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Israele, Netanyahu caccia il ministro della Difesa Gallant. L’ira della folla in piazza contro il premier: “Traditore”

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Lo sostituirà il falco Katz. Mentre Saar andrà agli Esteri. Il rimpasto shock avviene nel mezzo dello scandalo per i leak di documenti militari
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TEL AVIV — «Ciao, ho deciso di rimuoverti dal tuo ruolo. Il tuo incarico terminerà 48 ore dopo il ricevimento di questa lettera. Grazie per il lavoro svolto come ministro della Difesa». Tre righe di benservito, firmate dal premier Benjamin Netanyahu. Non si può dire che ci sia andato leggero neppure nei modi, il premier israeliano: ieri sera, nel momento in cui tutti gli occhi erano concentrati sulle elezioni americane, ne ha approfittato per togliersi dai piedi il meno allineato tra i ministri; il più «moderato», seppure indagato insieme a lui per crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.

Al posto di Gallant, Bibi ha nominato il ministro degli Esteri Israel Katz, che sarà sostituito dal ministro senza portafogli Gideon Saar. Ma Katz è noto per le posizioni da duro sulle politiche per la sicurezza, ed è un sostenitore dei coloni fermamente contrario alla soluzione dei due Stati. Non ci sono più freni per i falchi come Ben Gvir, che si «congratula» subito per la decision…

TEL AVIV — «Ciao, ho deciso di rimuoverti dal tuo ruolo. Il tuo incarico terminerà 48 ore dopo il ricevimento di questa lettera. Grazie per il lavoro svolto come ministro della Difesa». Tre righe di benservito, firmate dal premier Benjamin Netanyahu. Non si può dire che ci sia andato leggero neppure nei modi, il premier israeliano: ieri sera, nel momento in cui tutti gli occhi erano concentrati sulle elezioni americane, ne ha approfittato per togliersi dai piedi il meno allineato tra i ministri; il più «moderato», seppure indagato insieme a lui per crimini di guerra dalla Corte penale internazionale.

Al posto di Gallant, Bibi ha nominato il ministro degli Esteri Israel Katz, che sarà sostituito dal ministro senza portafogli Gideon Saar. Ma Katz è noto per le posizioni da duro sulle politiche per la sicurezza, ed è un sostenitore dei coloni fermamente contrario alla soluzione dei due Stati. Non ci sono più freni per i falchi come Ben Gvir, che si «congratula» subito per la decisione. «Con Gallant non si può ottenere una vittoria completa, ha fatto bene a rimuoverlo», twitta appena esce la notizia.

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E forse non è finita qui: secondo Walla, Bibi è pronto a licenziare anche il capo Stato maggiore, Herzi Halevi, e il capo dello Shin Bet, Ronen Bar. Una rivoluzione in un momento delicatissimo, con tre guerre in corso e mentre Israele attende che si compia la minaccia iraniana di rispondere al blitz lanciato la notte del 25 ottobre, con il rischio che riparta l’escalation del conflitto. Un rischio che con la nuova governance dei falchi senza contrappesi è ancora più elevato. «Lavoreremo insieme per la vittoria — promette Katz — e per raggiungere gli obiettivi della guerra: il ritorno di tutti gli ostaggi, la distruzione di Hamas a Gaza, la sconfitta di Hezbollah in Libano, il contenimento dell’Iran e il ritorno sicuro dei residenti alle loro case».

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Netanyahu aveva già provato a marzo dello scorso anno a dare il benservito a Gallant. Ma non funzionò. Il paese scese in strada con un fiume di proteste in suo sostegno, e il premier fu costretto a fare marcia indietro. Ma quelli erano i giorni neri delle proteste infinite per la riforma del sistema giudiziario e per le spallate alla Costituzione. E quando pensò di riprovarci, il mese scorso, ed era pronto a nominare Saar al suo posto, l’attacco dei cerca persone fece saltare tutto. Forse ieri Bibi contava su un clima più favorevole, e puntava sulla distrazione per le elezioni Usa; ma la reazione è subito durissima. «Scendete in piazza!», twitta il presidente dei Democratici, Yair Golan, facendo appello a rettori, presidi, mondo del lavoro e «anche a voi in divisa». Tutti fermi a protestare: «Netanyahu sta distruggendo Israele, solo noi possiamo salvarlo». La folla lo fa ovunque, da Tel Aviv ad Haifa, Netanya, Beersheba e pure al Nord, dove l’Idf proibisce assembramenti per le bombe di Hezbollah. In migliaia, a Gerusalemme, sciamano sotto casa di Netanyahu. Bloccano le arterie, sventolano le bandiere: «Bibi traditore», urlano.

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Il premier giustifica così la cacciata di Gallant: «Il mio massimo impegno è la sicurezza di Israele e una vittoria completa. Nel mezzo di una guerra è necessaria la piena fiducia. Sfortunatamente negli ultimi mesi si è incrinata». Parla di fratture «nella gestione della campagna militare», accompagnate da «dichiarazioni e azioni che contraddicono governo e gabinetto». «La sicurezza dello Stato di Israele è stata e rimarrà sempre la missione della mia vita», replica Gallant che in realtà cita se stesso: quelle parole le aveva pronunciate, identiche, lo scorso marzo quando Bibi ci aveva provato, inutilmente, una prima volta.
«Licenziarlo è un atto di follia», dice il leader dell’opposizione Yair Lapid accusando Netanyahu di «aver svenduto la sicurezza di Israele e dei soldati per una vergognosa sopravvivenza politica». Proprio ieri il premier si era infuriato per la notizia di una nuova nube giudiziaria alle sue finestre, quella sulla falsificazione dei verbali del governo. Si aggiunge agli arresti dei giorni scorsi tra i suoi fedelissimi per la diffusione di notizie riservate.

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