BUDAPEST — Obiettivo: riaccreditarsi con la galassia “Maga”, dopo due anni di cordialità con Joe Biden (in mezzo il famoso bacio sulla testa della premier da parte del presidente Usa uscente) e dopo quattro mesi di campagna elettorale trascorsi col piede in due scarpe, per ragioni istituzionali quasi obbligate, per chi lavora a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni atterra a Budapest, per il vertice della Comunità politica europea, dopo una telefonata con «l’amico» Elon Musk. «Sono convinta – scrive sui social - che il suo impegno e la sua visione potranno rappresentare un’importante risorsa per gli Stati Uniti e l’Italia, in uno spirito di collaborazione volto ad affrontare le sfide future».
Per quanto la premier, parlando con i collaboratori in privato, insista sul fatto che il rapporto col patron di SpaceX e Tesla «non vada mischiato» con i nuovi equilibri di Washington, è innegabile che il canale diretto con il proprietario di X sia invece di aiuto. Serve a riannodare il filo con il …
BUDAPEST — Obiettivo: riaccreditarsi con la galassia “Maga”, dopo due anni di cordialità con Joe Biden (in mezzo il famoso bacio sulla testa della premier da parte del presidente Usa uscente) e dopo quattro mesi di campagna elettorale trascorsi col piede in due scarpe, per ragioni istituzionali quasi obbligate, per chi lavora a Palazzo Chigi. Giorgia Meloni atterra a Budapest, per il vertice della Comunità politica europea, dopo una telefonata con «l’amico» Elon Musk. «Sono convinta – scrive sui social - che il suo impegno e la sua visione potranno rappresentare un’importante risorsa per gli Stati Uniti e l’Italia, in uno spirito di collaborazione volto ad affrontare le sfide future».
Per quanto la premier, parlando con i collaboratori in privato, insista sul fatto che il rapporto col patron di SpaceX e Tesla «non vada mischiato» con i nuovi equilibri di Washington, è innegabile che il canale diretto con il proprietario di X sia invece di aiuto. Serve a riannodare il filo con il tycoon, visto che in Italia gioca il ruolo dell’iper-trumpiano Matteo Salvini (che addirittura potrebbe anticipare la trasferta statunitense a prima dell’avvicendamento alla Casa Bianca) e che anche in Ue un altro primo ministro, l’ungherese Viktor Orbàn, si propone come interlocutore privilegiato con l’altra sponda dell’oceano.
Nel primo giorno di trasferta ungherese, Meloni non rilascia dichiarazioni. Parlerà stamattina, quando è atteso anche Mario Draghi. Ma sia nelle sessioni della Comunità politica europea che nella cena del Consiglio europeo, agli interlocutori la premier manda un messaggio: «Non bisogna avere paura di Trump, ma serve una proposta forte dell’Ue».
Prova insomma, Meloni, a ritagliarsi un ruolo di guida nell’Europa disorientata dal voto americano, convinta che l’Italia «sia centrale», con la Germania in crisi di governo ed Emmanuel Macron indebolito in Francia. Il braccio destro di Musk in Italia, Andrea Stroppa, le fornisce un assist: «L’Italia può e deve ritagliarsi un ruolo da protagonista, diventare il partner europeo privilegiato deve essere l’obiettivo». Lo stesso concetto ripete Nigel Farage, il fondatore del Brexit Party, appena rientrato dalla Florida, dove ha seguito le presidenziali con Trump: Meloni può essere «il collegamento» tra l’Ue e la nuova amministrazione Usa.