Negli Usa i democratici già pensano alle elezioni del 2028: i possibili candidati, dalla governatrice minacciata dai suprematisti al miliardario dell’Illinois
di Enrico FranceschiniLONDRA – La cattiva notizia, per il partito democratico, è che il 20 gennaio prossimo Donald Trump torna alla Casa Bianca. La buona notizia, per “non disperare” e “continuare a lottare”, secondo l’esortazione di Kamala Harris nel discorso con cui ha riconosciuto la sconfitta, è che da quel momento Trump sarà una “lame duck”, un’anatra zoppa, come si dice nel gergo politichese americano: ovvero un presidente che, in base al limite di due mandati fissato dalla costituzione, non può essere rieletto. Dunque nello stesso giorno, ma in sostanza fin d’ora, si può fissare l’inizio della campagna per le elezioni del novembre 2028 e quindi la ricerca del candidato democratico che fra quattro anni proverà a riconquistare la presidenza.
I criteri della scelta
Ci sono almeno mezza dozzina di aspiranti alla nomination, che si sfideranno tra loro nelle primarie democratiche a partire dal gennaio 2028 e assai prima, in pratica dalle elezioni parlamentari di mid-term del 2026, cominceranno a racco…
LONDRA – La cattiva notizia, per il partito democratico, è che il 20 gennaio prossimo Donald Trump torna alla Casa Bianca. La buona notizia, per “non disperare” e “continuare a lottare”, secondo l’esortazione di Kamala Harris nel discorso con cui ha riconosciuto la sconfitta, è che da quel momento Trump sarà una “lame duck”, un’anatra zoppa, come si dice nel gergo politichese americano: ovvero un presidente che, in base al limite di due mandati fissato dalla costituzione, non può essere rieletto. Dunque nello stesso giorno, ma in sostanza fin d’ora, si può fissare l’inizio della campagna per le elezioni del novembre 2028 e quindi la ricerca del candidato democratico che fra quattro anni proverà a riconquistare la presidenza.
I criteri della scelta
Ci sono almeno mezza dozzina di aspiranti alla nomination, che si sfideranno tra loro nelle primarie democratiche a partire dal gennaio 2028 e assai prima, in pratica dalle elezioni parlamentari di mid-term del 2026, cominceranno a raccogliere fondi, alleati e sostenitori. Alcuni di loro, in effetti, stanno già cominciando a sondare il terreno in questi giorni. Una lezione della sconfitta odierna è che converrà concentrare la sfida tra politici provenienti dagli “swing states”, gli Stati in bilico che decidono la corsa alla Casa Bianca, ma circolano anche ipotesi differenti.
Un’altra lezione è che la scelta dovrebbe privilegiare personalità di orientamento centrista, per conquistare elettori nel campo avversario, diversamente dalla vicepresidente Harris che era percepita come radicale, sebbene si sia sforzata di temperare tale immagine durante i tre mesi di campagna. Ma anche su questo esistono pareri diversi: il senatore Bernie Sanders, da sempre schierato con la sinistra democratica, dice che al contrario bisognerebbe puntare senza tentennamenti su un progressista radicale. E una terza lezione su cui meditare è che per la seconda volta Trump ha battuto una donna, Kamala nel 2024 dopo Hillary Clinton nel 2016: un motivo per affidarsi la prossima volta a un uomo o, all’opposto, per insistere con una candidatura femminile? Ecco una lista dei più citati dai media Usa, un elenco dal quale potrebbe anche uscire un’accoppiata, ossia il “ticket” democratico per la Casa Bianca 2028: il candidato presidente e il candidato vicepresidente.
Gretchen Whitmer
Alcuni scommettono che sarà sicuramente uno dei due candidati, resta da vedere se alla presidenza o alla vicepresidenza, perché ha tutte le caratteristiche giuste: donna, carismatica, governatrice di uno “swing state”, il Michigan, carica a cui è stata eletta due volte, ex avvocato ed ex procuratrice, ex deputata ed ex senatrice del proprio Stato. Gretchen Whitmer ha 53 anni. Nel 2013 rivelò di essere stata vittima di un abuso sessuale. Nel 2020 l’Fbi ha sventato un complotto di un’organizzazione di estrema destra per rapirla. È appoggiata sia dai moderati che dall’ala più progressista del partito. In Michigan è stata lodata per come ha affrontato la pandemia del Covid e ha lottato per difendere il diritto all’aborto dopo la sentenza della Corte Suprema Usa che lo ha limitato a livello nazionale.
Gavin Newsom
Insieme a Whitmer era il nome più indicato dalla stampa americana, durante il dibattito sull’età e la salute di Joe Biden che ha poi portato al suo ritiro nel luglio scorso: quando era tuttavia troppo tardi per organizzare le primarie e in pratica la sua “vice” Kamala lo ha automaticamente sostituito nella candidatura alla Casa Bianca. Gavin Newsom, 57 anni, rieletto governatore della California nel 2022, ex sindaco di San Francisco, ha un fascino kennediano e una fortuna personale, frutto di un consorzio di alberghi e cantine creato con l’investitore miliardario Gordon Getty. Si è battuto per l’ambiente e per la digitalizzazione della burocrazia.
Josh Shapiro
Governatore dal 2022 di un altro cruciale “swing state” vinto da Trump nelle presidenziali di quest’anno, la Pennsylvania, il 51enne Josh Shapiro si identifica con l’ala moderata del partito democratico e ha dimostrato la capacità di raccogliere consensi anche nell’elettorato repubblicano. Di origine ebraica, con una laurea e un dottorato in legge alla prestigiosa Georgetown University, ex procuratore generale del suo Stato, è stato considerato fino all’ultimo da Kamala Harris come suo possibile candidato alla vicepresidenza: si dice che gli ha preferito Tim Walz, il governatore del Minnesota, soltanto perché Shapiro le sembrava troppo ambizioso, troppo ingombrante, più interessato a una propria futura candidatura alla Casa Bianca che a farle da “vice”. Insieme alla governatrice del Michigan Whitmer e al governatore della California Newsom, appare come uno dei favoriti nella corsa alla nomination democratica 2028.
Andy Beshear
Ma c’è un quarto uomo che ha potenzialmente ottime carte da giocare per le primarie 2028: il 47enne governatore del Kentucky. Figlio di un governatore, Andy Beshear ha lavorato come avvocato e poi è diventato procuratore generale del suo stato. Il Kentucky non è uno dei sette “swing states”: alle presidenziali ha quasi sempre votato per il candidato repubblicano. Eppure, il democratico Beshear è riuscito a vincere e a raccogliere un ampio sostegno bipartisan. Anche lui era nella lista dei papabili per la vicepresidenza considerati da Kamala Harris. Come il governatore della Pennsylvania Shapiro, secondo molti commentatori anche lui, con il senno di poi, sarebbe stato per Kamala un “vice” migliore di Walz. È un fervente cristiano, insieme alla moglie serve come diacono nella chiesa dei Discepoli di Cristo, un altro fattore importante per ricevere il sostegno dell’elettorato conservatore. Come Whitmer, Newsom e Shapiro, anche Beshear sta già muovendosi per esplorare la possibilità di una sua candidatura alla Casa Bianca.
Wes Moore
A 46 anni il governatore del Maryland è il più giovane governatore degli Stati Uniti e il terzo governatore afroamericano eletto in America. Nel 2028 potrebbe essere il candidato ideale, alla presidenza o alla vicepresidenza, per ringiovanire il partito democratico e riconquistare l’elettorato nero che ha in parte voltato le spalle a Kamala Harris. Wes Moore è inoltre un veterano di guerra che ha combattuto in Afghanistan, altro punto a suo vantaggio per pescare voti tra gli elettori moderati e più patriottici. Ed è anche un Rhodes Scholar, avendo ottenuto un master all’università inglese di Oxford con la borsa di studio americana vinta in passato anche da Bill Clinton.
Pete Buttigieg
Il 42enne attuale ministro dei Trasporti ha già una campagna presidenziale nel curriculum, quella del 2020, in cui è stato il primo candidato dichiaratamente gay alla Casa Bianca, uscendo sconfitto da Biden ma guadagnando favori per la sua passione e il suo carisma. Ex sindaco di una città dell’Indiana, anche Pete Buttigieg è un Rhode Scholar con master a Oxford e un veterano di guerra in Afghanistan. Appartiene alla corrente più progressista del partito democratico. È possibile che nel 2028 provi di nuovo a correre per la presidenza.
Ruben Gallego
Un’altra stella nascente del partito democratico è il 44enne deputato dell’Arizona, che in queste elezioni 2024 per il Congresso si è candidato al Senato e, in attesa del risultato definitivo, è in testa 50 a 48 per cento nel conteggio dei voti contro la sua avversaria repubblicana. Ex ufficiale dei Marines, di madre colombiana e padre messicano, Ruben Gallego potrebbe portare al partito democratico i consensi perduti fra gli elettori di origine ispanica.
J.B. Pritzker
Il 59enne governatore dell’Illinois è un miliardario, erede dell’impero alberghiero Hyatt, che potrebbe facilmente autofinanziare una propria campagna per la Casa Bianca. Dopo il disastroso dibattito televisivo di Biden contro Trump, sono emersi segnali che J. B. Pritzker fosse intenzionato a entrare in lizza a livello nazionale. Non lo ha poi fatto, ma potrebbe essere tentato fra quattro anni.