriamo», ti dicono esibendo quei motti con orgoglio: «Gli stessi della nostra Kamala». Hanno affrontato ore di fila per accedere al cortile del loro ateneo addobbato con bandiere a stelle e strisce e palloncini rossi e blu. Hanno atteso in fila per ore e anche quando le proiezioni sui grandi schermi sparsi ovunque suggeriscono il peggio, continuano a ballare «Abbiamo lavorato troppo perché tutto questo possa sfumare», ti dice una di loro, mentre sventola frenetica la sua bandierina. Lei e i suoi compagni cercano segni incoraggianti in ogni mappa che appare in tv. Sperano ancora di poter ribaltare le sorti dell’eminente ex alunna nella lunga notte elettorale.
Dicono che Harris sia arrivata col buio alla sua Alma Mater dagli edifici color cioccolato, accompagnata dalla cerchia più intima di amici e consiglieri. Dopo aver trascorso la giornata fra interviste radiofoniche dove ha continuato a incitare tutti «ad andare a votare» e la cena al Number One Observatory Circle, residenza ufficiale dei vicepresidenti, con la sua famiglia allargata: «Una tradizione che ho voluto mantenere». Agli studenti lasciati fuori – così come a tanti altri fan – sono rimasti i Watch Party, certo più modesti, organizzati un po’ ovunque dalle case private a numerosi locali della capitale. Come quello che i giovani dem hanno allestito a The Park: il cocktail bar sulla 14esima strada, a due passi da quella Casa Bianca dove Joe Biden ha atteso i risultati con la famiglia e lo staff: super transennata con nuove e alte recinzioni metalliche per paura di protesta in caso di sconfitta di Trump.
«Harris è una di noi» ti dice entusiasta Jahaida Jesurum, 19enne al primo anno di Scienze Politiche: «Comunque vada, Harris è già un modello per tutte. Ci ha spalancato le porte, è la prova vivente che una donna colta e intelligente può sognare in grande». D’altronde, è anche per questo che Kamala ha scelto di essere qui, fra i giovani dell’università “black” nata nel 1867: ben prima che le scuole venissero desegregate, oggi aperto a tutti: ma ancora per due terzi frequentata da afroamericani. - Definita “La Mecca” per aver formato leader leggendari conta tra i suoi ex alunni la premio Nobel per la Letteratura Toni Morrison, lo scrittore Ta-Nahisi Coates. E poi il primo giudice afroamericano alla Corte Suprema Thurgood Marshall e pure la procuratrice generale di New York Letitia James, responsabile delle indagini sulle frodi fiscali di Trump.
Comunque vada essere qui per Kamala è una rivendicazione d’appartenenza razziale e d’impegno per i diritti civili. Tanto più dopo la decisione della Corte Suprema a maggioranza conservatrice di abolire l’Affirmative Action, legge che tutelava l’ammissione nelle università di studenti appartenenti a minoranze, che sta già impattando sugli afroamericani più poveri. Harris, d’altronde, è figlia di due immigrati che allo studio hanno sempre dato enorme importanza: «Mia madre, Shyamala Gopalan arrivò dall’India a 19 anni per seguire il sogno di curare il cancro. In California, incontrò mio padre, Donald Harris, arrivato dalla Giamaica per studiare economia. Si innamorarono nel più americano dei modi: mentre marciavano insieme lottando per i diritti civili».
Mamma Shyamala ha poi cresciuto da sola lei e la sorella Maya. Aiutata dai frequentatori del Rainbow Sign, il centro culturale dove da bambina Kamala ha avuto la possibilità di ascoltare i più interessanti artisti neri degli anni ’70. Se alla laurea in giurisprudenza all’Hastings College di San Francisco deve la prima parte della sua carriera, quella Law and Order - procuratrice distrettuale e poi prima donna e nera Attorney General della California – alla Howard che studia economia e scienze politiche. «I miei anni più formativi». Soprattutto, qui entra a far parte di Alpha Kappa Alpha, la più antica (nata nel 1908) e celebre “sorority” di afroamericane: una delle “nove divine” cui sono legate 2 milioni di donne nere. Ed è anche per quelle “sorelle” che ha scelto di essere alla Howard. Il ringraziamento al network che fin dal primo momento si è schierato al suo fianco. Unico nel suo genere, da sempre al lavoro per lo sviluppo della comunità black, si mobilita compatto: e già nel 2008 fu cruciale nel sostenere l’elezione di Barack Obama. Autorganizzate nel gruppo Win With Black Woman, furono proprio loro, la sera della rinuncia di Joe Biden, a convocare la riunione via zoom cui parteciparono in 44 mila, compresa Oprah Winfrey: raccogliendo in poche ore 1,6 milioni di dollari per “sorella Harris”. Le donne bianche fecero lo stesso: 1,3 milioni di dollari in una call con 53 mila partecipanti.
A quel punto fu chiaro che non si poteva frammentare l’onda di entusiasmo partita dal basso: e arrivarono gli endorsement dei big del partito. Harris è già l’ex alunna della Howard arrivata più lontano: prima vicepresidente donna, nera, indo-americana degli Stati Uniti d’America.
A mezzanotte il sogno di essere qualcosa di più sembra molto lontano. Anche se la sua campagna aspetta i risultati del “blue wall” (Wisconsin, Michigan e Pennsylvania), per i quali serviranno ore. Harris non parlerà per ora. «Dormiamo un po’ e prepariamoci a chiudere in bellezza domani», ha scritto in un messaggio inoltrato allo staff della campagna Jen O’Malley Dillon, responsabile della campagna elettorale della candidata democratica.