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Viaggio a Trumplandia: le ferite d’America che spiegano il risultato delle elezioni

(afp)

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L’aumento dei prezzi ha flagellato tutti, bianchi e minoranze, donne e uomini, giovani ed anziani. Insieme alla percezione della criminalità e agli eccessi della cultura woke è tra la ragioni della vittoria repubblicana
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NEW YORK – Per comprendere da dove viene l’onda popolare che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca bisogna entrare dentro le ferite dell’America: dai centri per senzatetto alle drogherie, dai campus universitari ai quartieri più insicuri delle aree urbane

L’inflazione

Varcare la soglia dell’"Atlanta Mission" al 165 di Ivan Allen Jr Boulevard, nella più grande città della Georgia, significa incontrare Tensley Alman, la ceo afroamericana che gestisce 800 letti. "In genere ospitavamo i senzatetto - afferma - ma da due anni i nostri clienti sono cambiati, si tratta in gran parte di uomini e donne che non riescono a pagare l’affitto di casa". L’inflazione ha molti volti e innumerevoli vittime. Jerly Heisz, 79 anni, è un’infermiera pensionata di Plattville, Wisconsin, con un reddito di 1.500 dollari al mese che non le basta più perché "il costo della mia spesa mensile negli ultimi quattro anni è aumentato da 100 a 150 dollari" rendendole la vita difficile.

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NEW YORK – Per comprendere da dove viene l’onda popolare che ha riportato Donald Trump alla Casa Bianca bisogna entrare dentro le ferite dell’America: dai centri per senzatetto alle drogherie, dai campus universitari ai quartieri più insicuri delle aree urbane

L’inflazione

Varcare la soglia dell’"Atlanta Mission" al 165 di Ivan Allen Jr Boulevard, nella più grande città della Georgia, significa incontrare Tensley Alman, la ceo afroamericana che gestisce 800 letti. "In genere ospitavamo i senzatetto - afferma - ma da due anni i nostri clienti sono cambiati, si tratta in gran parte di uomini e donne che non riescono a pagare l’affitto di casa". L’inflazione ha molti volti e innumerevoli vittime. Jerly Heisz, 79 anni, è un’infermiera pensionata di Plattville, Wisconsin, con un reddito di 1.500 dollari al mese che non le basta più perché "il costo della mia spesa mensile negli ultimi quattro anni è aumentato da 100 a 150 dollari" rendendole la vita difficile.


Il picco dei prezzi si è registrato fra il 2022 ed il 2023, arrivando a toccare aumenti medi nazionali del 12 per cento, ma l’impatto continua a sentirsi ovunque, anche se il ritmo di crescita è sceso. La cassiera ispanica di "Trader Joe’s" su Broadway Avenue, all’angolo con la 72ma Strada di Manhattan, elenca senza esitazione i beni alimentari con i prezzi che salgono di più: "Uova, carne, pollo, frutta, verdura e snack". La più piccola confezione di uova costa oggi in media 2,72 dollari: quattro anni fa erano 1,55 dollari. L’inflazione flagella tutti, bianchi e minoranze, donne e uomini, giovani ed anziani. Nelle città come nelle aree rurali ha innescato la genesi della protesta dal basso che ha consentito a Trump di imporsi a sorpresa del voto popolare, cambiando il volto politico della nazione.

La criminalità

Ma è solo un tassello del movimento "Make America Great Again", perché i fronti dell’insicurezza popolare sono molteplici. A cominciare dalla carenza di protezione personale. A Detroit, Michigan, Brandon Ortiz-Vite è l’immigrato illegale messicano di 25 anni, riuscito a varcare per due volte il confine con il Texas dal 2022, autore del brutale delitto di una fidanzata coetanea di Grand Rapids. I dettagli dell’omicidio hanno scosso le "Soccer Moms" - le madri di adolescenti che giocano a calcio - nel Mid-West evidenziando come l’aumento degli illegali abbia avuto un impatto sulla crescita della percezione della criminalità anche perché in molte città, da San Francisco a Chicago, ciò ha coinciso con la scelta di sindaci e governatori di ridurre i fondi alla polizia. Portando spesso a diminuire pattuglie sorveglianza nei quartieri più degradati. E ancora: nella grande area metropolitana di New York sono arrivati dal 2020 almeno 130 mila migranti - molti dei quali legali - e poiché le leggi cittadine obbligano ad offrirgli totale accoglienza il bilancio comunale ha speso oltre due miliardi di dollari. Innescando le proteste di tutti coloro che, da Harlem al Bronx, devono affrontare difficoltà economiche quotidiane senza poter contare su alcun tipo di aiuto della municipalità.

(afp)

Le violenze nei campus

Poi c’è il fronte dei campus: le rivolte pro-Gaza iniziate dall’autunno 2023 hanno diffuso una sensazione di carenza di sicurezza dentro alcune delle migliori università, da Yale a Columbia, nonostante le famiglie versino rette da capogiro per farvi studiare i figli. Se le prime vittime delle violenze sono stati gli ebrei – spiegando perché a New York Trump ha raccolto la quota record del 43 per cento di voto ebraico – l’impatto è stato assai più vasto perché la maggioranza degli studenti non è pro-Gaza e le famiglie hanno temuto per la sorte degli studi. Il fatto che, martedì notte, in coincidenza con lo spoglio dei voti pro-Trump, gruppi di manifestanti pro-Hamas - molti con il viso coperto - abbiano fatto irruzione con la forza a Midtown nella sede del quotidiano New York Post testimonia il rischio che le violenze originatesi dentro i campus possano estendersi, aumentando la percezione di una diffusa carenza di sicurezza.

Gli eccessi della cultura woke

Ma non è tutto. Perché a descrivere un altro fronte di insofferenza popolare sono gli italoamericani della Grande Mela protagonisti della battaglia contro l’ex sindaco Bill de Blasio per salvare la statua di Cristoforo Colombo al Columbus Circle di Manhattan. "Decise nell’arco di poche ore di toglierla, trasformando il Columbus Day nel giorno dei diritti dei nativi e solo la dura opposizione dell’ex governatore Andrew Cuomo lo frenò" racconta un veterano della "Niaf", la maggiore organizzazione degli italiani d’America. "Perché noi italiani - è la tesi di Anita Bevacqua McBride, vicepresidente Niaf per la Cultura - rispettiamo tutte le minoranze ma non sosteniamo chi distrugge le statue di Colombo". In questo caso, l’origine della sensazione di perdita di libertà è negli eccessi di una cultura "woke" basata sulla teoria dell’intersezionalità che divide la società in oppressi ed oppressori dove questi ultimi sono soprattutto gli uomini bianchi eterosessuali. Ovvero, la componente più importante della coalizione elettorale che ha riportato Trump alla Casa Bianca.

(fotogramma)

Per avere un’idea dell’impatto degli eccessi del "woke" bisogna entrare in un’aula dell’Università di Standford in California dove, due settimane fa, durante una lezione di economia, il docente ha prima citato un "pesce rosso" all’interno di un ragionamento accademico ma si è poi pubblicamente corretto, scusandosi perché "qualcuno in questa classe forse si identifica con i pesci rossi". Fra quegli studenti c’è un ragazzo ventenne proveniente da una famiglia del New England da sempre democratica che ammette di essere rimasto senza parole, "iniziando a comprendere chi ha deciso di votare per Trump". L’altro fronte degli eccessi "woke" è la polemica sui bagni transgender che vede, davanti alla Corte del Distretto Sud dell’Ohio, una coalizione di parenti e studenti fare causa alle scuole "Bethel Local" contro la decisione di consentire agli alunni transgender - maschi in transizione verso l’identità femminile - di usare i bagni delle ragazze. La scuola si difende obiettando che "i valori laici valgono più delle pratiche religiose" ma il risultato è aver trasformato lo Stato del vice di Trump, JD Vance, nell’epicentro di uno scontro sui valori fondamentali delle famiglie.

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