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Da Taylor Swift a Julia Roberts: così è fallita la campagna delle stelle per Kamala Harris

Taylor Swift

 

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Il sostegno delle celebrità, negli anni ’80 e ’90 considerato un game changer, non ha aiutato: artisti strapagati non vengono considerati credibili se in gioco c’è la vita di tutti i giorni
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New York. Prima l’endorsement di Taylor Swift. Poi quelli di Beyoncé, Billie Eilish, Eminem, Bruce Springsteen, Cardi B., Lady Gaga e Ricky Martin. E a Hollywood George Clooney, Spike Lee, Jennifer Aniston, Julia Roberts, Harrison Ford, Arnold Schwarzenegger.

La grande parata di stelle per illuminare il percorso della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris verso la Casa Bianca si è rivelata un flop, non ha cambiato le sorti della sfida elettorale. Forse ha prodotto l’effetto contrario. Il pop riempie gli stadi, ma non le urne. Il rock scalda i fan ma non gli elettori. Artisti strapagati non vengono considerati credibili, se in gioco c’è la vita di tutti i giorni.

Nella notte in cui la candidata democratica è crollata, spazzata via dall’onda rossa di Donald Trump negli Stati chiave, i numeri confermano che il sostegno delle celebrità, negli anni ’80 e ’90 considerato un game changer, non ha aiutato. Soprattutto quello di Taylor Swift, l’artista da 280 milioni di follower su Ins…

New York. Prima l’endorsement di Taylor Swift. Poi quelli di Beyoncé, Billie Eilish, Eminem, Bruce Springsteen, Cardi B., Lady Gaga e Ricky Martin. E a Hollywood George Clooney, Spike Lee, Jennifer Aniston, Julia Roberts, Harrison Ford, Arnold Schwarzenegger.

La grande parata di stelle per illuminare il percorso della vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris verso la Casa Bianca si è rivelata un flop, non ha cambiato le sorti della sfida elettorale. Forse ha prodotto l’effetto contrario. Il pop riempie gli stadi, ma non le urne. Il rock scalda i fan ma non gli elettori. Artisti strapagati non vengono considerati credibili, se in gioco c’è la vita di tutti i giorni.

Nella notte in cui la candidata democratica è crollata, spazzata via dall’onda rossa di Donald Trump negli Stati chiave, i numeri confermano che il sostegno delle celebrità, negli anni ’80 e ’90 considerato un game changer, non ha aiutato. Soprattutto quello di Taylor Swift, l’artista da 280 milioni di follower su Instagram, la cantante protagonista di un tour da oltre un miliardo di dollari. Per mesi era stata indicata come l’incubo dei Repubblicani. I conduttori della rete conservatrice Fox News le avevano lanciato appelli a non schierarsi. Trump aveva usato l’intelligenza artificiale per annunciare il suo improbabile sostegno. L’esibizione di Springsteen, ad Atlanta, in Georgia, era sembrato un altro passo chiave della campagna. Il Boss aveva accusato Trump di voler diventare un «tiranno americano». Parole come pietre, o come palline di carta. Trump ha conquistato la Georgia. E l’appello “da madre” di Beyoncé, in Texas? Trump ha vinto agevolmente anche lì. Eminem in Michigan? Stesso risultato. Domenica De Niro a Philadelphia ha incontrato i tifosi degli Eagles e ricordato l’importanza del voto. La Pennsylvania ha scelto Trump. L’endorsement di una star in genere funziona più di un messaggio sponsorizzato. Dopo la notte elettorale qualche dubbio viene.

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