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La vittoria di Trump è una brutta notizia per il premier britannico Starmer. Ma potrebbe riavvicinare Londra e l’Ue

Sir Keir Starmer ieri a Downing St con re Abdullah di Giordania 
Ucraina, guerre commerciali, gli insulti del ministro degli Esteri e del sindaco di Londra al tycoon: nonostante la “Special Relationship”, il Labour ha tutto da perdere con “The Donald” alla Casa Bianca. Per questo, il Regno Unito potrebbe riaprirsi all’Europa come mai successo dopo la Brexit
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LONDRA – Le apparenze ingannano. Nonostante le vive congratulazioni da Londra e il pressante desiderio di proseguire la “special relationship” tra Regno Unito e Stati Uniti, l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca è una brutta notizia per Sir Keir Starmer. Il primo ministro britannico ora potrebbe presto ritrovarsi in un vicolo cieco nelle relazioni con Washington. E, paradossalmente, Trump alla Casa Bianca potrebbe riavvicinare ancora di più il Regno Unito post Brexit all’Unione Europea, più di quanto ha già promesso lo stesso Starmer.

I pessimi rapporti tra Trump e il Labour

Ma andiamo con ordine. La storica “relazione speciale” tra Londra e Washington è a serio rischio perché Trump ha fatto capire che il Regno Unito varrà come gli altri Paesi. Non si è fatto scrupolo di denunciare due settimane fa il “partito di estrema sinistra britannico Labour” alla commissione elettorale statunitense per “ingerenze straniere”, dopo che la capa della logistica dei laburisti aveva organiz…

LONDRA – Le apparenze ingannano. Nonostante le vive congratulazioni da Londra e il pressante desiderio di proseguire la “special relationship” tra Regno Unito e Stati Uniti, l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca è una brutta notizia per Sir Keir Starmer. Il primo ministro britannico ora potrebbe presto ritrovarsi in un vicolo cieco nelle relazioni con Washington. E, paradossalmente, Trump alla Casa Bianca potrebbe riavvicinare ancora di più il Regno Unito post Brexit all’Unione Europea, più di quanto ha già promesso lo stesso Starmer.

I pessimi rapporti tra Trump e il Labour

Ma andiamo con ordine. La storica “relazione speciale” tra Londra e Washington è a serio rischio perché Trump ha fatto capire che il Regno Unito varrà come gli altri Paesi. Non si è fatto scrupolo di denunciare due settimane fa il “partito di estrema sinistra britannico Labour” alla commissione elettorale statunitense per “ingerenze straniere”, dopo che la capa della logistica dei laburisti aveva organizzato il viaggio in America di un centinaio di attivisti per far campagna per Kamala Harris.

Tutto questo soltanto qualche giorno dopo una cena a New York, “andata benissimo” secondo gli insider di Downing Street, tra Trump e Starmer. Che, da quando è entrato al Numero 10, ha cercato di ricucire quotidianamente il rapporto con il tycoon, in vista di una sua possibile vittoria alle elezioni del 5 novembre.

Ricucire perché molti esponenti del Labour in passato hanno attaccato pesantemente Trump. In primis, lo stesso attuale ministro degli Esteri del governo Starmer, quel David Lammy amico fraterno di Barack Obama che ha introdotto Starmer nel gotha del partito democratico americano, prima che si manifestasse il ritorno di The Donald alla Casa Bianca. Sir Keir e il Labour speravano di instaurare con Kamala Harris e l’amministrazione dem la stessa “relazione speciale” che avevano Tony Blair e Bill Clinton. Invece, al potere è tornato Trump, che Lammy anni fa ha insultato pubblicamente e definito su Twitter “fascista”, “razzista”, “simpatizzante nazista”, “da Ku Klux Klan” e altre amenità.

Parole che, come ci ha detto un ex diplomatico britannico a Washington, “Trump non perdonerà mai a Lammy e al Labour”. Downing Street smentisce. Anzi, ieri ha confermato Lammy, sempre più in bilico per i suoi commenti contro il tycoon, secondo alcuni rumour di Westminster. “Non è vero”, ha risposto ieri un portavoce di Starmer, “il titolare del Foreign Office è parte integrante del governo, anche lui ha partecipato alla recente e fruttuosa cena tra il primo ministro e Donald Trump, e dunque farà parte dell’esecutivo per tutta la legislatura”. Rassicurazioni che dunque si sono spinte ben oltre la rituale risposta “ha la fiducia del leader”.

Al di là del destino politico di Lammy, nei suoi rapporti con Trump Starmer dovrà fare l’equilibrista su un crinale molto delicato. Perché la sinistra del suo Labour detesta il presidente eletto statunitense. E ogni mossa di Sir Keir considerata troppo accondiscendente nei confronti di The Donald potrebbe scatenare crescenti malumori interni.

Lo dimostra la reazione ieri di un altro peso massimo del Labour, il sindaco di Londra Sadiq Khan. Che, dopo essersi scambiato insulti e accuse con Trump negli anni scorsi, ieri non si è congratulato con lui. Anzi, ha dichiarato: “So che molti londinesi sono preoccupati di quanto sta accadendo in America. Invece, Londra rimarrà accogliente e aperta a tutti. Purtroppo, la lezione delle elezioni americane è che il progresso non è inevitabile… ma continueremo a lottare contro il razzismo, contro l’odio, contro il climate change e per i diritti delle donne”.

La guerra in Ucraina e quella commerciale

Ma l’elezione di Trump potrebbe provocare problemi ancora più gravi per Starmer. Innanzitutto, in Ucraina. Il Regno Unito, nonostante la girandola di governi di vari colori negli ultimi anni, sostiene senza se e senza ma Kiev da decenni. E ora più che mai, dopo l’aggressione russa, “fino alla sconfitta di Putin”.

Ora questo scenario, sinora fluido con l’amministrazione Biden a Washington, potrebbe subire enormi modifiche, visto che Trump ha promesso ossessivamente in campagna elettorale di terminare la guerra “in 24 ore”, alludendo a un compromesso con Mosca che potrebbe mandare all’aria impegno e convinzioni del’intero establishment politico e militare britannico. Senza contare le nuove incognite riguardo agli Stati Uniti di Trump e il loro sostegno della Nato.

Non solo. In campagna elettorale, il presidente eletto a Washington ha annunciato probabili guerre commerciali contro la Ue e la Cina. Ha dichiarato che la parola “tariff” (dazi) "è bellissima, ancora più bella di love (amore)”. Il rischio è che il Regno Unito possa presto ritrovarsi in un fuoco incrociato di battaglie commerciali a colpi di dazi e screzi, tra l’altro senza alcuna protezione europea, a causa della Brexit.

In uno scenario simile, secondo il think tank di economisti Niesr, la Gran Bretagna sarebbe una delle vittime più colpite dalle nuove misure protezioniste di Trump, e vedrebbe addirittura dimezzata la sua crescita: “In uno scenario di 60% di dazi sui beni cinesi da parte della nuova amministrazione americana e del 10% verso altri Paesi, il risultato è che la crescita del Pil britannico potrebbe calare dello 0,7% e del 0,5% nei prossimi due anni”.

Anche in questo caso, Starmer sa bene che Trump, nelle sue guerre commerciali, non riserverebbe alcun trattamento di favore al Regno Unito. Che a questo punto avrà di fronte due strade per i prossimi lunghi quattro anni con “The Donald” alla Casa Bianca.

La prima: cercare un annoso accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, di cui si è parlato a profusione negli ultimi anni. Ma che, anche durante l’era di Boris Johnson, non ha prodotto alcun risultato concreto, viste le enormi difficoltà tecniche e di standard tra i due blocchi e il fatto che comunque il Congresso americano avrebbe l’ultima parola, anche su quella del presidente. Inoltre, un accordo simile, allontanerebbe Londra sempre di più da standard e regolamentazioni europee, cosa che l’amministrazione Starmer non contempla affatto.

I rapporti con l’Ue

Qui sovviene il secondo scenario: a questo punto il Regno Unito, con gli Stati Uniti sempre meno “amici speciali”, potrebbe ripiegare su un riavvicinamento sempre più marcato e sostanziale con la Ue. Del resto, la strada è stata tracciata dallo stesso Starmer, che ha promesso un “reset” con Bruxelles. In un contesto così instabile dal punto di vista commerciale e della sicurezza nazionale, con gli Stati Uniti trumpiani sempre più protezionisti e probabilmente isolazionisti, Regno Unito e Unione Europea avranno sempre più bisogno l’uno dell’altro, soprattutto contro la minaccia russa.
E, perlomeno da parte di Londra, anche dal punto di vista commerciale. Starmer e i suoi stanno puntando molto su questo punto, per rendere i flussi di beni tra Uk e Ue più fluidi possibili. Le trattative con Bruxelles non sono facili e l’anno prossimo è prevista una review dell’accordo di libero scambio post Brexit tra i due blocchi. Ma è chiaro che, con l’imprevedibile Trump alla Casa Bianca oltreoceano, il Regno Unito, la sua economia e la sua sicurezza potranno trovare stabilità solo riavvicinandosi sensibilmente agli amici e ai vicini europei, al di là della Manica.

La strada è lunga e le linee rosse del governo laburista tante: niente rientro nel mercato unico europeo o nell’unione doganale, niente libertà di movimento. Ma l’europeismo indefesso di Starmer e il contesto geopolitico internazionale sempre più incerto e mutevole potrebbero spingere Londra sempre di più verso i più sicuri e affidabili alleati europei. Potremmo essere solo all’inizio del più grande e ambizioso riavvicinamento tra Regno Unito e Unione Europea, dopo la Brexit.

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