NEW YORK – E ora Kamala cosa fa? Amici, collaboratori e alleati della vicepresidente uscita sconfitta dalla gara elettorale per la Casa Bianca appena conclusa dicono che è troppo presto per saperlo: deve ancora riprendersi dagli ultimi tre mesi di fatiche, figuriamoci ipotizzare la carriera futura. Ma fra 73 giorni sarà senza lavoro: e per la prima volta dal 2003 – quando fu eletta procuratore distrettuale di San Francisco – si ritroverà senza lavoro. Fino a martedì era la leader indiscussa del partito: ora appartiene a un passato che l’asinello vuol già superare. Dopo la sua inaspettata sconfitta, Hillary Clinton confidò di essere stata molto depressa e di aver ritrovato le forze con un mix di preghiera, yoga e «una giusta dose di Chardonnay». Sul palco della Howard mercoledì, durante il discorso della vittoria, Harris è apparsa stanca, emozionata, ma combattiva e orgogliosa. «Oggi è più rispettata di prima nel partito», dice la vicegovernatrice della California Eleni Kounalakis, all…
NEW YORK – E ora Kamala cosa fa? Amici, collaboratori e alleati della vicepresidente uscita sconfitta dalla gara elettorale per la Casa Bianca appena conclusa dicono che è troppo presto per saperlo: deve ancora riprendersi dagli ultimi tre mesi di fatiche, figuriamoci ipotizzare la carriera futura. Ma fra 73 giorni sarà senza lavoro: e per la prima volta dal 2003 – quando fu eletta procuratore distrettuale di San Francisco – si ritroverà senza lavoro. Fino a martedì era la leader indiscussa del partito: ora appartiene a un passato che l’asinello vuol già superare. Dopo la sua inaspettata sconfitta, Hillary Clinton confidò di essere stata molto depressa e di aver ritrovato le forze con un mix di preghiera, yoga e «una giusta dose di Chardonnay». Sul palco della Howard mercoledì, durante il discorso della vittoria, Harris è apparsa stanca, emozionata, ma combattiva e orgogliosa. «Oggi è più rispettata di prima nel partito», dice la vicegovernatrice della California Eleni Kounalakis, alleata di lunga data di Harris, parlandone al New York Times: «In questo momento ha bisogno di elaborare. Ma non ho dubbi che deciderà molto presto del suo futuro». Le speculazioni sono però già iniziate. Il NYT ha messo insieme alcune ipotesi, basandosi sulle carriere di altri grandi sconfitti.
Lavora alla corsa per la presidenza 2028
È l’ipotesi più improbabile: e certo non quella che si auspica un partito che d’altronde non ha mai spinto i suoi sconfitti a provarci ancora. La Clinton, per dire, dal 2016 è stata tenuta lontana dai grandi eventi del partito: ha mantenuto rapporti e influenza tra i donatori, ma ad esempio Harris non l’ha voluta a far campagna come surrogata. È andata meglio a John Kerry: tornato al Senato alla fine è diventato segretario di Stato e poi inviato speciale per il Clima. Al Gore, sconfitto per un pelo, ha brevemente preso in considerazione l’idea di candidarsi di nuovo nel 2004, poi ha preferito appoggiare Howard Dean nella corsa alle primarie democratiche e si è dedicato anche lui al Clima: per il suo impegno nel 2007 ha vinto il Nobel per la Pace. Ma certo quattro anni sono un'eternità in politica e se il secondo mandato di Trump si rivelerà caotico e dannoso per il paese come tutti prevedono, forse Harris, che ha avuto accesso a una straordinaria rete di donatori, potrebbe far leva sul rimorso degli elettori.
Corre per un ruolo meno importante
Tornare al Senato è un’opzione improbabile: l’anno prossimo la California avrà due senatori al loro primo mandato e dunque non ci sarà spazio a breve. Certo, nel 2026 in quel suo Stato ci sarà anche la gara per la poltrona di governatore. Ma difficilmente Harris farà campagna contro altri dem: tanto più che in gara, già candidata, c’è la sua amica Kounalakis. Se però volesse farlo, potrebbe contare su un precedente: anche Richard Nixon, dopo essere stato vicepresidente, perse la gara per la Casa Bianca nel 1960 e pure quella per diventare, appunto, governatore della California nel 1962. Riuscì infine a vincere le presidenziali del 1968 (e il resto della sua vicenda è Storia nota)
Entra nel settore privato
Vista l’indubitabile rete di contatti d’altissimo livello, lobbisti e importanti studi legali di tutto il Paese sarebbero sicuramente felici di avere Harris come loro partner. È un genere di percorso così diffuso a Washington che il reclutamento di membri del Congresso in pensione e grandi sconfitti inizia ben prima che lascino l'incarico. Sarebbe sicuramente redditizio – si guadagnano soldi a palate - ma se invece ha in mente di proseguire la carriera politica eviterà di dedicarsi a interessi così specifici.
Si unisce o fonda un think tank
Unirsi a qualcosa di già esistente potrebbe essere una mossa che le somiglia: ma ne sminuirebbe molto la figura. E pure fondare una nuova organizzazione a sua immagine rischia di essere un compito arduo: richiederebbe una nuova raccolta fondi fra donatori democratici che probabilmente sono già arrabbiati per il fiasco delle elezioni 2024. Di sicuro mentre finora ha dovuto difendere le cause dell’amministrazione Biden, potrà ora scegliersi la sua: «Ha una incredibile capacità di creare coalizioni. Qualunque cosa faccia in futuro, continuerà a ispirare» ha detto di lei la deputata Barbara Lee della California.
Scrive un libro
Non mancheranno certo gli editori interessati a pubblicare le riflessioni di Harris sulla sua esperienza al servizio di un presidente anziano nell’amministrazione Biden e poi sulla sua corsa contro quel Donald Trump da lei descritto continuamente come una minaccia per la democrazia. Lo ha fatto pure Hillary Clinton dopo la sconfitta: un tomo intitolato "What Happened" che andò benissimo. Ancor meglio andò il libro ambientalista dell’altro grande sconfitto dem Al Gore: intitolato “An Inconvenient Truth” ispirò pure un documentario da Oscar.
Si prende cura di sé
È l’unico piano già annunciato: «Ho intenzione di mettere su qualche chilo quando sarà finita e non mangiare più in aereo», ha detto a fine ottobre durante un evento in Pennsylvania. L’esempio, lo dicevamo all’inizio, glielo ha certo dato la Clinton. Pochi giorni dopo aver perso contro Trump nel 2016, fu infatti avvistata da un’escursionista su un sentiero dell’area di Chappaqua, a un’ora da New York. Di sicuro entro 10 settimane Kamala dovrà lasciare la residenza del Naval Observatory dove vive e lasciare la bella dimora dei vicepresidenti ai Vance con i loro tre marmocchi.