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Susie Wiles detta Ice Baby: chi è la stratega, discreta e combattiva, che ha guidato Trump alla vittoria

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Sessantasette anni, sorriso di ghiaccio e la tendenza a stare in disparte, è co-presidente della campagna e una delle poche a tenere testa al presidente eletto
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New York - “Susie, vieni. Susie, vieni qui”. All’improvviso, nel mezzo del discorso della vittoria, Donald Trump ha svelato al mondo il segreto del suo successo e l’ha presentato su palco di Mar-a-Lago: Susan ‘Susie’ Summerall Wiles, 67 anni, detta “Ice Baby” per il suo sorriso di ghiaccio e la tendenza a stare in disparte. Wiles è la co-presidente della campagna elettorale di Trump e la stratega invisibile, il cui volto diventerà più popolare nei prossimi mesi. La figura di questa donna silenziosa era emersa, quasi controvoglia da parte sua, la scorsa settimana quando lei aveva pubblicato un inusuale post su X per difendere Trump dagli attacchi che un altro miliardario, Mak Cuban, gli aveva fatto riguardo il “non essere circondato da donne forti e intelligenti”. “Mi dicono - aveva commentato lei - che Cuban abbia bisogno di trovare donne forti e intelligenti che circondano il presidente Trump. Beh, eccoci”.

Wiles ha guidato la campagna assieme a Chris LaCivita, indicato dai media co…

New York - “Susie, vieni. Susie, vieni qui”. All’improvviso, nel mezzo del discorso della vittoria, Donald Trump ha svelato al mondo il segreto del suo successo e l’ha presentato su palco di Mar-a-Lago: Susan ‘Susie’ Summerall Wiles, 67 anni, detta “Ice Baby” per il suo sorriso di ghiaccio e la tendenza a stare in disparte. Wiles è la co-presidente della campagna elettorale di Trump e la stratega invisibile, il cui volto diventerà più popolare nei prossimi mesi. La figura di questa donna silenziosa era emersa, quasi controvoglia da parte sua, la scorsa settimana quando lei aveva pubblicato un inusuale post su X per difendere Trump dagli attacchi che un altro miliardario, Mak Cuban, gli aveva fatto riguardo il “non essere circondato da donne forti e intelligenti”. “Mi dicono - aveva commentato lei - che Cuban abbia bisogno di trovare donne forti e intelligenti che circondano il presidente Trump. Beh, eccoci”.

Wiles ha guidato la campagna assieme a Chris LaCivita, indicato dai media come possibile capo dello staff di Trump alla Casa Bianca, ma il tycoon sembra preferire Ice Baby. Nata in New Jersey, figlia di un ex giocatore di football con Detroit, Chicago e i New York Giants, Pat Summerall, Wiles ha cominciato la sua carriera politica negli anni ’90 come consigliera dell’allora sindaco di Jacksonville, Florida, John Delaney. Poi aveva lavorato con una rappresentante della Camera, Tillie Fowler e costruito il suo primo capolavoro, trasformando nel 2010 un uomo d’affari in un membro del Congresso: Rick Scott. Ma l’incontro che ha cambiato a lei la vita e, di riflesso, quella dell’America, avvenne nell’estate del 2015 alla Trump Tower, in piene primarie Repubblicane.

Wiles venne presentata al tycoon da un lobbista, Brian Ballard. Alla fine della conversazione, Trump le disse: “Penso sia troppo presto per impegnarsi in Florida”. Lei, educatamente, dissentì. Una notte, mentre era a letto, Wiles venne svegliata da una telefonata: era Trump. Le disse che voleva diventasse co-presidente della sua campagna in Florida. Dopo aver vinto le primarie, Susie venne spostata a New York per meglio contrastare l’avversaria, Hillary Clinton. Wiles avrebbe potuto guidare la campagna dell’ex governatore della Florida Jeb Bush o del senatore Marco Rubio, ma assentì che il cavallo su cui puntare era un altro “outsider”, come lo era stato Scott qualche anno prima. Il padre di Wiles, un alcolista, una volta raccontò di essersi convinto a entrare in un rehab dopo che la figlia, durante una festa con amici e parenti, gli aveva letto una lettera in cui gli aveva ricordato quanto la sua dipendenza dall’alcol avesse fatto soffrire tutte le persone presenti.

In realtà nel 2016 il sodalizio tra il tycoon e Ice Baby sembrava già finita. Trump pensava che lei non avesse abbastanza energia per farlo vincere in Florida. “Beh - gli aveva risposto - se vuoi uno che si getti nel fuoco, non sono io. Ma se vuoi vincere qui lasciami fare il mio lavoro”. Alle presidenziali Trump vinse in Florida con il 49 per cento dei voti, riconquistando uno Stato vinto da Barack Obama per due volte. Quattro anni dopo il tycoon conquistò il 51 per cento. Il peso di Wiles all’interno della galassia trumpiana era salito, alimentato da un’aura di mistero, gli occhiali a specchio calati sugli occhi e la tendenza a lasciare la scena agli altri. “Apparire - confessò una vota - toglie qualcosa all’efficacia”.

Dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2021, all’inizio di febbraio Trump la invitò a cena a Mar-a-Lago. Le chiese di guidare il suo comitato politico, Save America. “Io sono ambiziosa come lui - avrebbe spiegato tempo dopo - pensavo che potesse vincere e volevo che vincesse”. Come primo passo Wiles ha portato dentro LaCivita, corpulento ex Marine molto aggressivo nella comunicazione, poi ha aggiunto altre figure al “dream team”, inclusi i consiglieri Jason Miller e Steven Cheung, diventato portavoce della campagna, e il sondaggista Tony Fabrizio. Ma è solo da lei che Trump ha accettato consigli non in linea con il suo pensiero. Lei lo ha guidato nella campagna aggressiva, lei lo ha criticato per i toni offensivi usati al Madison Square Garden. Ma è rimasta sempre nell’ombra, glaciale, fino alla notte della vittoria. “La chiamiamo tutti Ice Baby”, ha detto Trump martedì, chiedendole di avvicinarsi perché ricevesse l'ovazione. E, forse, per un attimo quel ghiaccio si è un po’ incrinato.

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