Germania, Kukies nuovo ministro delle Finanze. Ma il governo precipita nel caos
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – La Germania ha un nuovo ministro delle Finanze: è Joerg Kukies, ex Goldman Sachs e consigliere di Olaf Scholz da quando il cancelliere era ministro delle Finanze. Kukies è considerato un fedelissimo di Scholz e un pragmatico dalla mentalità anglosassone, poco prigioniero dei dogmi ordoliberali - e dunque l’opposto del suo predecessore, il leader della Fdp Christian Lindner, cacciato ieri sera dal cancelliere dopo una durissima resa dei conti sul bilancio che ha sfaldato la maggioranza.
Dopo la crisi conclamata dell’esecutivo, nella notte sono emerse alcune novità che stanno ulteriormente complicando il quadro. Volker Wissing, il ministro dei Trasporti che nei giorni scorsi aveva fatto appello al suo compagno di partito Lindner a non tirare la corda, ha deciso di restare ministro e di uscire dalla Fdp. Ma i suoi tre sottosegretari, tutti liberali, lo hanno abbandonato.
Il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, sostituirà i ministri nel pomeriggio, ma alle undi…
BERLINO – La Germania ha un nuovo ministro delle Finanze: è Joerg Kukies, ex Goldman Sachs e consigliere di Olaf Scholz da quando il cancelliere era ministro delle Finanze. Kukies è considerato un fedelissimo di Scholz e un pragmatico dalla mentalità anglosassone, poco prigioniero dei dogmi ordoliberali - e dunque l’opposto del suo predecessore, il leader della Fdp Christian Lindner, cacciato ieri sera dal cancelliere dopo una durissima resa dei conti sul bilancio che ha sfaldato la maggioranza.
Dopo la crisi conclamata dell’esecutivo, nella notte sono emerse alcune novità che stanno ulteriormente complicando il quadro. Volker Wissing, il ministro dei Trasporti che nei giorni scorsi aveva fatto appello al suo compagno di partito Lindner a non tirare la corda, ha deciso di restare ministro e di uscire dalla Fdp. Ma i suoi tre sottosegretari, tutti liberali, lo hanno abbandonato.
Il presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, sostituirà i ministri nel pomeriggio, ma alle undici è prevista una sua breve dichiarazione. In Germania non esiste la crisi di governo “all’italiana”: per far cadere un governo, non basta che un partito si sfili, deve cercare una maggioranza alternativa per farlo naufragare. L’ultima volta è successo nel 1982, quando il cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt fu abbandonato dai liberali che si allearono con il leader della Cdu Helmut Kohl e formarono un governo alternativo. Il pallino, dopo la crisi di ieri sera, è in mano al cancelliere, che potrebbe dimettersi o chiedere la fiducia, come ha annunciato, e poi starà al presidente della Repubblica decidere se e quando indire nuove elezioni.
Scholz, intenzionato ad andare avanti con un governo di minoranza Spd-Verdi fino al 15 gennaio, quando ha dichiarato che chiederà la fiducia al Bundestag, ha bisogno però del sostegno della Cdu/Csu per portare avanti i suoi piani e far approvare il pacchetto per la crescita e il bilancio.
Ma il leader della Cdu Friedrich Merz è già sulle barricate: “non c’è alcun motivo per chiedere la fiducia a gennaio”, ha tuonato. I cristianodemocratici vogliono che Scholz anticipi la richiesta della fiducia alla prossima settimana, in teoria il capo dello Stato ha poi 21 giorni per sciogliere il Parlamento e in quel lasso di tempo Merz si dice disponibile “ovviamente, a dialogare” e a “mostrare senso di responsabilità” sui provvedimenti da approvare.
Inoltre, se già ieri era chiaro che la riunione della coalizione di maggioranza con i tre leader, Scholz, Lindner e il capo dei verdi Robert Habeck, si era infranta sulla questione del freno al debito, alcuni media scrivono che Scholz vorrebbe in particolare trovare i soldi extra bilancio per un sostegno all’Ucraina - tanto più dopo la vittoria di Donald Trump alla Casa Bianca - e portare avanti un pacchetto di stimolo per l’economia, incluse iniziative da 400 milioni di euro per aiutare l’industria automobilistica, così come il riordino del sistema pensionistico.