NEW YORK — La secca vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa schiude per il suo sodale imprenditore Elon Musk un capitolo da leader politico? È la domanda del giorno a Washington e la paginona sul tema del Washington Post, proprietario Jeff Bezos di Amazon, se non amico almeno neutrale adesso con Trump, fa da grancassa. Il fondo di finanziamenti politici di Musk, America, ha in cassaforte almeno 118 milioni di dollari per sostenere i candidati repubblicani alle prossime elezioni di Midterm 2026, ed è solo l’inizio: chi vorrà scendere in campo dovrà chiedere la benedizione o niente soldi e appoggio social. Ma Elon guarda anche al resto del pianeta e inizia ad attaccare in Europa in favore dell’ultradestra
L’uomo più ricco al mondo, patrimonio da 290 miliardi di dollari, sogna di tagliare 2.000 miliardi dal bilancio federale, se Trump lo nominerà Doge, come lui dice, vale a dire Ministro dell’Efficienza Statale. Non tremano solo 2 milioni di impiegati pubblici, si preoccupan…
NEW YORK — La secca vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa schiude per il suo sodale imprenditore Elon Musk un capitolo da leader politico? È la domanda del giorno a Washington e la paginona sul tema del Washington Post, proprietario Jeff Bezos di Amazon, se non amico almeno neutrale adesso con Trump, fa da grancassa. Il fondo di finanziamenti politici di Musk, America, ha in cassaforte almeno 118 milioni di dollari per sostenere i candidati repubblicani alle prossime elezioni di Midterm 2026, ed è solo l’inizio: chi vorrà scendere in campo dovrà chiedere la benedizione o niente soldi e appoggio social. Ma Elon guarda anche al resto del pianeta e inizia ad attaccare in Europa in favore dell’ultradestra
L’uomo più ricco al mondo, patrimonio da 290 miliardi di dollari, sogna di tagliare 2.000 miliardi dal bilancio federale, se Trump lo nominerà Doge, come lui dice, vale a dire Ministro dell’Efficienza Statale. Non tremano solo 2 milioni di impiegati pubblici, si preoccupano i brand che hanno contratti con Washington e qui le cose si complicano perché Musk scoprirà che in politica un centesimo di bilancio è contabilità di voti e consenso. Inoltre, se Musk accettasse un ruolo da ministro dovrebbe affrontare un conflitto di interesse serio e Tesla, malgrado il boom del +14% a Wall Street seguito alla sconfitta di Harris, non è in forma e allora l’accordo fra Trump e Musk potrebbe avviarsi con un incarico semi ufficiale, in cambio di dazi contro le auto elettriche di Pechino.
«Per ristrutturare un’azienda devi cancellare quello che non funziona, quando arrivi delete, delete, delete!» è il consiglio del patron di Tesla, SpaceX, X-Twitter a un ospite della festa trumpiana in Florida, la notte del voto. «Elon non parlava di aziende, vedi i licenziamenti a X appena comprato nel 2022. Parla di Washington, spesa federale, spera che Trump gli permetta di scotennare il budget Usa» racconta un’imprenditrice presente al gala. A un post che lo incita - “Elon smonta tu Washington!” - Musk ribatte “Ok!” e la missione politica decolla, carburata da post filo QAnon, la setta complottista di destra estrema con cui flirta da tempo.
Per l’ex cittadino sudafricano, che ha votato Hillary Clinton e ora, con una figlia transgender, si batte contro i transgender, colonizzare Marte non basta, vuol decolonizzare gli Stati Uniti dalla cultura woke di sinistra e dalle regole che strozzano l’innovazione. «Come arriviamo nello spazio se a ogni missile servono garanzie come un frullatore?», lamenta.
L’attacco al cancelliere tedesco Olaf Scholz di ieri, fuori da ogni galateo diplomatico - «è uno stupido» redatto in tedesco - esporta gli insulti della campagna trumpiana nella battaglia politica di Berlino e intanto X, denuncia il saggista Charlie Warzel, è la piattaforma adottata dai neonazisti, negli Usa e in Europa, senza un controllo centrale. L’Italia entra in questa tempesta digitale, al quartier generale di Elon promettono «le aziende italiane vanno protette dai dazi anti-Ue di Trump». Bene, ma come? Il finanziere repubblicano Blake Masters confessa «non vi aspettate un Musk che giochi secondo le regole istituzionali».
Battezzandosi Doge, Musk non strizza solo l’occhio alla criptovaluta preferita, ma anche a Venezia, inneggiando alla vittoria di Trump con l’antico motto Vox Populi Vox Dei. Solo che i tagli del Doge, 2.000 miliardi di dollari, azzererebbero i bilanci del Pentagono, del Dipartimento Homeland Security e del Ministero della Pubblica Istruzione: possibile senza una rivoluzione?
Musk scommette su Howard Lutnick, della finanziaria Cantor Fitzgerald, che Trump ipotizza Ministro del Tesoro e il vecchio repubblicano Newt Gingrich, padre del proto trumpiano Contract for America del 1995, già esulta: «Musk e Lutnick sono menti aggressive, vorranno subito risposte, lavorano a nuove idee». La politica si trasforma in algoritmo di Intelligenza Artificiale, Delete il Passato, Prompt Linguaggi del Futuro. Oltre resterebbe solo l’utopia Casa Bianca: la Costituzione vieta diventi presidente un cittadino naturalizzato: «Davvero pensa che un codicillo scritto secoli fa fermerà Elon? Se vorrà essere eletto cercherà il modo, Congresso o non Congresso» conclude chi lo conosce, anche troppo bene.