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Lia Levi: “Verso di noi l’odio non è mai morto. Mi fa paura che dilaghi soprattutto tra i ragazzi”

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Dopo la violenza di Amsterdam intervista alla scrittrice scampata alla Shoah: “Il rancore non ha confini. Abito a Trastevere dove hanno bruciato le pietre d’inciampo: ha senso uccidere i già uccisi?”
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Oggi quello di Lia Levi sarà un compleanno triste. Compie 93 anni e alla vigilia la sua voce autorevole, forte e chiara, come se il tempo per lei non fosse mai passato, un po’ vacilla. «Sono sempre stata un’ottimista ma certe mattine decido di non accendere la radiolina che tengo sul comodino. Ho troppa paura di sentire cattive notizie come questa», dice l’autrice scampata alla Shoah nascosta in un convento, che ha dedicato la sua vita alla testimonianza della più grande tragedia del Novecento.

L’agguato di Amsterdam ai tifosi israeliani dopo l’incontro di Europa League, l’ha scossa e addolorata. «L’antisemitismo non è mai morto, pensavamo di averlo sepolto e invece era sotto a un cumulo di sabbia. È una malattia della società che ade…

Oggi quello di Lia Levi sarà un compleanno triste. Compie 93 anni e alla vigilia la sua voce autorevole, forte e chiara, come se il tempo per lei non fosse mai passato, un po’ vacilla. «Sono sempre stata un’ottimista ma certe mattine decido di non accendere la radiolina che tengo sul comodino. Ho troppa paura di sentire cattive notizie come questa», dice l’autrice scampata alla Shoah nascosta in un convento, che ha dedicato la sua vita alla testimonianza della più grande tragedia del Novecento.

L’agguato di Amsterdam ai tifosi israeliani dopo l’incontro di Europa League, l’ha scossa e addolorata. «L’antisemitismo non è mai morto, pensavamo di averlo sepolto e invece era sotto a un cumulo di sabbia. È una malattia della società che adesso torna a diffondersi con una violenza che da ebrea laica mi fa paura».

Levi lei ha passato la vita a raccontare alle ragazze e ai ragazzi la sua storia, come si spiega quello che sta succedendo?

«Non riesco a spiegarmelo. Non riesco a capire perché delle scelte di Israele debba rispondere un qualsiasi ebreo che si trovi in qualsiasi punto del globo. Abito a Roma, a Trastevere, dove hanno bruciato le pietre d’inciampo: che senso ha uccidere i già uccisi?».

Da dove nasce l’antisemitismo?

«Ha radici antichissime. Forse da quando è nato il cattolicesimo e gli ebrei che non si sono convertiti sono diventati i diversi che però ti somigliano troppo. E poi ci sono convincimenti ormai radicati: pensiamo alla diceria che fu il popolo ebreo ad avvelenare i pozzi che scatenarono la peste nera. Siamo il capro espiatorio».

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto: “è tornata la notte dei cristalli”.

«Questo non è il primo episodio e temo non sarà l’ultimo. Penso per esempio alla ragazzina di 12 anni stuprata in Francia perché non aveva detto di essere ebrea. La notte dei cristalli è quest’odio che dilaga».

Cosa lo alimenta?

«Netanyahu ha molte colpe. Ma è l’ignoranza su quello che veramente è stato l’Olocausto ad alimentarlo. Credo che sia stato un nostro errore».

Quale errore?

«Abbiamo raccontato per anni la Shoah basandoci sulla condivisione emotiva di quello che abbiamo vissuto ma senza spiegare fino in fondo quali sono le radici dei pregiudizi. Uno per tutti che gli ebrei sono ricchi, un fraintendimento che nasce dal fatto che il popolo viene definito “eletto”».

Lei ci ha scritto un libro su questi pregiudizi: “Che cos’è l’antisemitismo?”.

«Un testo rivolto ai ragazzi che a fine novembre esce in una edizione aggiornata. Eppure è proprio tra i ragazzi, nelle scuole, nelle università, che l’antisemitismo dilaga».

Perché?

«Sento politici di sinistra dire che i ragazzi che scendono in piazza pro-Palestina vanno ascoltati. Può essere vero ma lo è altrettanto che vanno dietro alle bandiere e hanno bisogno di buoni, di grandi maestri. Quando negli slogan gridano libertà “dal fiume Giordano al mare” non sanno che stanno dicendo che Israele deve scomparire».

Ma lei non prova dolore per le vittime di Gaza?

«Un dolore immenso, insopportabile. Io non ho una soluzione e ascolto con paura chi ne propone di facili. Questa è una situazione complessa. Il male è complesso. Soffro per Gaza ma soffro anche quando i manifesti con i volti delle vittime del 7 ottobre vengono strappati. Non sono morti anche loro?».

L’anno scorso su “Shalom”, il giornale della comunità ebraica di Roma che lei stessa ha diretto per molti anni, ha scritto l’editoriale “Voi non meritate il nostro dolore”. Aveva persino pensato di non andare più nelle scuole.

«Ma poi ci sono tornata. E ho visto di nuovi i ragazzi e le ragazze piangere ascoltando i miei racconti. L’unico segnale di speranza. Non smetterò di testimoniare, anche se ho smesso di guardare al futuro con ottimismo. Il bene non è più capace di sconfiggere il male. Non è preparato».

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